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In Puglia e Basilicata

Ecco i pugliesi al vertice del Pd

Ecco i pugliesi al vertice del Pd
Bersani - «incoronato» segretario del Pd lancia «il partito dell'alternativa» e sulla riforme sfida il Pdl al confronto in Parlamento. La Bindi eletta presidente. Ecco il commento del neo segretario regionale del Pd Blasi: “Stiamo lavorando per allargare l'alleanza meridionale anche all'Udc, punto di partenza ineludibile”, assicura Blasi. E se Casini e Di Pietro non vogliono Vendola? “Dovremmo cominciare a parlare dei programmi e non delle persone”, replica il segretario pugliese. Blasi, come Emiliano, Latorre e De Castro, entra di diritto nella direzione nazionale di 120 membri, il parlamentino del partito di cui anche il lettiano Francesco Boccia dovrebbe fare parte, una volta entrato nell'esecutivo, a capo del dipartimento Economico o del Mezzogiorno, ancora non è chiaro. 
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08 Novembre 2009

di Alessandra Flavetta

ROMA - Dopo gli scandali sulle escort e su Marrazzo e dopo il veltronismo del Pd, a colpire l'assemblea nazionale del partito è la sobrietà del nuovo segretario, Pierluigi Bersani, e della sua relazione programmatica.

Sergio Blasi, segretario regionale del Pd pugliese, ritiene che il partito sia passato “dai discorsi evocativi di scenari alla radicalità delle cose reali, che produce un progetto realizzabile, credibile anche perché è credibile Bersani sui comportamenti e gli stili di vita che produciamo: la sobrietà con cui ha parlato – sottolinea – è un orizzonte nuovo”. 

Se l'ex ministro dello Sviluppo Economico non ha tralasciato il tema fondamentale delle alleanze, in vista delle regionali di marzo, in Puglia c'è lo scoglio della ricandidatura di Vendola sull'accordo con l'Udc. 

“Stiamo lavorando per allargare l'alleanza meridionale anche all'Udc, punto di partenza ineludibile”, assicura Blasi. E se Casini e Di Pietro non vogliono Vendola? “Dovremmo cominciare a parlare dei programmi e non delle persone”, replica il segretario pugliese. Blasi, come Emiliano, Latorre e De Castro, entra di diritto nella direzione nazionale di 120 membri, il parlamentino del partito di cui anche il lettiano Francesco Boccia dovrebbe fare parte, una volta entrato nell'esecutivo, a capo del dipartimento Economico o del Mezzogiorno, ancora non è chiaro. 

Nell'esecutivo, infatti, ci potrebbe essere anche il vicepresidente del parlamento europeo, il lucano Gianni Pittella – già membro di diritto della direzione –, nella funzione di responsabile per il Sud o come figura di raccordo tra il parlamento Ue e quello italiano, in vista dell'adeguamento della legislazione nazionale al Trattato di Lisbona. Sulla ricandidatura di Vendola, Boccia sostiene che “non ci possiamo più nascondere dietro le liturgie politiche, stiamo costruendo una coalizione che va dall' Udc all'Idv e ai movimenti di sinistra e con l'aiuto di Vendola lo potremo fare”. 

Dove per “aiuto” si intende un passo indietro del presidente della regione Puglia, che potrebbe essere richiesto anche alla Bresso in Piemonte. Se il neosegretario del Pd vuole fare largo ai “giovani sperimentati”, Dario Ginefra (mozione Bersani) potrà avere un ruolo nell'organigramma che deciderà la direzione:”Ci sentiamo in ogni caso rappresentati e nel partito comunità non si sgomita”, asserisce l'uscente segretario cittadino di Bari. 

Per l'area Marino, Enrico Fusco sottolinea che nella relazione del segretario“c'è grande attenzione a temi economici e sociali, ma scarsa per i diritti civili: sui temi eticamente sensibili – sostiene – non ci può essere libertà di coscienza. Bersani deve rappresentare l’alternativa pure su questi temi, sennò il partito è uguale a quando c’era Franceschini. Mentre con Blasi – ricorda – c’è stato un accordo e abbiamo contaminato il suo programma”. 

I meno contenti sono Gero Grassi e Alberto Losacco, mozione Franceschini, che lascia la comunicazione del partito e anche lui attende di essere utilizzato come “giovane sperimentato”. Grassi, invece, che entra in direzione, ritiene che la componente del cattolicesimo democratico non sia rappresentata (“forse ha il torto di non avere alle spalle nessuna caduta del muro”) e che la gestione collegiale di Bersani non esista:”L'assetto del partito riproduce lo schema congressuale: chi ha perso è fuori e l'anomalia è che Bersani individua nei suoi alleati di mozione i rappresentanti del cattolicesimo democratico, ben sapendo che non è così. 

Accanto a Letta – afferma – ci voleva un vicesegretario della mozione che ha perso, ad esempio Fioroni”. Grassi, inoltre, critica la relazione del segretario: “Troppo istituzionale e governativa, poco proiettato all’esterno e al futuro e poi – aggiunge – nessuno si chiede perché Rutelli è andato via: fare i ponti d’oro al nemico che fugge fa di questo un partito d’opposizione”. E contesta anche il lait-motive di Bersani 'Per l’alternativa': “Un concetto vecchio, da Pci, e rimanda ad un’alternativa che è rimasta sempre tale”.

 Teresa Bellanova, invece, spiega che con la nomina di Emiliano (assente perché influenzato) alla Presidenza del Pd pugliese “segnale di più grande unità non si poteva dare”. Mentre Nicola Latorre parla di “relazione bellissima che ha dato solidità alla piattaforma di opposizione che si propone come alternativa”. Mentre il presidente della Basilicata, Vito De Filippo (membro di diritto della direzione) e il presidente della Provincia Piero Lacorazza, non vedono l'ora che si riunisca l'assemblea degli amministratori locali annunciata dal segretario, “per costruire un federalismo che vogliamo anche noi nel Mezzogiorno, ma non calato dall’alto”.
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