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In Puglia e Basilicata

Primarie, l’Udc: «Dal Pd  proposte assurde  trattiamo ma via Nichi»

Primarie, l’Udc: «Dal Pd  proposte assurde  trattiamo ma via Nichi»
di BEPI MARTELLOTTA
«Qui non si tratta di stabilire un metodo, ma di raggiungere un obiettivo. Per noi l’obiettivo è quello di ottenere discontinuità rispetto al governo regionale attuale, con programmi chiari. E il primo elemento di discontinuità deve essere rappresentato proprio dal cambiamento del candidato presidente»
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17 Novembre 2009

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Il Pd bussa e l’Udc sbatte la porta. E questa volta ha tutta l’aria di non essere un semplice negoziato per «alzare il prezzo» del futuro patto per le Regionali. Ieri, infatti, dal coordinatore regionale del partito di Casini, Angelo Sanza, è arrivato un netto no alla soluzione lanciata dal Pd di andare alle primarie di coalizione onde mantenere in piedi la candidatura di Vendola: «Dal Pd continuano ad arrivare risposte inadeguate» chiosa Sanza. 
E anche tra i Democratici, messi nell’angolo dal veto di Casini su Nichi e dalla volontà del governatore uscente di tirare dritto, le acque continuano ad essere agitate. Sergio Blasi, cui è affidata la missione di tessere la tela coi centristi in Puglia, dopo la riunione di domenica con parlamentari e consiglieri, è volato a Roma per partecipare alla prima direzione del partito sotto la guida di Bersani. 

esponenti politici pugliesiFuori dall’ufficialità - nella riunione non si è parlato di Regionali - ha sondato il terreno su quanto sta accadendo in Puglia, ma da Piero Fassino è arrivato un chiaro e inequivocabile appello ad un grande rinnovamento della classe dirigente del Sud. Esattamente quanto chiedono Casini e Di Pietro. 

«Qui non si tratta di stabilire un metodo, ma di raggiungere un obiettivo. Per noi l’obiettivo - dice Sanza - è quello di ottenere discontinuità rispetto al governo regionale attuale, con programmi chiari. E il primo elemento di discontinuità deve essere rappresentato proprio dal cambiamento del candidato presidente. Le primarie servono a scegliere il candidato di una coalizione omogenea o di un partito: se la coalizione di centrosinistra che ora è al governo vuole le primarie è liberissima di organizzarsele. Il fatto è che noi non stiamo nella coalizione - sottolinea - e dobbiamo ancora discutere di programmi. Sarebbe più corretto proporre al confronto una rosa di nomi con l’obiettivo di arrivare ad una candidatura condivisa». 

Sanza ricorda che l’Udc ha riconosciuto «sostanzialmente al Pd il diritto di esprimere il candidato presidente», ma auspicando che il partito riuscisse «a ottenere da Vendola un passo indietro rispetto alla ricandidatura. In nessun caso è possibile ripartire da Vendola, né come candidato presidente né come candidato delle primarie». Sollecita «il metodo della condivisione e della partecipazione» anche il capogruppo Udc alla Regione Antonio Scalera: «non siamo interessati né al toto-Vendola né al duello, senza esclusione di colpi, tra D’Ambruoso e Palese». «A destra come a sinistra - aggiunge il vicecapogruppo Carlo Laurora - è chiaro il peso specifico politico ed elettorale del nostro partito». 

Toni più rassicuranti per Vendola dai dipietristi, anche loro riuniti ieri nell’esecutivo nazionale. Il partito di Di Pietro, che terrà il congresso nazionale a febbraio, ha deciso di lanciare tre referendum, due dei quali sono particolarmente centrali nell’ultimo scampolo di governo Vendola: oltre al no al processo breve, infatti, c’è la volontà di chiedere ai cittadini il no alla privatizzazione dell’acqua e quello al nucleare. Due temi, questi, su cui l’alleanza programmatica tra il coordinatore pugliese Idv Pierfelice Zazzera e il centrosinistra attorno a Vendola - nonostante lo scetticismo dei dipietristi - non può che cementificarsi.
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