Martedì 16 Agosto 2022 | 13:11

In Puglia e Basilicata

Orrore a Canosa abusi a psicolabile costretta a 10 aborti

Orrore a Canosa abusi a psicolabile costretta a 10 aborti
di GIANPAOLO BALSAMO 
Otto anni di violenze sessuali, ripetute e giudicate «aberranti e snaturate» dagli investigatori, nei confronti di una donna di Canosa con problemi di natura psichica. Almeno dieci volte, inoltre, avrebbe costretto la sventurata, oggi 31enne, ad abortire presso strutture sanitarie pubbliche o private. Arrestato un 69enne di Barletta, accusato di violenza sessuale nei confronti della canosina, in cura presso il locale Servizio di igiene mentale

31 Ottobre 2009

CANOSA - Otto anni di violenze sessuali, ripetute e giudicate «aberranti e snaturate» dagli investigatori, nei confronti di una donna di Canosa con problemi di natura psichica. Almeno dieci volte, inoltre, avrebbe costretto la sventurata, oggi 31enne, ad abortire presso strutture sanitarie pubbliche o private. 

Matura tra Canosa e Barletta, nel Nord Barese, l’ennesima squallida storia di violenze ai danni di una donna, portata tristemente alla luce dai poliziotti del commissariato di Canosa che, ieri mattina, hanno arrestato con accuse infamanti un 69enne di Barletta, accusato di violenza sessuale nei confronti di una canosina che, proprio a causa dei suoi disturbi psichici, era in cura presso il locale Servizio di igiene mentale. 

L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari Francesco Zecchillo su richiesta del pm Antonio Savasta che ha coordinato le indagini condotte dai poliziotti della squadra investigativa del commissariato di Canosa ai quali, lo scorso mese di maggio, si era rivolta l’anziana madre della vittima per denunciare solo una parte delle violenze subite dalla figlia. Stando al racconto della sventurata protagonista della vicenda, il 69enne di Barletta avrebbe più volte approfittato di lei, evidentemente facendo perno sulla sua condizione di inferiorità psicologica. Stando sempre alla denuncia, gli abusi si sarebbero svolti nell’arco di quasi otto anni, consumati sempre in auto, nelle campagne di Canosa ma, anche, nell’agro di Barletta. In «compenso», si fa per dire, avrebbe ricevuto piccoli regali, l’appoggio dell’uomo nei momenti di bisogno e con lui sarebbe andata a mangiare in alcuni ristoranti dell’hinterland. 

La donna, è stato anche accertato dai poliziotti, dopo aver subito le violenze, sarebbe stata costretta ad abortire in cliniche private e ospedali. Ogni volta era l’uomo a pagare gli interventi chirurgici ai quali la donna si sarebbe sottoposta. 
di GIANPAOLO BALSAMO
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