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In Puglia e Basilicata

Bari, anche i clan avevano il Grande fratello

Bari, anche i clan avevano il Grande fratello
BARI - Un Grande Fratello per spiare, questa volta, fuori «dalla casa». Un occhio indiscreto, chissà per quanti mesi, ha scrutato e registrato ogni movimento che avveniva all’esterno delle abitazioni di due sorvegliati speciali e tre persone ai domiciliari. Altro che «sicurezza passiva», ipotizzano gli investigatori, l’obiettivo era proprio eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

08 Novembre 2009

di Giovanni Longo

BARI - Impossibile immaginare che, tra i fiori che ornavano un’edicola di Padre Pio si nascondesse una telecamera.

L’occhio indiscreto, chissà per quanti mesi, ha scrutato e registrato ogni movimento che avveniva fuori dall’abitazione di un sorvegliato speciale. Altro che «sicurezza passiva», ipotizzano gli investigatori, l’obiettivo era proprio eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Sospettate di aver nascosto microtelecamere in cassette di derivazione elettrica, poi mimetizzate con lo stesso colore delle mura perimetrali delle abitazioni, per spiare e anticipare eventuali controlli delle forze dell’ordine, cinque persone sono state denunciate dalla polizia.

Dopo approfonditi controlli, fatti quotidianamente da equipaggi delle volanti della questura, sono state sequestrate microcamere e hard disk.

In particolare si è potuto verificare che con sofisticate microspie venivano tenute sotto controllo vaste aree per tutelare abitazioni private trasformate in veri e propri «bunker» da persone sottoposte ad arresti domiciliari o sorveglianza speciale. In questo modo veniva dato l’allarme all’arrivo delle forze di polizia.

Le abitazioni «dotate» degli impianti di sorveglianza si trovano nei quartieri Libertà, San Paolo, Jpigia, Stanic. Da via Principe Amedeo a via Calefati; da via Appulo a via Caldarola a via Bruno Buozzi, il «Grande Fratello» allestito dagli uomini dei clan pare interessasse in modo «trasversale» sia esponenti del clna Strisciuglio, sai dei Parisi. Una delle cinque persone denunciate, sarebbe sfuggita tempo fa ad un agguato. Facile ipotizzare, proprio in quetso caso che la telecamera servisse non solo per proteggersi da eventuali controlli della polizia.

Due le violazioni contestate alle cinque persone che rischiano, tra l’altro, la modifica della custodia cautelare (dai domiciliari in carcere).

La prima è di carattere penale: interferenza illecita nella vita privata degli altri. la seconda è di carattere amministrativo: violazione del decreto legislativo 196/2003 sulla privacy. Gli impianti sono stati acquistati regoalrmente.

Il problema consiste nel loro utilizzo. In un paio di casi l’occhio artificiale «copriva» una visuale piuttosto ampia, non limitandosi a seguire ciò che accadeva lungo il perimetro dell’abitazione, ma riprendendo ciò che accadeva anche per strada, in luogo pubblico.

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