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Bari, tratta nigeriane fermati 2 trafficanti

Bari, tratta nigeriane fermati 2 trafficanti
BARI - La squadra mobile di Bari ha fermato due dei tre presunti capi di una organizzazione dedita alla tratta di giovani donne nigeriane che venivano – secondo l'accusa – "acquistate" in piccoli e sperduti villaggi della Nigeria, portate in Italia dopo un viaggio disumano via mare e costrette a prostituirsi. Nelle intercettazioni il racconto di un naufragio: 300 morti, 20 i sopravvissuti
• Maman usavano riti voodoo

30 Ottobre 2009

BARI - ''La barca si è spezzata in due''. Epoi ancora: “Trecento persone sono morte e le 20 sopravvissute sono state portate in Libia”. A dialogare al telefono sono due trafficanti di clandestini nigeriani che gestiscono la tratta degli schiavi dal paese africano. Il riferimento è ad uno dei due barconi di disperati salpati da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli, e affondati nel Mediterraneo il 28 marzo scorso con oltre 600 persone, tutte morte. 

Quel dialogo telefonico, che risale al giorno successivo alla tragedia, è stato intercettato dalla procura antimafia di Bari nell’ambito di un’indagine sulla tratta di giovani schiave dalla Nigeria attraverso la Libia. Così dalla primavera di quest’anno all’indagine sulla tratta si è aggiunta quella sul naufragio, sempre diretta dal pm Giuseppe Scelsi ma stavolta con l’ipotesi di reato di strage colposa. 

Nel registro degli indagati è iscritto il nome di un cittadino nigeriano che sarebbe tra i responsabili dell’affondamento dei barconi e tra i boss che gestiscono il racket delle giovani schiave. Dai dialoghi intercettati dalla procura antimafia barese emerge anche che un trafficante rimprovera l’altro facendogli notare che “le barche si sono spezzate in due sia per la pessima qualità del legno” usato per costruirle sia per le “non buone condizioni del mare”. 

Un altro trafficante respinge invece le accuse mossegli dai complici e dice con freddezza: “Tutti danno la colpa a me del naufragio ma che colpa ne ho io se c'era cattivo tempo!”. Sulle due barche affondate c'erano donne nigeriane vittime della tratta organizzata da loro connazionali e semplici fuggiaschi che avevano pagato il "biglietto" del viaggio in mare che li avrebbe portati in Italia. 

Su uno dei due battelli di disperati inghiottiti dal mar Mediterraneo erano state ammassate 253 persone, sull'altra 365. Quello stesso giorno dalla Libia si sa che partirono altri due barconi, ma sulla loro sorte non si hanno notizie certe, tranne che 350 clandestini vennero soccorsi e salvati da una nave cisterna italiana. 

Dagli atti dell’indagine risulterebbe che le giovanissime nigeriane morte erano state acquistate dalla banda in villaggi dimenticati e con le carovane avevano attraversato il deserto del Niger, dove alcune di loro sarebbero morte di stenti. La carovana di disperati avrebbe quindi raggiunto le basi libiche dell’organizzazione, dove le donne – affamate e senza potersi neppure lavare – sarebbero state caricate sui barconi e "spedite" in Italia per essere vendute ad altre organizzazioni che le avrebbero sfruttate come prostitute.
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