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In Puglia e Basilicata

Tagli di Eurostar?  Il Salento si mobilita

Tagli di Eurostar?  Il Salento si mobilita
La notizia non è ufficiale, visto che Trenitalia presenterà il prossimo 28 ottobre la nuova offerta dei treni eurostar a lunga percorrenza, ma il Salento già si mobilita ed è pronto a fare le barricate. «Dobbiamo organizzare una risposta immediata delle istituzioni e delle forze sociali del territorio per dire che è inaccettabile l’idea che la Puglia finisca a Bari, e che da Bari in giù ci sono solo treni locali, perchè il Salento è stato tagliato fuori dai grandi collegamenti»

24 Ottobre 2009

LECCE - Taglio dei treni eurostar city? La notizia non è ufficiale, visto che Trenitalia presenterà il prossimo 28 ottobre la nuova offerta dei treni eurostar a lunga percorrenza, ma il Salento già si mobilita ed è pronto a fare le barricate. «I ventilati tagli di treni tra il centro nord ed il Salento da parte di Trenitalia - dice Rocco Palese, capogruppo di Forza Italia alla Regione - al momento sono solo presunti. Ci auguriamo che restino tali e che si tratti di un errore , in caso contrario comunque garantiamo sin d’ora che ci attiveremo ad ogni livello (dalla Regione al Parlamento al Governo) per evitare qualsiasi penalizzazione dei cittadini del Salento e della Puglia. Non fasciamoci la testa prima ancora di rompercela». 

«Al momento - aggiunge - di certo c’è una notizia positiva quanto poco enfatizzata, ossia l’allungamento fino a Lecce della tratta di alta velocità ferroviaria Bari-Napoli. Un successo della delegazione salentina di parlamentari del Pdl che testimonia per ora l’attenzione del governo per il Sud e per il Salento. Evitiamo quindi di creare inutili allarmismi e aspettiamo che Trenitalia comunichi ufficialmente l’orario invernale». 

Antonio Rotundo, portavoce dell’opposizione di Palazzo Carafa, sottolinea che è necessario organizzare una protesta forte ed unitaria di tutto il Salento. «Non possiamo subire, infatti - spiega - senza reagire duramente, il taglio dei treni Eurostar city da e per Milano e Torino, perchè la loro soppressione rappresenta una ulteriore e pesante penalizzazione del Salento e delle sue popolazioni. Dobbiamo organizzare una risposta immediata delle istituzioni e delle forze sociali del territorio per dire che è inaccettabile l’idea che la Puglia finisca a Bari, e che da Bari in giù ci sono solo treni locali, perchè il Salento è stato tagliato fuori dai grandi collegamenti». 
Secondo Rotundo spetta alle forze politiche e sociali organizzare una diffusa mobilitazione per fare in modo che Trenitalia riveda tale assurda decisione e ripristini il vecchio orario. Così come è urgente invocare un intervento del governo nazionale ed in particolare del ministro dei Trasporti affinchè si faccia carico del problema. Per questo - conclude - sarebbe opportuno che nel consiglio comunale già programmato per il 28 ottobre venisse inserito un apposito punto all’ordine del giorno su questo tema. In questa direzione, il centrosinistra formalizzerà una specifica richiesta al presidente del consiglio comunale ». 

A scendere in campo è anche il consigliere comunale Wojtek Pankiewicz, del Centro moderato, il quale, nel corso di una protesta del 13 settembre del 2008, davanti alla stazione ferroviaria, si era legato addosso un cartello con la scritta «I salentini non sono cittadini di serie B». «Qualche giorno dopo - spiega - arrivarono le assicurazioni delle Ferrovie e di Trenitalia, in cui si spiegava che il Salento non sarebbe stato penalizzato e che certe conquiste non sarebbero più state messe in discussione. Purtroppo, ora pare invece che i treni Eurostar City che assicurano i collegamenti con il centro ed il nord Italia, diretti a Milano e a Torino, in totale tre Eurostar, non arriveranno più alle stazioni di Brindisi e Lecce. Per andare al nord, i salentini dovranno utilizzare treni locali per raggiungere il capoluogo regionale, sperando di giungere in orario e prendere la coincidenza». 
Secondo Pankiewicz, dunque, è inutile parlare di «questione meridionale», di «Grande Salento», di sviluppo del turismo se poi si procede con questi tagli. «Se così fosse - conclude - non ci resterebbe che organizzare dure e incisive forme di lotta per far capire, ancora una volta, che l’Italia non finisce a Bari».
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