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Esami facili, arrestato funzionario CdC di Taranto

Esami facili, arrestato funzionario CdC di Taranto
di MARISTELLA MASSARI
A squarciare il velo del silenzio è stato un blitz della Guardia di finanza. I militari hanno smantellato un’organizza - zione dedita alle truffe per il superamento dell’iscrizione al ruolo di «agenti di affari di mediazione» della camera di Commercio. Anche senza aver alcun titolo a partecipare, bastava pagare fino ad 8mila euro per ottenere l’abilitazione senza aver sostenuto alcun esame
• E la CdC sospende il funzionario arrestato

05 Novembre 2009

di MARISTELLA MASSARI

Oggi si dice che tutti sapevano e che in tanti facevano finta di niente. A squarciare il velo del silenzio è stato un blitz della Guardia di finanza. I militari hanno smantellato un’organizzazione dedita alle truffe per il superamento dell’iscrizione al ruolo di «agenti di affari di mediazione» della camera di Commercio. Anche senza aver alcun titolo a partecipare, bastava pagare per ottenere l’abilitazione senza aver sostenuto alcun esame. Chi aveva assistito all’ultima prova, qualche settimana fa, si era perfino accorto della ingombrante presenza dei finanzieri in borghese nell’aula della Camera di Commercio. Sono stati i militari del Gruppo di Taranto, guidati dal tenente colonnello Cosimo D’Elia e dal capitano Giuseppe Di Noi, ad eseguire all’alba di ieri un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco, su richiesta del sostituto procuratore Pietro Argentino. 

I militari hanno arrestato quattro persone, notificato 21 avvisi di garanzia ed eseguito 30 perquisizioni in tutta Italia. In carcere sono finiti Francesco Quasucci, di 67 anni, amministratore di fatto dell’Istituto privato «Kennedy» di Taranto, specializzato nella preparazione ai corsi di abilitazione e di formazione professionale; Adalberto Napolitano, di 67 anni, docente di scuola superiore e tutor dei frequentatori dei corsi organizzati per il conseguimento dell’abilitazione al ruolo; Michele Salvatore Gallo, di 51 anni, titolare di un’agenzia di Reggio Calabria adibita al disbrigo delle pratiche necessarie per l’iscrizione ai corsi. 
diploma truffa
Ai domiciliari è finito invece Angelo Greco, di 56 anni, uno dei vice segretari generali della Camera di Commercio di Taranto, responsabile dell’area «Regolazione mercato e tutela fede pubblica». 

Secondo l’accusa, Quasucci e Napolitano, per cercare di condizionare l’esito degli esami, avrebbero indotto il dirigente a compiere atti contrari ai doveri d’ufficio. Gli investigatori si sono insospettiti per il numero elevatissimo di candidati al titolo. C’era sproporzione con le cifre degli iscritti alla Camera di Taranto. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina dal comandante della Guardia di finanza colonnello Nicola Altiero. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso e di corruzione. Contro di loro ci sono centinaia di pagine con il resoconto di ore e ore intercettazioni telefoniche, pedinamenti e appostamenti. Le fiamme gialle hanno scoperto che l’organizzazione criminale era in grado di produrre e utilizzare documenti falsi, consentendo così ad almeno 18 persone senza alcun titolo, di conseguire nell’ultimo anno l’iscrizione nell’albo professionale degli agenti di affari di mediazione. Questi 18 soggetti oggi sono indagati in stato di libertà. Sono per lo più residenti al Nord. Indagati sono pure tre dipendenti dell’agenzia che rilasciava gli attestati. 

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione, dietro compenso, garantiva il superamento dell’esame per il conseguimento del titolo e procurava il cambio di residenza fittizio per partecipare al corso. Quasi tutti gli esaminandi risultavano residenti a casa di Quasucci. Per l’accusa, sarebbe proprio quest’ultimo a capo dell’associazione per delinquere, ma decisivo sarebbe anche il ruolo del funzionario della Camera di Commercio che assicurava il conseguimento degli attestati. L’iscrizione al ruolo, a Taranto, per chi si affidava all’organizzazione smantellata dalla Guardia di finanza, aveva un tariffario variabile. Prima della crisi poteva arrivare a costare (comprese le pratiche per il necessario cambio di residenza) fino a ottomila euro. Dopo, con la recessione, per portare a casa il pezzo di carta bastavano «solo» cinquemila euro.
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