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In Puglia e Basilicata

Il crollo in Viale Giotto Foggia, il minuto prima

Il crollo in Viale Giotto Foggia, il minuto prima
di DAVIDE GRITTANI
A quasi dieci anni dalla catastrofe Quattro storie dal «palazzo della morte». Daniela salutò il fidanzato sull’uscio di casa, con la promessa di rivedersi il giorno dopo: 4 ore dopo il palazzo non c’era più. La foto della strage, Rocco e Francesca una coppia ultrasettantenne venne ritrovata che si teneva mano nella mano
• Dalla licenza al crollo, cosa successe

05 Novembre 2009

di DAVIDE GRITTANI

La storia di una strage così inspiegabile e innaturale, anche a distanza di 10 anni, diventa inevitabilmente sadica se raccontata dalla voce di chi ha praticamente visto viale Giotto 120 venir giù. Crollare. Sia chi l’ha visto fisicamente sia chi è stato graziato da un destino caricato a roulette, un destino che ha scelto «chi sì» e «chi no» nel giro di pochi istanti. Per questo abbiamo scelto 4 storie del minuto prima del crollo, 4 testimonianze e 4 ricordi che aiutano a comprendere meglio la crudeltà di una apocalisse come quella avvenuta l’11 novembre 1999 a Foggia (67 vittime si contarono alla fine dei soccorsi). 

PIANO TERRENO - La prima storia è quella dei coniugi Maria e Vincenzo Torraco, che abitavano ai locali a piano terra destinati ad attività commerciali in viale Giotto 122-124. Pochi istanti prima del crollo il loro pavimento si aprì, tracciando un solco profondo almeno 3 centimetri e lungo quanto l’intero appartamento. Era il segnale, il segnale che tutto stava venendo giù. Ma loro non l’avvertirono, lo avvertì come d’istinto il figlio più piccolo della coppia che dormiva tra i genitori: il quale verso le 2.40 della notte (ricordiamo che il crollo si è verificato alle 3,12 della notte tra il 10 e l’11 novembre) rifila un calcio nel ventre della madre. Maria si sveglia di soprassalto, ma oltre al dolore si accorge degli scricchioli che divorano il buio. Poi prende visione del pavimento, dello strano solco che si stava aprendo: tutta la famiglia uscì di casa, non vi fece più rientro salvandosi la vita. Anzi, praticamente Mario e Vincenzo devono la loro vita al figlio. 

PRIMO PIANO - Avvertito dalla famiglia Torraco, degli scricchiolii del palazzo si interessò intorno alle 2,45 anche l’allora amministratore condominiale Luigi Lacontana (che però abitava in viale Giotto 132, cioè nel “palazzo gemello” adiacente a quello crollato). Lacontana si attaccò ai citofoni dei due palazzi, riuscendo a svegliare solo e soltanto (stando ai verbali delle “sommarie informazioni testimoniali” rese alla Digos della Questura) la famiglia Ungaro - D’Agnone. E quella di Lucia Ungaro è forse la storia più amara e crudele di tutta la vicenda di viale Giotto, una di quelle storie in cui il destino si divertì a far cadere la pallina al di là o al di qua della rete. Lucia Ungaro e suo marito Antonio D’Agnone furono gli unici a rispondere al citofono, gli unici a essere svegliati dall’allarme di Lacontana. Lucia scese addirittura le scale verso le 2,53 della notte, insieme al marito uscì dal portone per sincerarsi di quanto stava accadendo. Poi risalì per svegliare i figli, ma non riuscì a tornare indietro. In quei minuti, tra la discesa e la risalita delle scale, Lucia visse gli attimi più lunghi della sua vita. Gli ultimi. 

TERZO PIANO - Non sarà proprio il minuto prima della strage, ma la storia che si consumò tra alcuni abitanti del terzo piano dello stabile maledetto merita un capitolo, un racconto, una attenzione a parte. La sera prima della catastrofe, intorno alle 23, Paolo Faleo salì fino al terzo piano dello palazzo per accompagnare a casa la sua fidanzata Daniela Caldarulo. Si salutarono sull’uscio (sempre stando ai verbali delle “sommarie informazioni testimoniali” rese alla Digos della Questura) dandosi appuntamento all’indomani mattina, quando Paolo e Daniela avrebbero dovuto fare delle commissioni insieme. Insomma Paolo Faleo lasciò l’abitazione dei Caldarulo alle 23.30, sull’uscio salutò Daniela certo che la vita gli avrebbe riservato tutta un’altra storia, tutto un altro destino. «Avevano in animo quello che hanno in animo i ragazzi che si amano a quella età - racconterà suo zio diversi mesi dopo, Domenico Caldarulo attuale presidente dell’Associazione parenti delle vittime del crollo di viale Giotto - cioè magari di sposarsi, di mettere al mondo degli figli e di vivere la vita con tutto l’amore e la serenità possibile. Naturalmente, specie quando si è giovani, nessuno può pensare che la vita riservi una sorte così drammatica dietro l’angolo». Quattro ore dopo quel saluto il crollo, la polvere che spezzò le trame dei sogni di quei ragazzi. Daniela morì insieme a tutta la sua famiglia, Paolo racconterà di quel saluto sull’uscio ai magistrati: sentito più volte come persona informata, come uno dei tanti ad aver segnalato (alla famiglia Caldarulo che vi viveva) le pessime condizioni dello scantinato dello stabile. 

UNA COPPIA PER SEMPRE - Sempre al terzo piano, l’altra storia del minuto immediatamente prima del crollo racconta del sentimento silenzioso e inossidabile tra Rocco Casarella e Francesca Siena. Coniugi ultrasettantenni, che appunto vivevano da soli al terzo piano (proprio di fronte all’uscio di Paolo e Daniela). Pare che si siano svegliati qualche istante prima del crollo, che abbiano capito quel che stava per succedergli e che siano morti tenendosi per mano dopo aver capito che non potevano (in alcun modo) salvarsi. E proprio così, mano nella mano, sono stati ritrovati dai soccorritori. Senza vita, ma comunque insieme.
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