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In Puglia e Basilicata

Puglia, lo scalo  della discordia

Puglia, lo scalo  della discordia
di GIUSEPPE ALBAHARI 
La Regione Puglia è pronta a firmare l’accordo di programma quadro con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per realizzare la rete pugliese di porti turistici d’eccellenza, ma a Gallipoli i pescatori levano gli scudi contro il progetto turistico della Regione. Il problema di fondo è se la città voglia rinunciare al porto-emblema del sua storia mercantile, anche se nel 2008 sono state movimentate solo 343mila tonnellate di merce

09 Novembre 2009

di GIUSEPPE ALBAHARI

GALLIPOLI - La Regione Puglia è pronta a firmare l’accordo di programma quadro con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per realizzare la rete pugliese di porti turistici d’eccellenza. È la prima fra le Regioni (vi sono anche Campania, Sardegna, Sicilia e Friuli) che nel 2004 avevano firmato una convenzione con il Ministero e Italia Navigando, perché tale Società (gruppo Invitalia, ex Sviluppo Italia) curasse studio, finanziamento, progettazione, realizzazione e gestione d’una rete portuale turistica. Il fatto nuovo è rappresentato dalla scelta dei siti oggetto di interventi di riqualificazione e costruzione di porti turistici d’eccellenza. 

La vice presidente della giunta regionale Loredana Capone, l’assessore ai lavori pubblici Fabiano Amati ed il presidente di Italia Navigando Ernesto Abaterusso hanno concordato un piano di 45 milioni di euro, di cui 10 a carico della Regione Puglia, per interventi a Trani, Ostuni, Brindisi, Gallipoli e Porto Cesareo. Ciò s’aggiunge agli interventi già programmati dalla Regione ed avviati negli ultimimesi (San Foca, Vieste, Bisceglie, Castro e Lecce-San Cataldo) e prelude ad ulteriori accordi per completare la rete della portualità turistica ritenuta ottimale per richiamare turismo di qualità non solo sui siti costieri, ma anche verso i relativi hinterland, così da valorizzare a tutto campo il patrimonio paesaggistico, storico e culturale della Puglia. 

Malgrado l’accordo sia valutato come «un’ottima opportunità di business e d’immagine del settore del turismo, perché Italia Navigando garantisce apertura verso il mercato internazionale, rapido sviluppo delle attività collaterali ed interrelazione con altri operatori», una voce contraria si leva da una parte della marineria di Gallipoli. Il sindaco Giuseppe Venneri e il presidente Abaterusso hanno firmato nei giorni scorsi l’atto esecutivo di un pregresso accordo che prevede la riconversione dello scalo commerciale in porto turistico di 500 posti barca. Alcune associazioni di armatori e cooperative di pescatori temono, però, per il proprio futuro e lanciano lo slogan «giù le mani dal porto». In verità, la riconversione non riguarda i siti che ospitano la flotta peschereccia. Fino alla futura realizzazione di uno specifico porto, tale flotta disporrà degli spazi di cui necessita, per cui il problema di fondo è se la città voglia rinunciare al porto-emblema del sua storia mercantile, anche se nel 2008 sono state movimentate solo 343mila tonnellate di merce.
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