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In Puglia e Basilicata

Mantovano: «Così la Puglia è più sicura»

Mantovano: «Così la Puglia è più sicura»
di GAETANO CAMPIONE 
Quantità e qualità. La lotta alla Piovra del malaffare, in Puglia, cambia. Diventa chirurgica, punta ad interventi profondi e radicali, grazie alla sinergia tra investigazioni e controllo del territorio, annunciata dal ministro Roberto Maroni. Che nell’inviare 200 uomini in più, tra poliziotti e carabinieri, ripropone il «modello Caserta», già sperimentato con successo contro la Camorra

05 Novembre 2009

di GAETANO CAMPIONE 

Quantità e qualità. La lotta alla Piovra del malaffare, in Puglia, cambia. Diventa chirurgica, punta ad interventi profondi e radicali, grazie alla sinergia tra investigazioni e controllo del territorio, annunciata dal ministro Roberto Maroni. Che nell’inviare 200 uomini in più, tra poliziotti e carabinieri, ripropone il «modello Caserta», già sperimentato con successo contro la Camorra. 
Di cosa si tratta? Il sottosegretario Alfredo Mantovano, spiega come si agirà tra Bari e Foggia. Con una premessa: «Qualsiasi impiego di personale risulterebbe vano se non si creasse, di pari passo, uno stretto coordinamento tra le forze di polizia e l’autorità giudiziaria». 

L’obiettivo immediato è aggredire i patrimoni mafiosi. La novità, qual è? «Come a Reggio Calabria e a Caserta viene istituito un desk interforze che punterà esclusivamente a sequestrare i beni della criminalità organizzata con un raccordo costante e un continuo scambio di informazioni. Insomma, collaborazione stretta, condivisione di tutte le informazioni disponibili e niente concorrenza sfrenata o protagonismi inutili».

In Puglia arriveranno 200 uomini in più delle forze dell’ordine. Come saranno distribuiti sul territorio? Con quali compiti? «Un parte servirà a potenziare le strutture investigative di polizia e carabinieri. La squadra mobile di Foggia potrà contare su un funzionario aggiunto e su 10 investigatori in più. Mentre 20 unità saranno di sostegno al Ros su scala regionale. Il resto del personale servirà per il controllo del territorio. Dei 30 nuovi equipaggi della Polizia (ognuno è formato da tre uomini), 15 saranno dislocati a Foggia, 7 a Bari, 4 a Brindisi e 4 a Lecce. I carabinieri, invece, sul terreno della prevenzione, schiereranno altri 30 militari a Bari, 20 a Foggia, 10 a Brindisi e 10 a Lecce». 

Purtroppo l’attività di repressione viene vanificata dalle cosiddette scarcerazioni facili. Si interverrà anche in questo senso? «Abbiamo pensato ad una differente e più adeguata organizzazione della struttura di contrasto giudiziario. Cinque magistrati della Direzione distrettuale antimafia lavoreranno in collaborazione col pool che si occupa di Foggia, solo su quel territorio. Naturalmente bisogna far sì che ci sia una corrispondenza di risultati della magistratura giudicante. Il ministro Maroni ha espresso l’intenzione di chiedere, alla prossima riunione in programma a Bari prima di Natale, la presenza del ministro Alfano o di un suo rappresentante».

In Puglia, cosa la preoccupa di più? «Evitiamo di generalizzare e di porre tutto sullo stesso piano. Ci sono aree interessate alla criminalità comune diversa da quella mafiosa. Non per questo, però, bisogna abbassare la soglia dell’attenzione. Le preoccupazioni sono per alcuni quartieri di Bari e di Foggia e per il promontorio del Gargano. Le alimenta una serie di scarcerazioni. Non lo dico per polemica, ma per capire come sia successo e per evitare che si ripeta». 

Esiste un problema fondi per la sicurezza? «Tre anni fa c’era l’extragettito e ci sono stati tagli significativi, i cui effetti subiamo ancora oggi. I tagli adesso sono una scelta di necessità, non politica. Stiamo cercando di intervenire utilizzando il fondo unico per la giustizia, alimentato dai sequestri dei beni delle mafie. Si tratta di 700 milioni di euro disponibili dai primi mesi dell’anno prossimo, metà per le forze di polizia, metà per la magistratura». 

Il governo non sta studiando nessuna norma o legge per accorciare i tempi di prescrizione e risolvere così le pendenze giudiziarie del premier Silvio Berlusconi. Lo ha detto il ministro Alfano. Lei, cosa pensa? «Il ministro della Giustizia si assume la chiara responsabilità di quanto dice: bisogna stare alle sue parole. Quanto a Berlusconi, subisce attacchi da 15 anni, da una parte della magistratura, ma è sempre assolto. È un dato di fatto».
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