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In Puglia e Basilicata

Mesagne, bare abbandonate nel Giorno dei Morti

Mesagne, bare abbandonate nel Giorno dei Morti
di GIUSEPPE FLORIO 
Cimitero in degrado e costellato addirittura di bare rottamate, in alcuni suoi vialetti, proprio a ridosso della ricorrenza dei defunti, quando maggiore è l’afflusso di cittadini e maggiore dovrebbe essere anche la cura e la pulizia del campo santo. L’accatastamento di alcune bare rottamate, tra l’altro, pone anche inquietanti interrogativi sotto il profilo igien ico-sanitario

02 Novembre 2009

di GIUSEPPE FLORIO 

MESAGNE - Cimitero in degrado e costellato di bare rottamate proprio a ridosso delle ricorrenza dei defunti. È il pomeriggio del 28 ottobre, mancano poco più di 4 giorni alla solenne Commemorazione dei defunti. Il percorso tra i viali del cimitero di Mesagne è sempre dolente, quasi una via crucis di chi è rimasto. Il viavai nel camposanto è frenetico, come se indirizzare una prece (spazzare i pavimenti delle tombe, cambiare fiori e acqua ai vasi di finto cristallo di Boemia), possa restituire un po’ di vita a chi non l’ha più. 

In preparazione del «giorno dei morti» - ricorrenza religiosa ma pure autentico rito di contrizione collettiva - il cimitero acquista luce nuova. Ogni famiglia acconcia la dimora dei propri congiunti passati a miglior vita, consapevole di dovervi un giorno «traslocare». Lo stesso vale per strade e viuzze interne e per gli appezzamenti ancora non edificati: ogni zona viene ripulita. O quasi. In fondo a via S. Camillo De Lellis, alle spalle della Confraternita di Mater Domini, svetta un enorme container. L’area appare degradata: cumuli di tufi e mattoni, ciuffi di erba incolta, penose macchie di umidità sulle mura esterne. Ma un container attira l’attenzione. Al suo interno, una terribile sorpresa, uno sfregio al decoro civile ma anche – probabilmente – alle regole dell’igiene pubblica. Ammonticchiate una sull’altra, in studiato disordine, si notano oltre una dozzina di bare. Casse da morto, certamente vuote, alcune rinchiuse in fretta in comuni sacchi di plastica nera; la maggior parte libere, dischiuse o sconquassate, ripulite alla bell’e meglio di chissà quali residui di decomposizione. Legni frantumati tra fregi e decori di un antico pessimo gusto; lamiere di metallo, promiscuamente mescolate a lembi di pizzi delle lenzuola funebri: uno spettacolo macabro, frutto di recenti estumulazioni ed esumazioni, come si deduce osservando alcune casse che hanno mineralizzato la salma nel campo. 

Poco più in là, centinaia di lapidi marmoree ammassate, integre o spezzate: Antonio, Carmela, Maria Teresa, «i figli posero» tra «bicchieri portafiori» ed effigi sacre. «Per i frammenti di legname e stoffa, gli stessi devono essere confezionati in idonei contenitori e smaltiti presso impianti di termodistruzione per rifiuti, …, o in discariche per rifiuti urbani. Per le parti metalliche quali zinco, ottone, piombo, devono essere disinfettate nel caso in cui queste presentino rischi di pericolosità e poi devono essere inviate al recupero mediante rottamazione»: così recita, inerte come una salma, l’articolo 85 del «Regolamento comunale di Polizia Mortuaria», in attesa che qualcuno ne onori le disposizioni.
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