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In Puglia e Basilicata

Sversavano veleni nel terreno: azienda sequestrata a Barletta

Sversavano veleni nel terreno: azienda sequestrata a Barletta
BARLETTA - Cloruri, solfati, alluminio enichel: sono queste le sostanze velenose finite nel sottosuolo, a Barletta, sversate illecitamente – secondo gli investigatori - per oltre 40 anni, da un’azienda, l’opificio 'Alupoint srl' che oggi i militari della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro. Il titolare e il legale rappresentante dell’impresa sono stati denunciati.

28 Ottobre 2009

BARLETTA - Cloruri, solfati, alluminio enichel: sono queste le sostanze velenose finite nel sottosuolo, a Barletta, sversate illecitamente – secondo gli investigatori - per oltre 40 anni, da un’azienda, l’opificio 'Alupoint srl' che oggi i militari della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro. Il titolare e il legale rappresentante dell’impresa sono stati denunciati. 

I valori di queste sostanze, stando a prelievi compiuti da tecnici dell’Arpa Puglia, superano quelli consentiti in alcuni casi anche fino al 100%. Le sostanze venivano sversate sistematicamente nel terreno, per dieci ore al giorno, tanto quanto durava il ciclo produttivo quotidiano. 

Sul registro del formulario dei rifiuti risultano ufficialmente prelevate solo acque di scarico dal pozzo nero; per 40 anni, invece, i reflui delle lavorazioni della azienda, che si occupa di ossidazione e anodizzazione dell’alluminio, non sono mai stati prelevati nè riciclati per essere reimpiegati in un possibile ciclo chiuso dall’azienda stessa. 

I reflui sono finiti per quasi mezzo secolo nel terreno, passando attraverso tre vasche interrate, della capacità di 16.000 litri, collegate tra loro con il sistema dei vasi comunicanti, e poi, attraverso una conduttura in un pozzo artesiano, cioè nelle falde acquifere. 

Tutto questo i militari della guardia di finanza lo hanno scoperto durante una ispezione fiscale nella ditta, dove lavorano 19 operai. I denunciati sono il titolare, un 31enne del posto, e il legale rappresentante, un dipendente di 39 anni.

A maggio scorso i finanzierihanno ispezionato l’azienda, notando una conduttura scoperta che corre lungo il perimetro del corpo di fabbrica. Seguendola, sono arrivati alla zona delle vasche, coperte da un calpestio in cemento armato. 

Con un georadar, un robot che compie una sorta di radiografia della consistenza del terreno hanno trovato il punto finale della conduttura che dalle vasche porta al pozzo artesiano dove finiscono i reflui altamente inquinanti. In seguito a queste informazioni il pm della procura di Trani Fabio Buquicchio ha chiesto e ottenuto dal gip Roberto Oliveri del Castillo il sequestro degli opifici e la denuncia di titolare e rappresentante legale. 

Le indagini proseguono per stabilire con certezza la gravità dell’inquinamento: gli inquirenti non escludono che si possa profilare una ipotesi di reato di disastro colposo. Su 19 dipendenti, inoltre, due lavorano in nero.
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