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In Puglia e Basilicata

L'acqua sarà privata il dl blindato in Aula apre il caso-Puglia

L'acqua sarà privata il dl blindato in Aula apre il caso-Puglia
ROMA – La legge che privatizza l’acqua chiama in causa anche regioni ed enti locali, per il ruolo che svolgono nella gestione dei servizi idrici. L’articolo 15 del decreto Ronchi, ormai alle battute finali alla Camera, cambia le regole del gioco per le società che operano nel settore, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu, dall’altra pone interrogativi agli enti pubblici che detengono quote nelle società.

17 Novembre 2009

ROMA – La legge che privatizza l’acqua chiama in causa anche regioni ed enti locali, per il ruolo che svolgono nella gestione dei servizi idrici. L’articolo 15 del decreto Ronchi, ormai alle battute finali alla Camera, cambia le regole del gioco per le società che operano nel settore, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu, dall’altra pone interrogativi agli enti pubblici che detengono quote nelle società. Le reazioni politiche non sono mancate. Ma la situazione appare tutt'altro che uniforme. 

Chi nelle ultime settimane si è fatto portavoce di una battaglia contro la legge è stato Nichi Vendola. Il governatore della Puglia, infatti, ha già annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale impugnando il provvedimento. Nel contempo i tecnici regionali appronteranno un testo che punta a trasformare la società Acquedotto pugliese da Spa a società di diritto pubblico. 

«La Puglia – fa notare però Renato Drusiani, direttore dell’area idrico-ambientale di Federutility, l'organizzazione che riunisce le 550 aziende che operano nell’acqua e nell’elettricità – è un caso a sè, in Italia e in Europa». Se in altre realtà regionali, infatti, operano più soggetti e sono diffuse società miste, le quote di Acp sono pressochè al 100% di proprietà della Regione Puglia (un 5% fa capo alla Basilicata). L’applicazione della nuova legge in arrivo, quindi, sconvolgerebbe l’assetto societario. Quanto alla lettura delle ricadute, dipende da che parte le si guarda. Vendola, lo ha detto chiaramente, teme un freno agli investimenti e un aumento delle tariffe. 

Situazioni simili a quella pugliese, ma solo in parte, in Calabria e Sicilia, dove è una società regionale a gestire l'acqua. Ma la quota in mano pubblica è molto più bassa e i privati hanno già una compartecipazione. Siciliacque è al 25% delle Regione, al 75% di soci industriali. Sorical, al 53% della Regione e al 47% del colosso francese Veolia. Sulla carta, quindi, l’interesse a osteggiare la legge non c'è. 

Questo non vuol dire che in molti territori la nuova legge non abbia provocato reazioni politiche a livello locale. Tre 
giorni fa duemila persone hanno partecipato a Menfi, in provincia di Agrigento, al consiglio comunale «aperto» contro la privatizzazione della gestione idrica. E in Sicilia circa 90 comuni stanno facendo fronte comune contro la legge. In Molise dal Pd e da Molise Acque, azienda speciale della Regione, arrivano appelli ad impugnare il provvedimento di fronte alla Consulta. Il Pd è agguerrito anche in Friuli Venezia Giulia così come i Verdi in Toscana. E pochi giorni fa la giunta comunale di Bolzano ha approvato un documento contro la privatizzazione dell’acqua. In Abruzzo Rifondazione Comunista definisce il nuovo decreto una legge truffa e ha annunciato che presenterà una propria proposta di legge.
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