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In Puglia e Basilicata

Bari, i killer lo uccidono sotto gli occhi del padre

Bari, i killer lo uccidono sotto gli occhi del padre
di CARLO STRAGAPEDE
BARI - Un uomo di 34 anni, Cosimo Fraddosio, è rimasto ucciso, e suo padre Giuseppe Fraddosio è rimasto ferito in modo non grave in una sparatoria avvenuta ieri pomeriggio, intorno alle 16,15, all’interno dell’autoparco gestito da entrambi, alla traversa 71 di viale Europa, al quartiere San Paolo
• Investigatori: padre e figlio non risultano organici a un'organizzazione mafiosa

31 Ottobre 2009

di Carlo Stragapede

BARI - Un uomo di 34 anni, Cosimo Fraddosio, è rimasto ucciso, e suo padre Giuseppe Fraddosio è rimasto ferito in modo non grave in una sparatoria avvenuta ieri pomeriggio, intorno alle 16,15, all’interno dell’autoparco gestito da entrambi, alla traversa 71 di viale Europa, al quartiere San Paolo.

Cosimo Fraddosio, soprannominato «Mimmo», era noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, soprattutto furti in appartamento. Suo padre, Giuseppe, detto «Laguagliona», invece, negli anni Novanta era ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia un esponente di medio calibro del clan Diomede-Mercante, che in quel periodo gestiva una grossa fetta del mercato della droga e delle estorsioni nel popoloso quartiere. Stando a indiscrezioni, però, ultimamente Pinuccio Fraddosio, a 56 anni, sembrava dedicarsi esclusivamente all’autoparco che gestiva con il figlio Mimmo, a pochi passi dall’ufficio del Giudice di pace. Anche se fonti investigative spiegano che il clan Diomede-Mercante, al San Paolo, è ancora attivo e interessato a certi affari illeciti.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti - sull’episodio indagano gli agenti della Squadra mobile, agli ordini del vicequestore Massimo Modeo, coordinati dalla Dda - due pistoleri sarebbero entrati in azione a bordo di una moto di grossa cilindrata. Avrebbero puntato direttamente al prefabbricato degli uffici dell’autoparco «Mediterranea Annarita», che si trovano subito dopo il cancello d’ingresso, a sinistra.

Qui, come praticamente tutti i giorni, Giuseppe Fraddosio si trovava con il figlio Mimmo. A quanto pare non avevano dipendenti ma gestivano l’attività imprenditoriale di persona, dividendosi nei turni di giorno e di notte.

Uno dei due pistoleri è sceso dalla moto e, spianando una pistola presumibilmente di piccolo calibro, ha premuto il grilletto una decina di volte. Mimmo Fraddosio, 34 anni, è stato raggiunto alla nuca da cinque o sei colpi. Il padre è stato ferito in modo non grave, da un proiettile. Entrambi sono stati raccolti da un’auto privata e trasportati all’ospedale San Paolo, che dista meno di un chilometro. Qui Mimmo Fraddosio - omonimo di Cosimo Damiano Fraddosio, 31 anni, coinvolto e poi scagionato dall’omicidio di Amleto Mercante del 2005 - è morto pochi minuti dopo il suo arrivo.

Il possibile movente? Secondo indiscrezioni, la sparatoria potrebbe essere nata da una discussione derivata da quello che potrebbe essere stato interpretato come un affronto dei Fraddosio, da parte di qualcuno troppo «rispettabile» da farla passare liscia. Futili motivi? Può darsi: comunque gli agenti della Mobile hanno lavorato tutta la notte per dare una spiegazione al fatto di sangue e soprattutto per individuare i killer. Nell’ottica di questo ipotetico movente, due potrebbero essere le sequenze possibili: o la discussione è nata fra i Fraddosio e i killer sul momento, fino a quando i pistoleri, seduta stante, hanno estratto l’arma e hanno sparato; oppure la lite e la sparatoria si sono verificate in due momenti distinti, nel senso che i sicari sono andati a vendicare il presunto affronto al personaggio intoccabile, avvenuto qualche ora o qualche giorno prima.

Gli uomini della Mobile, però, stanno vagliando anche la pista del regolamento di conti inquadrabile nelle logiche mafiose in senso stretto. A questo proposito, sarà decisivo - per gli investigatori e la Dda - scandagliare il passato della vittima, Mimmo Fraddosio, e del padre ferito, per cercare un «addentellato» chiarificatore. In quella parte del quartiere, per alcune famiglie che vi abitano, purtroppo le logiche mafiose sono come un abito d’acciaio, dal quale è impossibile liberarsi. Proprio come una camicia di forza.
(Nella foto di Luca Turi il luogo del delitto)
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