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In Puglia e Basilicata

Viaggio nella Z.I. di Bari ci sono le commesse ma partono le Cigs

Viaggio nella Z.I. di Bari ci sono le commesse ma partono le Cigs
di MANLIO TRIGGIANI
Di questi tempi accade che un'azienda ha le commesse, chiude in attivo l'esercizio annuale ma poi, in questo quadro economico positivo, dismette alcuni rami d'azienda per far liquidità, esternalizza alcuni servizi per abbattere i costi, delocalizza parte delle produzioni e finisce che migliaia di dipendenti s'avviano a perdere il posto. I casi Agile, Carrelli elevatori e Bosch

12 Novembre 2009

BARI - In passato, quando mancava il lavoro o c’era una flessione negli ordini, i dipendenti rischiavano di perdere il posto o rischiavano lunghi periodi di cassa integrazione e cassa integrazione straordinaria. Gli ammortizzatori sociali assolvevano alla funzione di paracadute, di garanzia di un equilibrio economico minimo per tutti. Gli scenari degli ultimi anni sono mutati a causa della globalizzazione, della finanza creativa e gli accorpamenti di società e gruppi a volte avvengono senza possibilità di verificare i percorsi di acquisizioni e dismissioni, per le transazioni internazionali fra imprese di varie nazionalità. 

E questo mutamento, di fatto, crea un cambiamento di scenario molto particolare per il mondo del lavoro per cui accade che un’azienda ha le commesse, chiude in attivo l’esercizio annuale ma poi, in questo quadro economico positivo, dismette alcuni rami d’azienda per far liquidità, esternalizza alcuni servizi per abbattere i costi, delocalizza parte delle produzioni. E un’azienda florida, con migliaia di dipendenti, viene svuotata dal punto di vista dell’offerta di lavoro. Se proprio dovesse assumere, utilizza strumenti contrattuali a tempo determinato, cocopro, e altri strumenti. 

I riflessi di questa condizione si riverberano anche nella zona industriale di Bari dove ci sono aziende sane che, a causa di ristrutturazioni, tagli al personale e altro rischiano di chiudere pur avendo lavoro. Con costi sociali pesanti per lo Stato che fa fronte con la cassa integrazione. Quali sono le emergenze maggiori alla zona industriale? Sicuramente Agile, dove 99 lavoratori su 122 hanno ricevuto la lettera di licenziamento collettivo, non ricevono tre mensilità a fronte della mancanza di un piano industriale per il rilancio dell’azienda, che si occupa di gestione di sistemi informatici. C’è l’occupazione dell’azienda da parte dei dipendenti e questo è un caso vero e proprio di azienda con tante commesse (Poste italiane, ministeri, Ferrovie,, Banca d’Italia,istituti di credito, enti locali, ecc.), 2mila dipendenti in tutta Italia e possibilità di sviluppo. 

Negli anni c’è stato il passaggio da Olivetti a Getronics, poi a Eutelia e, nel giugno scorso, a Agile. Negli ultimi due passaggi è stato progressivo lo svuotamento dell’azienda con il rischio di perdita di commesse, cosa che sta avvenendo. Il timore dei dipendenti è che gli oltre 50 milioni di euro di Tfr si siano volatilizzati, che non sarebbero stati versati i soldi per il fondo complementare di categoria, e protestano perché le ultime tre mensilità non sono state corrisposte. Situazione difficile, che non lascia molte speranze perché i dipendenti, che continuano a fornire assistenza ai clienti, avrebbero difficoltà al ricollocamento nel mondo del lavoro. 

Intanto, proprio ieri l’onorevole Dario Ginefra (Pd) ha presentato ieri un’interrogazione al ministro del lavoro per sapere se è stato attivato un tavolo di confronto fra azienda e sindacati. Incontri al ministero dello Sviluppo economico ce ne sono stati, ma senza esiti. La Bosch è un altro caso di crisi: lo stabilimento barese produce pompe diesel e freni. L’azienda ha messo in mobilità 206 dipendenti che entro luglio prossimo saranno licenziati con un accompagnamento economico all’esodo.

L’accordo è stato siglato da Fim-Cisl e Uil-Uilma. La Cgil non ha firmato. Inoltre, la Bosch ha parlato di 600 dipendenti in «esubero strutturale », non più necessari per la produzione programmata. Alla Bosch di Bari lavorano 2.209 persone. Da luglio scorso è in atto la cassa integrazione a rotazione. Altro rischio, la Graziano trasmissioni, 500 dipendenti, già una buona parte in cassa integrazione e l’azienda parla di esuberi. Situazione critica anche per la Carrelli elevatori, azienda a capitale tedesco, del gruppo Kion. C’è stata esternalizzazione del lavoro e riduzione dei posti di lavoro negli ultimi decenni: da 1.050 ai 350 attuali e, dall’anno scorso, cassa integrazione. Lavorano 5 giorni al mese per 800 euro al mese.
di MANLIO TRIGGIANI
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