Martedì 09 Agosto 2022 | 04:34

In Puglia e Basilicata

Brindisi, la donna malata di Sla: «Voglio morire»

Brindisi, la donna malata di Sla: «Voglio morire»
di VALERIA CORDELLA ARCANGELI
BARI - Non sarà condannata a vivere perchè era perfettamente lucida quando, battendo le palpebre in corrispondenza delle singole lettere dell’alfabeto che il marito le mostrava ha espresso la sua decisione: « Voglio morire». Lo ha scritto nella relazione consegnata alla Procura il dott. Alberto Chirico, psichiatra della Asl, indicato quale perito, insieme al medico legale Antonio Carusi, dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza per stabilire se la paziente sia in grado di capire che rinunciare alla tracheotomia consigliata dai medici potrebbe significare andare incontro ad un’altra e probabilmente, fatale, insufficienza respiratoria. Domani sulla Gazzetta in edicola l'articolo completo. (Nella foto il magistrato con il foglio)
• La deputata radicale Coscioni fa sciopero della fame e annuncia interrogazione

16 Novembre 2009

di Valeria Cordella Arcangeli
Non sarà condannata a vivere perchè era perfettamente lucida quando, battendo le palpebre in corrispondenza delle singole lettere dell’alfabeto che il marito le mostrava ha espresso la sua decisione: « Voglio morire».
Lo ha scritto nella relazione consegnata alla Procura il dott. Alberto Chirico, psichiatra della Asl, indicato quale perito, insieme al medico legale Antonio Carusi, dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza per stabilire se la paziente sia in grado di capire che rinunciare alla tracheotomia consigliata dai medici potrebbe significare andare incontro ad un’altra e probabilmente, fatale, insufficienza respiratoria.

«Vuole sottoporsi a tracheotomia?», ha chiesto lo psichiatra alla donna ricoverata l’8 novembre scorso, nell’Unità di Rianimazione dell’ospedale Perrino a seguito di una crisi respiratoria alla presenza del marito e dei figli. Lei ha abbassato le palpebre due volte: ha detto no. Subito dopo, per rendere più incisiva la risposta, ha girato la testa da un lato: ancora no. Con lo stesso linguaggio degli occhi utilizzato per comunicare con i suoi, nei dodici anni di cavario, tra sofferenze atroci e lunghi ricoveri nella casa di cura Iris di Mesagne, ha quindi chiesto che le sia lasciato il respiratore e sia mandata a casa. Il medico ha dovuto, però, farle presente l’incompatibilità dopo 15 giorni dell’uso del respiratore senza tracheotomia e, pertanto, la possibilità, nel caso continui a rifiutare l’intervento, di morte. Senza esistare ha battuto di nuovo le palpebre due volte: lo stesso, inesorabile, no.
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