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Mafia del Gargano Un colpo in faccia ucciso il "padrino"

Mafia del Gargano Un colpo in faccia ucciso il "padrino"
Al vecchio capoclan è stata riservata un’esecuzione-simbolo: ucciso mentre era solo, nelle campagne di Monte Sant'Angelo, con colpi di arma da fuoco al volto, una perfetta esecuzione mafiosa (nella foto il corpo dopo il delitto). Francesco Libergolis non era propriamente vecchio, aveva 67 anni, ma era il capo storico della famiglia Libergolis (anche nota col nome Li Bergolis), protagonista dalla fine degli anni Settanta di una faida che ha insanguinato le vie del Gargano, con addentellati anche in Piemonte e in Lombardia, e che ha prodotto in 30 anni almeno una quarantina di morti e numerosi ferimenti
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27 Ottobre 2009

MONTE SANT'ANGELO (FOGGIA) – E' stato ucciso con uno o più colpi di pistola al volto Francesco "Ciccillo" Libergolis , detto "Calcarulo", ricco e potente allevatore di 66 anni di Monte Sant'Angelo, considerato il capo dell’omonimo clan. 

Secondo la ricostruzione che in queste ore stanno facendo i carabinieri del Comando provinciale di Foggia, che indagano sull'omicidio, coordinati dal pm Vincenzo Maria Bafundi della Procura di Foggia, l’agguato è stato compiuto nella tarda serata di ieri nella campagne di Monte Sant'Angelo. Forse Libergolis ha fatto appena in tempo a vedere negli occhi i suoi sicari: è stato eliminato senza neppure avere la possibilità di reagire o di cercare scampo nella fuga. 

L'anziano boss era arrivato da solo ieri sera in una sorta di masseria che funge anche da deposito di attrezzi. Probabilmente era andato lì per fare dei servizi, forse per mettere l’acqua nel radiatore della sua Opel nera. Lo si può dedurre dal fatto che il suo cadavere, col volto sfigurato, è stato trovato nei pressi della sua auto che aveva il cofano motore aperto e lì accanto una tanica d’acqua. 

Francesco LibergolisCiccillo Libergolis (nella foto) per anni è stato a capo dell’omonimo clan opposto a quello dei Primosa-Alfieri in una guerra che dal 1978 per anni ha insanguinato il Gargano con decine di morti ammazzati. Suo fratello Pasquale, che con lui divideva il comando del potente clan fu ucciso a colpi di fucile nel giugno del '95. Ieri sera è toccato a "Calcarulo". 

Al momento non si sa ancora se ad ucciderlo siano stati uno o più killer, anche perchè testimoni non ce ne sono. Quando ad una certa ora della sera i parenti hanno notato che Ciccillo non tornava a casa, si sono preoccupati. Alcuni di loro si sono recati al deposito di attrezzi trovando il cadavere del boss e hanno chiamato i carabinieri. 

FAIDA DEL GARGANO: UNA STORIA LUNGA 35 OMICIDI 
Sono 35 gli omicidi e altrettanti i tentativi di omicidio che da oltre 30 anni hanno caratterizzato la faida tra le famiglie di allevatori originarie di Monte Sant'Angelo. La guerra sarebbe cominciata alla fine degli anni settanta per questioni di abigeato, furto di bestiame, ma poi è diventata una vera e propria guerra per il controllo del territorio tra le famiglie, dicono gli investigatori, dei Libergolis e degli Alfieri-Primosa. Una faida nella quale Ciccilo Li Bergolis aveva perso quasi tutti i parenti più stretti: i fratelli Giuseppe e Pasquale, l'unico figlio maschio Matteo, ucciso il 2 marzo del 1992 e i cognati Matteo e Antonio Ciucci, assassinati rispettivamente il 14 gennaio e il 14 agosto del 1993. 

La lunga scia di sangue comincia nel 1978 con l’omicidio di Lorenzo Ricucci. La guerra degli anni ottanta tra Pasquale Libergolis da una parte ed i fratelli Alfieri dall’altra, culminò il primo marzo 1989 con l'assassinio di Peppino e Pietro Alfieri, compiuto ad un mese circa da un agguato al quale era miracolosamente riuscito a sfuggire Pasquale Libergolis. Questi venne catturato tre anni e mezzo dopo, nell’agosto 1992, con l’accusa di aver deciso il duplice omicidio dei suoi avversari di sempre: condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, venne assolto nel 1995 dalla Corte d’assise d’appello di Bari. Una assoluzione che si trasformò di fatto nella sua condanna a morte, poichè Pasquale Libergolis il 16 giugno del 1995 fu ucciso in un agguato a Monte Sant'Angelo.

Nel 1992, l’anno in cui furono messi a segno nove omicidi e sei tentativi di omicidio ci fu una vittima anche in Lombardia: a Nova Milanese, in provincia di Milano venne ucciso Nicolino Primosa, figlio di Antonia Alfieri, ritenuta dagli investigatori a capo del clan Alfieri-Primosa ma assolta nel giugno 2000 dal gup del Tribunale di Foggia a conclusione di un processo con rito abbreviato. Dopo anni di apparente calma, anche se contrassegnati da agguati spesso falliti la guerra si inasprì il 12 aprile 2001, un venerdì di pasquetta, quando sulla strada a scorrimento veloce furono uccisi Giuseppe Quitadamo, Francesco Prencipe e Daniele De Nittis. 

Poi una sequela di altri omicidi di allevatori riconducibili alle due famiglie fino al 2004 quando la mega operazione dei carabinieri Iscaro-Saburo portò in carcere quasi cento persone tutte facenti parte delle famiglie coinvolte nella cosiddetta faida del Gargano. Una faida che nel corso degli anni – stando alle indagini – aveva portato ad alleanze con altre famiglie di altre zone della Capitanata per allargare il territorio di controllo.
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