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In Puglia e Basilicata

Figlio adottivo sgozza il papà davanti alla mamma, una tarantina

Figlio adottivo sgozza il papà davanti alla mamma, una tarantina
AGRIGENTO - Quando si è costituito ai carabinieri di Agrigento ha detto: «Papà stava male e l’ho ammazzato». Poco prima Constantin Gennaro, 23 anni, di origini russe, aveva ucciso il padre adottivo, Damiano Gennaro, 61 anni, sgozzandolo con un coltello da cucina. La moglie, Anna Pia Patti, originaria di Taranto, con qualche problema di salute e con difficoltà a deambulare, ha dovuto assistito impotente alla tragedia

08 Novembre 2009

AGRIGENTO – Quando si è costituito ai carabinieri di Agrigento ha detto: «Papà stava male e l’ho ammazzato». Poco prima Constantin Gennaro, 23 anni, di origini russe, aveva ucciso il padre adottivo, sgozzandolo con un coltello da cucina. Tra i due era scoppiata l’ennesima lite, mentre l’uomo, in pigiama, era nella camera da letto al primo piano e stava andando a dormire. 

Damiano Gennaro, 61 anni, commerciante di mobili per ufficio, era abituato ad affrontare il carattere irascibile del figlio, e pensava che tutto sarebbe finito lì, come altre volte. Ma Costantin, poco dopo mezzanotte e mezza, è andato in cucina, che si trova al piano terra, ha preso un coltello ed è tornato su nella stanza, dove ha tagliato la gola al padre, che nel frattempo si era messo a letto; poi l’ha colpito ancora all’addome, davanti alla mamma, una donna con qualche problema di salute e con difficoltà a deambulare, che ha assistito impotente alla tragedia. 

A casa, una villetta del quartiere Villaggio Mosè di Agrigento, alla periferia della città dei templi, in via Sardegna 1, c'erano soltanto loro tre. Il fratello di Costantin, Alessandro, non era ancora rientrato, la sorella, Elena, sposata, vive abitualmente in un altro appartamento. I tre ragazzi erano stati adottati dalla coppia circa dieci anni fa, e da sempre Costantin è stato quello con il carattere più difficile, che in passato gli era costato qualche denuncia. Ma nulla lasciava presagire che sarebbe stato capace di un gesto simile, neanche i problemi psichici del ragazzo, che in passato era stato in cura per due mesi in una clinica specializzata del Messinese. 

Dopo l’omicidio ha chiamato il 112, mentre aveva ancora la mano sanguinante per una ferita che si era procurato durante la colluttazione e che gli è stata curata al pronto soccorso del San Giovanni di Dio. La madre, Anna Pia Patti, originaria di Taranto, non ha potuto far nulla per fermare la furia omicida del figlio ed è rimasta impietrita davanti al cadavere del marito. 

La vittima era originaria di Petralia Soprana (Palermo) ed era in procinto di andare in pensione dopo aver chiuso la propria attività, un negozio di medie dimensione situato nello stesso quartiere dove la famiglia abita.
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