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In Puglia e Basilicata

Brindisi, malata di Sla rifiuta terapie I familiari con lei

Brindisi, malata di Sla rifiuta terapie I familiari con lei
di VALERIA CORDELLA ARCANGELI
Ha sessant'anni, gli ultimi quindici li ha trascorsi nel letto di una casa di cura di Mesagne, nel Brindisino, perchè affetta da Sclerosi laterale amiotrofica. Ora per la gravità delle sue condizioni è stata trasferita nell’ospedale “Perrino” di Brindisi, dove i medici le hanno suggerito di sottoporsi in tempi brevi a un intervento di tracheotomia, ma sia i suoi familiari sia lei stessa, che è ancora in grado di farsi intendere, rifiutano e chiedono che questa loro decisione sia rispettata, fino alle estreme conseguenze

15 Novembre 2009

di VALERIA CORDELLA ARCANGELI

BRINDISI - Malata di Sla, rifiuta le cure. Decisa a morire piuttosto che assistere, consapevole, al lento spegnersi delle sue funzioni vitali. Sessant’anni, di cui quindici vissuti sul fronte per non darla vinta ad una malattia che solo a nominarla fa venire i brividi, un marito e due figli. Una settimana fa, affetta da una grave insufficienza respiratoria, dovuta al progredire del suo male, dal letto della casa di cura Iris di Mesagne, si è ritrovata in Rianimazione nell’ospe - dale Perrino di Brindisi. È stata intubata. La sua vita è legata ad una macchina che le permette di respirare. Una condizione transitoria che potrà durare al massimo un paio di settimane entro le quali dovrà sottoporsi a una tracheotomia. 

Ci provano i medici a convincerla ma lei scuote la testa con tutta l’energia che ha in corpo. Destra, sinistra. È no. Rifiuta di sottoporsi all’intervento. Ha avuto tanta pazienza. Anni e anni in una clinica. Ma ora, forse, è stanca. E, forse, ha paura. La Sla avanza e lei indietreggia. Non parla, la Sla le ha rubato la parola, ma si fa capire. È forte. E lucida. Almeno così dice il medico legale nominato dalla famiglia. Il quale, però, vorrebbe a conforto del suo parere la consulenza di uno psichiatra. Perché se la paziente sarà dichiarata in condizioni di intendere e di volere e decidesse di tornare a casa, secondo quanto esprime attraverso un linguaggio fatto di sguardi disperati e di gesti, probabilmente non arriverebbe a destinazione. La sua condizione è di estrema gravità. 

La famiglia sembra decisa a rispettare la sua volontà: nessun accanimento terapeutico. Tre lustri per combattere tre sole lettere, Sla, acronimo di un male terribile: la sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Lou Gehirg. Una malattia degenerativa che procede di buon passo verso la paralisi totale. Perché attacca il sistema nervoso. Con perdita della parola, della capacità di deglutire, di muoversi e anche di respirare. Proprio ciò che le sta accadendo e che oggi la inchioda ad un respiratore automatico. Ma capisce, ed è consapevole di quanta sofferenza l’aspetti. 

Il suo rifiuto ha scatenato un conflitto di doveri tra i medici che ritengono inevitabile una tracheotomia e la famiglia che intende difendere il suo diritto a dire basta. A finire. Lei muove gli occhi, le palpebre e la testa. Interagisce e sembra lucida. Ma la sua volontà potrebbe essere viziata dalla situazione contingente. Della vicenda è stato interessato il sostituto procuratore dott. Giuseppe De Nozza. I medici, ovviamente, non si assumono la responsabilità di staccare le macchine e dimetterla sapendo a cosa andrebbe incontro. Il magistrato ha chiesto la consulenza psichiatrica. Se fosse messa in dubbio la sua capacità di intendere e di volere dovrebbe rivolgersi al giudice tutelare. Una situazione complessa che nel giro di qualche giorno dovrà risolversi, in un modo o nell’altro.
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