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In Puglia e Basilicata

Barletta, il dolore per Domenico Il padre: «me l'hanno ammazzato»

Barletta, il dolore per Domenico Il padre: «me l'hanno ammazzato»
di GIUSEPPE DIMICCOLI 
Giovedì notte il ferroviere barlettano stava lavorando con due colleghi nella stazione di Rifredi a Firenze quando due treni vuoti (un merci ed un passeggeri) essendo sopraggiunti quasi contemporaneamente gli sono stati fatali. La domanda: «Perché sono passati due treni vuoti mentre lavoravano sui binari?»

10 Novembre 2009

di GIUSEPPE DIMICCOLI

BARLETTA - Dolore e rabbia. Disperazione e recriminazione. È difficile raccontare lo strazio di papà Giuseppe Ricco e del figlio Rug giero a pochi passi dalla bara del loro congiunto Domenico. Lui, ferroviere di appena 27 anni a lavoro da meno di dieci, travolto giovedì notte in circostanze ancora poco chiare giovedì notte alla stazione di Rifredi a poche centinaia di metri da Firenze Santa Maria Novella. Peppino e Ruggiero non hanno dubbi «è stato ammazzato». Per tanti motivi. E non hanno paura a dirlo. La dinamica dell’incidente è al vaglio tanto della magistratura fiorentina quanto di una inchiesta interna di Trenitalia. Ora, però, almeno stando alla versione dei familiari, emergono aspetti nuovi ed inquietanti. 

Domenico RiccoDomenico, giovedì scorso alle 23.30 con altri due colleghi Cecherini e Gheri, stava lavorando per mettere a posto uno scambio quando due treni vuoti (un merci ed un passeggeri) essendo sopraggiunti quasi contemporaneamente gli sono stati fatali. Illesi i due colleghi. A raccontare le «troppe cose strane», con rabbia ed incredulità, appunto papà Peppino e Ruggiero entrambi dipendenti ferrovieri con grande esperienza alle spalle e conoscitori delle dinamiche lavorative. Domenico, riferisce Ruggiero, sembra che ricevesse troppe pressioni e che vivesse in un ambiente di lavoro estremamente disagevole. 

A conferma di questo venerdì mattina ha presentato una denuncia per mobbing nei confronti del capo reparto. Loro ai poliziotti di Firenze hanno consegnato una registrazione telefonica, presente nel telefono di Domenico, nella quale si evincerebero le continue pressioni che riceva. Altro «buco nero»: i Ricco non potuto incontrare e parlare i due colleghi al fine di comprendere meglio come sono andate le cose. Papà Peppino, non si da pace e chiede spiegazioni sul perchè i due treni sebbene vuoti compissero quel tragitto in quel momento per essere trasferiti. Di qui l’angoscia: «Ma perchè quei due treni transitavano in quel momento quando il binario era occupato da gente che lavorava?». E poi, sempre secondo Ruggiero, Domenico il giorno della sua morte «aveva lavorato dalle 13 alle 20 e poi richiamato, poco dopo, per reperibilità». Intanto fuori dalla chiesa Calogero Di Venuta e Andrea Pratesi, dirigenti di Trenitalia arrivati da Firenze, aspettano di sapere l’esito dell’inchiesta interna. E non solo loro.
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