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In Puglia e Basilicata

Bari: spruzzano benzina  addosso ad immigrati e poi tentano di dar fuoco

Bari: spruzzano benzina  addosso ad immigrati e poi tentano di dar fuoco
di GIOVANNI LONGO
L’ombra del racket si affaccia dietro l’aggressione avvenuta sabato sera in un locale a piano terra in via Garruba. Pare che dei venditori ambulanti (tutti con regolare licenza) fossero taglieggiati dalla criminalità comune. Al momento si tratta solo di un’ipotesi al vaglio degli inquirenti. I futili motivi legati ad un irrisorio danno derivante dalla circolazione stradale sarebbe stato solo un pretesto
• «Minacciati e aggrediti per il pizzo dei mercati»

09 Novembre 2009

di GIOVANNI LONGO 

BARI - Dalle grate spunta un’antenna tv rudimentale. All’interno del locale a piano terra in via Garruba, civico 72, otto cittadini del Bangladesh riposano. La televisione è spenta. Le fatiche della settimana appena trascorsa sono alle spalle. Ciò che, invece, è difficile dimenticare, è l’aggressione di cui qualcuno tra loro è rimasto vittima solo il giorno prima. Bussiamo timidamente. Con un po’ di diffidenza ci apre un giovane bengalese. Quella porta grigia bucherellata dai colpi di bastone il cui rumore ancora riecheggia all’intermo di questa «casa-bazar» («gridavano contro di noi e picchiavano con le mazze»), si spalanca solo perché fuori c’è la presenza rassicurante di una pattuglia dei carabinieri. Il nucleo radiomobile, agli ordini del tenente Giovanni Di Bella, staziona 24 ore su 24 in questo tratto di strada quasi all’angolo con via Sagarriga Visconti. All’interno, ci sono dappertutto abiti, generi alimentari e materassi. Non entra un filo di luce in un ambiente che si snoda in profondità, fatta eccezione per un soppalco. Ci invitano a dargli uno sguardo. Saliamo su una scala ripida e stretta di metallo con tanto di corrimano. Basta allungarsi un po’ per scorgere altre persone che dormono a due passi dai residui della benzina che gli aggressori hanno lanciato sabato sera. Persino il taccuino degli appunti si impregna del liquido che si è depositato anche su un lungo tubo arancione attraverso il quale il fumo delle cucine viene incanalato verso l’esterno. 

«Hanno lanciato il contenuto delle taniche che ha attraversato le grate e che è finito all’interno», dicono. Sarebbe bastato un fiammifero per fare una strage all’interno di un luogo senza altre vie d’uscita. Quando hanno provato ad uscire, credendo che la situazione fosse ormai sotto controllo, «loro », erano appostati fuori. Pronti a picchiare. Tra queste strade del Libertà, quasi al confine con il Murattiano, per fortuna, è un altro il boato improvviso che squarcia una domenica pomeriggio pigra e silenziosa: Allegretti ha portato in vantaggio il Bari contro il Livorno. Il popolo biancorosso che non è andato al San Nicola esulta davanti alla televisione. All’interno, invece, c’è poca voglia di parlare. Un immigrato riposa su una brandina. La coperta rossa è corta. Lui si gira e si scopre. Si accorge di una presenza inusuale, ma è troppo stanco per parlare: lancia un’occhiata e poi torna a dormire. 

«Guarda, guarda». Un immigrato si avvicina. Mostra alcuni segni sulle mani, frutto dei colpi che ha subito durante l’aggressione. Tre sue amici hanno dovuto ricorrere alle cure mediche. Uno è ancora ricoverato nel reparto di chirurgia del Policlinico di Bari. Altri due sono stati dimessi con prognosi di 25 e 15 giorni. A scatenare la «spedizione», sembrano «futili motivi»: una discussione avvenuta qualche giorno prima per un banale incidente automobilistico. L’auto «degli italiani» parcheggiata. Quella «degli stranieri» che «striscia» la prima. La vernice scrostata. La richiesta di danni inevasa. Alcune minacce. Poi la spedizione punitiva. I carabinieri hanno ascoltato alcune persone da sabato sera fino all’alba di ieri. I militari stanno vagliando il loro racconto. Una persona sarebbe stata identificata, ma le, ancora all’inizio, sono difficili sia per la paura degli immigrati di eventuali ritorsioni degli aggressori, sia perché non tutti si esprimono bene in italiano. Al loro posto parlano occhi tristi e pieni di paura.
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