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In Puglia e Basilicata

Le liti tra imprese bloccano i grandi cantieri pugliesi

Le liti tra imprese bloccano i grandi cantieri pugliesi
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
in Puglia sono tre, per un valore di quasi 310 milioni di euro, le grandi opere bloccate da mesi per i contenziosi amministrativi: il raddoppio del tratto Sant’Andrea - Bitetto della ferrovia Bari-Taranto, la colmata di Marisabella del porto di Bari, il raddoppio della statale Maglie-Otranto. Cantieri che, se aprissero domani, garantirebbero tre anni di lavori a oltre 300 addetti

12 Novembre 2009

BARI - Le imprese litigano e i cantieri delle grandi opere non aprono. Un paradosso in tempi di crisi economica. E in Puglia sono tre, per un valore di quasi 310 milioni di euro, le grandi opere bloccate da mesi per i contenziosi amministrativi: il raddoppio del tratto Sant’Andrea - Bitetto della ferrovia Bari-Taranto, la colmata di Marisabella del porto di Bari, il raddoppio della statale Maglie-Otranto. Cantieri che, se aprissero domani, garantirebbero tre anni di lavori a oltre 300 addetti. 

Ciascuno di questi appalti ha una storia travagliata, senza contare gli anni di attesa per approvare i progetti e reperire i finanziamenti. In ognuno dei tre casi ci sono un’impresa che vince l’appalto ed un’altra (o altre due) che fanno ricorso. La Sant’Andrea-Bitetto è ferma perché sia l’impresa Matarrese che la Dec hanno impugnato l’aggiudicazione all’Ati (associazione temporanea) Italiana Costruzioni e Consorzio Imprese Riunite: dopo che ci sono state già sei udienze, la prossima tappa è il Tar del Lazio il 26 novembre. 

Il raddoppio di Marisabella si è incagliato perché la Fincosit ha fatto ricorso contro Vitadello e Matarrese: il Consiglio di Stato ha stabilito che bisogna ripetere la valutazione delle offerte, ma la stazione appaltante (il Provveditorato alle opere pubbliche) non ha ancora preso una decisione. Per la Maglie-Otranto, invece, la decisione del Tar del Lazio si attendeva per ieri ma non è ancora stata resa nota. All’aggiudicazione (avvenuta in febbraio) a favore di un raggruppamento che fa capo all’impresa Intini si sono opposte sia la Coedisal (gruppo Palumbo) che la Matarrese. L’Anas a giugno ha provato a forzare la mano rendendo esecutiva l’aggiudicazione, ma anche questo atto è stato impugnato di fronte al Tar: nel frattempo, dunque, non solo è fermo il cantiere ma (trattandosi di appalto integrato) non si può procedere alla redazione del progetto esecutivo. E dunque si sta perdendo altro tempo. 

In una situazione simile, il danno per il territorio è doppio. All’aspetto economico, in termini di posti di lavoro, si somma quello strategico: ciascuna di quelle opere è, infatti, un volano di sviluppo. La ferrovia Bari- Taranto, il porto di Bari, la Maglie-Otranto: se ne parla da anni, ne serviranno chissà quanti altri prima di vederle completate. «Quello che sta avvenendo è inaccettabile - tuona l’assessore regionale ai Trasporti, Mario Loizzo - soprattutto dopo quello che è stato necessario fare per arrivare a quelle gare d’appalto. Nessuno vuole toccare i diritti soggettivi delle imprese, ma qui non ci rendiamo conto del paradosso: non passa giorno senza che Confindustria venga a chiederci di accelerare l’apertura dei cantieri. E poi, quando ci riusciamo, sono le stesse imprese a ritardare l’avvio delle opere». 

A Loizzo replica il presidente regionale dell’Ance (costruttori edili), Salvatore Matarrese: «I ricorsi? Sono dovuti al fatto che i bandi di gara sono fatti male. Se le amministrazioni sono convinte della bonta del proprio operato, hanno facoltà di aggiudicare ugualmente, salvo poi vedere quello che decidono i giudici».
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
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