Mercoledì 17 Agosto 2022 | 10:21

In Puglia e Basilicata

Un po’ di chiarezza  sull’influenza suina

Un po’ di chiarezza  sull’influenza suina
Il commento del direttore CARLO BOLLINO 
Appena sei mesi fa l’esplosione di una pandemia di influenza suina veniva considerata la peggiore delle prospettive possibili e perciò, in fin dei conti, improbabile. Oggi non soltanto la pandemia si è verificata, ma ha raggiunto dimensioni talmente estese da non poter essere più neppure misurate se non attraverso calcoli statistici. Sei mesi fa la sola ipotesi della pandemia veniva associata agli scenari apocalittici della «spagnola», la Grande influenza che tra il 1918 e il 1919 uccise 50 milioni di persone, mentre oggi quello stesso scenario fa sorridere. L’influenza suina viene infatti considerata ormai per nulla pericolosa
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02 Novembre 2009

di CARLO BOLLINO 

Proviamo a capirci qualcosa: appena sei mesi fa l’esplosione di una pandemia di influenza suina veniva considerata la peggiore delle prospettive possibili e perciò, in fin dei conti, improbabile. Oggi non soltanto la pandemia si è verificata, ma ha raggiunto dimensioni talmente estese da non poter essere più neppure misurate se non attraverso calcoli statistici. Sei mesi fa la sola ipotesi della pandemia veniva associata agli scenari apocalittici della «spagnola», la Grande influenza che tra il 1918 e il 1919 uccise 50 milioni di persone, mentre oggi quello stesso scenario fa sorridere. L’influenza suina viene infatti considerata ormai per nulla pericolosa, con un indice di mortalità calcolato allo 0,2 per mille contro il 7 per mille attribuito, per esempio, alla comunissima influenza stagionale, quella che i ragazzi chiamano anche «scuolite» considerandola il modo più innocuo ed efficace per evitarsi qualche giorno di lezione. 

Poche settimane fa infine, definendo il piano per le vaccinazioni, il ministero della Salute ha deciso di dare priorità ai vaccini contro l’influenza stagionale, evidentemente ritenendola molto più rapida e aggressiva del virus della suina H1N1. Ma pure questa previsione si è rivelata sbagliata, al punto che in questo momento in Puglia l’influenza suina già viaggia al ritmo di migliaia di casi a settimana, mentre della stagionale ancora non c’è traccia. Con il risultato paradossale che ci si può vaccinare per una malattia ancora lontana da venire, mentre non ci sono vaccini contro l’epidemia in corso. 

vaccino per influenza suina o AI medici adesso rassicurano: il vaccino è addirittura inutile, contro la temutissima influenza A in realtà basta uno «sciroppo di coperte». E gli allarmi lanciati per mesi? E le paginate di interviste, analisi, previsioni sulla sciagura imminente? Tutto falso? Come già accadde con la mucca pazza (2001), poi con la sars (2003) e da ultimo con l’aviaria (2004) agli scenari iperbolici per fortuna quasi mai seguono conferme. 

Nel caso dell’influenza suina siamo però al punto che il ministero della salute ha diramato alle Regioni una circolare con la quale ordina addirittura di fermare la pratica del «tampone » utilizzato per la diagnosi del virus ritenendola ormai del tutto inutile, e circoscrivendo l’accertamento solo ai casi di malati più gravi. E questo per evitare «sperpero di denaro». Come dire che i casi di suina sono ormai talmente numerosi, che viene considerato uno spreco pretendere di classificarli. 

Quando l’assessore pugliese alla sanità Tommaso Fiore parla quindi, come ha fatto anche ieri con la «Gazzetta», di 2500 casi di influenza suina ogni settimana, lo fa sulla base di una «stima epidemiologica » perché quanti siano effettivamente nessuno lo sa. I dati numericamente certi sono soltanto quelli che derivano dalle analisi di laboratorio, e questi dicono che ogni giorno si effettua in Puglia una media di 200 «tamponi» (tanti sono quindi i casi più gravi) e fra questi il 40 per cento risultano influenza: dai vetrini emergono sempre, si badi bene, casi di influenza suina, mai e nessuno di influenza stagionale. Ottanta nuovi ammalati gravi al giorno, oltre 500 a settimana. Più le altre migliaia di infettati ma che non sarebbero in condizioni preoccupanti. 

Eppure, a dispetto delle evidenti dimensioni dell’epidemia, il messaggio è chiaro: nessuna paura, la situazione è sotto controllo, persino le scuole al momento è inutile pensare di chiuderle nonostante poche settimane fa (quando l’e pidemia non era ancora esplosa) il ministro dell’istruzione Gelmini aveva annunciato il contrario. 

E così sorge un dubbio: visto l’apparente abisso tra il catastrofismo di sei mesi fa e il tranquillismo di oggi, non c’è il rischio che dopo aver esagerato prima, si stia sottovalutando ora? Siamo certi che la «strategia dell’ottimismo» deliberatamente adottata dalle autorità non si riveli un boomerang? E cosa accadrà tra dicembre e gennaio quando al tradizionale picco della influenza stagionale si sovrapporrà la lunga coda dell’epidemia di influenza suina? Dopo tanti mesi di poca chiarezza e cattiva informazione da parte di esperti, autorità sanitarie e di noi giornalisti, è ora che si risponda con parole semplici ma definitive ai timori della gente, dando finalmente indicazioni certe. E risparmiandoci le previsioni che tanto su quelle, si è capito, falliamo tutti. (carlo.bollino@gazzettamezzogiorno.it)
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