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In Puglia e Basilicata

Il grano estero uccide il "murgiano" «Rende di più piantare pale eoliche»

Il grano estero uccide il "murgiano" «Rende di più piantare pale eoliche»
di ONOFRIO BRUNO 
Il grido dei cerealicoltori: il nostro grano di primissima qualità è quotato a meno di 20 euro il quintale. A monte del crollo del prezzo secondo le organizzazioni di categoria c'è la politica dell'industria molitoria e pastaia italiana e pugliese che si serve principalmente di frumento estero. Le organizzazioni agricole ritengono che questo fenomeno sia molto pericoloso per la tenuta del «made in Italy» in quanto la tracciabilità non è più garantita. Inoltre la qualità di queste importazioni, secondo le organizzazioni, è tutta da verificare

12 Novembre 2009

ALTAMURA - Sono riprese le contrattazioni alla borsa merci della Camera di commercio per il grano duro, prodotto di qualità della Murgia. Prezzo ulteriormente a picco dopo i ribassi notevoli delle passate annate. I cerealicoltori locali rischiano di vedere il loro frumento quotato meno di 20 euro per quintale. Una situazione che continua a precipitare per un comparto agricolo storico per il territorio murgiano e soprattutto per le aziende di Altamura. I produttori locali non seminano solo sulla Murgia ma hanno grandi estensioni anche nella Fossa bradanica, a cavallo tra le province di Matera, Potenza e Bari. 

Dai primi scambi commerciali per chiudere i contratti l'aria che tira non è affatto buona. Si va verso un ulteriore deprezzamento, addirittura con il rischio di scendere sotto l'asticella dei 20 euro che non è solo l'ultimo baluardo da difendere ma è anche una «soglia » psicologica. Perché si rischia la fuoriuscita di molti produttori dalla cerealicoltura per prediligere utilizzi diversi dei terreni come già inizia ad accadere. Per ora gli addetti ai lavori resistono. 

«Siamo agricoltori, abbiamo le macchine e le attrezzature su cui abbiamo investito molto - dicono diversi produttori -. Non possiamo da un giorno all'altro smettere di seminare e fare altro»: le richieste infatti non mancano. Ad esempio le aziende del settore fotovoltaico sono molto impegnate nel reperire aree dove realizzare i parchi solari, incentivati da norme sia italiane che europee. E del resto sta diventando sempre più dura la vita di chi opera sul campo. L'analisi tra i costi ed i benefici è sempre meno conveniente. Di fatto già ora i costi di produzione del frumento non sono coperti dal ritorno economico della vendita agli industriali molitori. 

Ad evitare i conti in rosso è solo l'integrazione comunitaria della Pac (politica agraria europea). Ma se continua la caduta libera del prezzo del grano duro, anche questi conti dovranno essere rivisti. A monte del crollo del prezzo secondo le organizzazioni di categoria c'è la politica dell'industria molitoria e pastaia italiana e pugliese che si serve principalmente di frumento estero. Le organizzazioni agricole ritengono che questo fenomeno sia molto pericoloso per la tenuta del «made in Italy» in quanto la tracciabilità non è più garantita. Inoltre queste importazioni, secondo le organizzazioni, sono anche di qualità tutte da verificare in alcuni casi. 

Ma c'è da recriminare anche per una mancata politica di filiera. 
La produzione del pane Dop è ancora limitata a quantitativi molto contenuti e pertanto non è riuscita a invertire la tendenza.
di ONOFRIO BRUNO
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