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In Puglia e Basilicata

Gianpi puntava agli appalti per i tumori

Gianpi puntava agli appalti per i tumori
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
Nell'estate del 2008, poco prima della famosa vacanza in Sardegna, Gianpaolo Tarantini aveva cominciato ad alzare il tiro. L'escalation, il salto di qualità del re delle protesi oggi agli arresti domiciliari, non era soltanto nel tentativo di agganciare la corte del premier Silvio Berlusconi. Mentre progettava la sua pazza estate fatta di donne e cocaina, Tarantini aveva cominciato a occuparsi degli appalti più importanti che riguardano la sanità pugliese. Non solo protesi ortopediche, ma grandi apparecchi da milioni di euro l'uno. Come la medicina nucleare del Policlinico di Bari. Sì, le macchine per scoprire i tumori
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28 Ottobre 2009

BARI - Nell’estate del 2008, poco prima della famosa vacanza in Sardegna, Gianpaolo Tarantini aveva cominciato ad alzare il tiro. L’escalation, il salto di qualità del re delle protesi oggi agli arresti domiciliari, non era soltanto nel tentativo di agganciare la corte del premier Silvio Berlusconi. Mentre progettava la sua pazza estate fatta di donne e cocaina, Tarantini aveva cominciato a occuparsi degli appalti più importanti che riguardano la sanità pugliese. Non solo protesi ortopediche, che a poche migliaia di euro a pezzo necessitano di grandi numeri per fare fatturato, ma grandi apparecchi da milioni di euro l’uno. Come la medicina nucleare del Policlinico di Bari. Ovvero le macchine per scoprire i tumori. 

La guardia di finanza, in una intercettazione del 23 luglio, ascolta la telefonata tra Gianpaolo Tarantini e un tale Gigi (un napoletano, agente di alcuni importanti fabbricanti di apparecchiature sanitarie). L’oggetto della conversazione è, appunto, un grosso appalto del Policlinico: quello da 18 milioni per la fornitura della Pet-Tac. 

L’appalto è diviso in due lotti: uno riguarda la Pet vera e propria, l’altro, il più grande (vale 6,5 milioni) è relativo a due acceleratori lineari e ad altri sistemi diagnostici per la radioterapia. La gara non è ancora stata aggiudicata, ma ha ricevuto parecchie offerte. Secondo la finanza, gli appetiti di Tarantini si concentrano su quell’appalto particolarmente complesso (ad aprile scorso la dirigenza dell’azienda ospedaliera Policlinico ne ha rinviato i termini). 

Dopo aver ascoltato la telefonata, i militari si convincono della «scarsa liceità della trattativa», e osservano che i due (Gigi e Tarantini) avevano un contatto nel reparto di oncologia (il riferimento all’Oncologico, annota la Finanza, è erroneo): una persona «alta e prestante » che gli addetti ai lavori non faranno fatica a individuare. 

Ecco un passaggio della conversazione telefonica intercettata: 
GIANPAOLO: senti ma capiti a Bari tu? E vediamoci domani urgentemente dai. 
GIGI: e ti spiego però qual è il problema. Sto con gli uomini della Varian per quella gara che si è fatta all’oncologico. 
GIANPAOLO: io di quella ti voglio parlare. (...) 
GIGI: Ma io quando arrivo a Bari mi devo vedere con una persona che tu conosci. 
GIANPAOLO: ma bionda, ma è una signora, è una donna? 
GIGI: no, che signora, lavora all’oncologico... è alta un metro e novanta capiscimi a me. 
GIANPAOLO: ah, vabbè ma non c’entra un cazzo quella. 
GIGI: lo so però dobbiamo parlare di un’altra cosa un capitolato nuovo. (...) Tu che chance hai qua? 
GIANPAOLO: su quella già uscita... guarda mi interessava... aspetta ti dico se è questa aspetta un attimo che l’ho visto prima. 
GIGI: questo c’è una gara per due acceleratori. 
GIANPAOLO: sì quella là quella là. 
GIGI:allora facciamo così quando sono a Bari ti chiamo e troviamo il modo di incontrarci un attimo, va bene? 

È poi interessante dare un’occhiata alle coperture di cui Tarantini godeva nella Asl di Bari. In una delle tante informative di quel periodo la guardia di finanza definisce «al servizio di Tarantini» il funzionario Antonio Colella, fino a poco tempo fa capo degli appalti e ora trasferito a Molfetta. Colella aveva difficoltà a far passare alcune delibere di pagamento sottoposte al controllo di Filippo Tragni (funzionario «incorruttibile», secondo i militari), tanto da lamentarsene con lo stesso Tarantini: Colella definisce il collega «pezzo di m...», e promette un suo intervento nei confronti di Lea Cosentino «per farlo cacciare». In un caso, la sera del 17 luglio del 2008, Colella chiama Tragni per lamentarsi: aveva bloccato il pagamento di un ordine che Tarantini si era fatto firmare non dal primario, ma da un semplice assistente. «È verosimile - annotano i finanzieri nell’informativa - che Colella non avesse volutamente rilevato l’anomalia, ciò in osservanza del patto illecito conseguito con Tarantini, cercando, al contempo, di giustificare il proprio operato agli occhi di colui che invece, agendo secondo norma, aveva riscontrato l’incompletezza della trattazione ». 

COLELLA: mi ha chiamato Gianpaolo come se stava un po’ incazzato con te, no? 
TRAGNI: no, gli bloccai quella cosa poi te la faccio vedere tutta la pratica, quella che facemmo, l’ultima... questo aveva acquisito la firma di un assistente medico. Allora c’era e abbiamo agli atti qua la richiesta, da tempo, del primario dello stesso reparto autorizzata dal direttore sanitario dell’ospedale, che fecero una richiesta per una apparecchiatura, questa sta ferma là. Poi ci sta questa dell’assistente non autorizzata, da nessuno, né dal primario né dal dirigente dell’ospedale, da nessuno. (...) Domani poteva fare un casino della madonna il direttore sanitario, uno piccioco. 
COLELLA: ma no, io l’ho visto la richiesta del... 
TRAGNI : ma non era quella, poi te la faccio vedere io, ce l’ho tutta io... 
COLELLA: aaaah. 
TRAGNI: vai tranquillo. 
COLELLA: ma io come... ma a me me l’hanno fatta vedere, a me me l’hanno fatta. 
TRAGNI : ma non era quella la richiesta, quella che aveva, poi la richiesta là sulla dichiarazione firmata solo... Ho detto: «vabbè questa va bene», ma prendiamo la sigla del primario, e l’ha fatto fare mi sembra. Perché mi disse ieri: «no, ho fatto fare quella cosa, domani va da quell’altro». Dissi: benissimo. 
COLELLA: ma l’ho visto come, come cioè l’ho visto, l’ho sentito contrariato. 
TRAGNI : quanto è fesso, è un cretino se pensa che... è il contrario io lo tutelo al massimo. 
COLELLA: ma io... è strano che mi sia sfuggito, tu sai che io faccio le cose precise, io me l’ha fatta vedere Varia... se poi non mi devo fidare dei collaboratori...
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
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