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In Puglia e Basilicata

Taranto: camici per medici, sporchi e puliti.. insieme

Taranto: camici per medici, sporchi e puliti.. insieme
Dopo il video delle «Iene» si torna alla normalità, ma l’Asl tarantina chiede i danni all'azienda foggiana che per risparmiare trasportava insieme camici ospedalieri sporci e puliti. L'accusa da parte di un dipendente che poi è stato licenziato. «Sono stato licenziato perché ho reso pubblico quanto la cooperativa subappaltatrice mi obbligava a fare: il trasporto promiscuo»

10 Novembre 2009

TARANTO - Ora quasi sicuramente l’Asl chiederà il danno d’immagine alla società foggiana Lav.it a cui era stato appaltato il servizio di lavanderia industriale di indumenti e biancheria in uso presso gli ospedali tarantini. L’Ufficio legale e il Provveditorato valuteranno anche se esistono gli estremi per la revoca dell’appalto. Nel frattempo la Lav.it ha provveduto a fornire il servizio secondo quanto previsto: sporco rigorosamente separato dal pulito, trasportati con mezzi distinti. 

Fino a poco prima, invece, accadeva il contrario: sporco e pulito avevano viaggiato insieme forse per «risparmiare » su uomini e mezzi di trasporto o forse per colpa di un dipendente a cui la società appaltatrice del servizio di lavanderia aveva subappaltato il trasporto in piena violazione del capitolato. Due versioni in contrasto. Comunque una brutta storia. 

La società subappaltrice della Lav.it, la cooperativa di autotrasporti «Padre Pio», licenzia il lavoratore, Francesco Russo, ma quest’ultimo non ci sta e decide di dare la sua versione dei fatti. Per farlo, invia al programma televisivo delle Iene in onda su Italia 1 un filmato che «testimonia» come sporco e pulito viaggino insieme, cosa che - racconta il lavoratore licenziato - lui era stato costretto dalla sua azienda a fare. E per aver fatto notare l’anomalia, era stato licenziato. Fin qui la versione dell’u o m o. Messa allo scoperto, la vicenda passa di mano al direttore generale dell’Asl, Domenico Colasanto, che aveva dato la sua di versione in tv. 

«C’è stata una irregolarità della quale avevamo preso contezza - conferma ora Colasanto alla “Gazz etta” -. Ho comunque anche contestato il mancato controllo ai miei dirigenti sanitario ed amministrativo ed ho aperto già da tempo il processo di contestazione alla ditta appaltatrice. Quest’ultima ha già fornito la propria risposta sostenendo di aver subappalto il trasporto ad altra società, cosa non prevista dal capitolato d’appalto. Quel tipo di trasporto non a norma sarebbe avvenuto per l’attività truffaldina di un dipendente della società subappaltatrice». 

Ma il lavoratore insiste: è stata proprio la sua segnalazione a comportargli il licenziamento. E aggiunge: la Lav.it che ha in appalto il servizio di lavanderia «lavora con l’Asl di Taranto da circa 10 anni». Per Colasanto, invece, sono da pochi mesi. Il manager dice: «Al mio arrivo in Asl un paio di anni fa, la gara per il nuovo appalto era già completata ma ci furono contestazioni da parte di alcune aziende. Interpellai l’Ares e alcuni legali che diedero ragione all’Asl. Successivamente ci diede ragione anche il Tar. E’ stato poi il Consiglio di Stato a ribaltare la situazione con una sentenza alla quale noi abbiamo ottemperato da qualche mese». [Maria Rosaria Gigante]
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