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In Puglia e Basilicata

Nasce a Bari il robot che stana i più piccoli tumori del polmone

Nasce a Bari il robot che stana i più piccoli tumori del polmone
di ONOFRIO PAGONE
Anni di lavoro serrato, di verifiche tecniche e di confronto tra l'industria Masmec e l'Oncologico di Bari, hanno portato alla costruzione di «Sirio», un sistema in grado di guidare in realtà virtuale gli interventi di biopsia e termoablazione polmonare. Il sistema, un robot brevettato, è in fase di sperimentazione; entro marzo del prossimo anno è prevista l'omologazione da parte del ministero e quindi la commercializzazione

14 Novembre 2009

BARI - Tutto è cominciato davanti ad una tazzina di caffè. Era il 2003. Conversando con amici nella sua casa in campagna, l’oncologo Mario De Lena, all’epoca direttore scientifico dell’Istituto oncologico di Bari, confidò un suo cruccio: spiegò che l’80 per cento degli interventi per sospetto tumore ai polmoni, a cose fatte si rivela inutile. In mancanza di strumenti per una diagnosi precoce soprattutto dei noduli più piccoli, l’intervento chirurgico è però inevitabile. Servirebbe - spiegava l’oncologo - un sistema per sondare le cellule sospette, per prelevare i tessuti anche agendo nei polmoni in maniera da fare la biopsia prima, e non dopo, l’intervento chirurgico. 

«Servirebbe? E che ci vuole?», fu la replica di uno degli ospiti, che lasciò di sasso il prof. De Lena. Quel commensale dell’oncologo era Michele Vinci, ingegnere, cervello e anima della «Masmec», unica impresa pugliese ad aver ottenuto dal Quirinale il premio nazionale per l’innovazione, cui ne è seguito un altro analogo da parte di Confindustria. 

Da quella battuta - «E che ci vuole?» - è nata una proficua collaborazione tra l’équipe scientifica dell’Oncologico ed i ricercatori e i progettisti della Masmec, azienda specializzata nell’automazione con esperienza maturata attraverso le forniture a colossi multinazionali del settore meccanico. Anni di lavoro serrato, di verifiche tecniche e di confronto tra ricerca e industria hanno portato alla costruzione di «Sirio», un sistema in grado di guidare in realtà virtuale gli interventi di biopsia e termoablazione polmonare. 

Il sistema, un robot brevettato, è in fase di sperimentazione; entro marzo del prossimo anno è prevista l’omologazione da parte del ministero e quindi la commercializzazione. Il settore tecnomedicale è la nuova frontiera della Masmec: si profila la nascita di un nuovo ramo d’azienda, con un ulteriore insediamento nella zona industriale di Bari per la cui realizzazione sono già state acquisite le autorizzazioni di Regione Puglia e Comune di Modugno. 

È già stato messo a punto, per esempio, un sistema robotizzato per la diagnosi biomolecolare del DNA: in questo caso, la macchina è nata da un’idea dei ricercatori di Sassari. Altra frontiera sperimentale: la biopsia ossea e vertebroplastica. La sperimentazione di «Sirio» procede veloce: 4-5 interventi a settimana; a Bari si fa la termoablazione, al Campus biomedico di Roma si insiste sulla biopsia. Si sono fatti avanti anche gli ospedali di San Giovanni Rotondo e di Campobasso. In questo fine settimana, il sistema debutta a Bari in un corso internazionale di radiologia interventistica. Insomma: un altro muro è caduto. 

COME FUNZIONA LA DIAGNOSI PRECOCE: «SIRIO» LAVORA IN STEREOSCOPIA 
«Sirio»: il nome sembra spaziale, ma in realtà è l’acronimo del progetto di ricerca. E cioé «Sistema inseguimento robotizzato intra operatorio». Robotizzato perché l’evoluzione della macchina prevede la possibilità di utilizzare il robot anche in fluoroscopia, cioé con radiazioni forti e accumulate che comportano un rischio elevato non per il paziente ma per il medico radiologo. Il sistema messo a punto dalla Masmec e attualmente sperimentato lavora in stereoscopia. L’ago è supportato da quattro sensori, teleguidati con tecnologia a infrarossi da due telecamere, gli occhi di «Sirio». A partire dalle immagini della Tac, il sistema «naviga» nel corpo del paziente e ricostruisce modelli tridimensionali dell’area toracica. In questa maniera è possibile individuare tempestivamente e con precisione la traiettoria di inserimento dell’a go e seguire il suo avanzamento fino al nodulo sospetto, anche se grande meno di un centimetro. Si riduce insomma il numero delle scansioni Tac e quindi la quantità di radiazioni subìte dal paziente, mentre l’operazione dura massimo 15 minuti, cioé un terzo del tempo impiegato attualmente. 
di ONOFRIO PAGONE
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