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In Puglia e Basilicata

Mesagne, è morto da dieci giorni  ma non c’è una tomba disponibile

Mesagne, è morto da dieci giorni  ma non c’è una tomba disponibile
di GIUSEPPE FLORIO 
Celebrati i funerali il pomeriggio di giovedì 14, i funzionari del cimitero avvertono la famiglia: «Dovrete pazientare un paio di giorni, non ci sono tombe comunali disponibili». I familiari non piantano grane: aspettano pazientemente che al loro caro sia data degna sepoltura. Invece trascorrono i giorni, precisamente otto dalla data prevista per mettere fine almeno alle questioni pratiche. Prova a farsene carico il sindaco Incalza, cogliendo il dolore di chi è rimasto, ma neppure lui riesce nel «miracolo»: sollecita, esorta, insiste, ma il risultato è ancora niente

24 Ottobre 2009

di GIUSEPPE FLORIO 

MESAGNE - A dieci giorni dalla morte ancora senza una tomba. E’ accaduto a Marcello Catalano, operaio dell’Agusta, uomo mite e buono nel cui ricordo qualche amico azzarda: «Non doveva toccare proprio a lui». Si era scoperto «malato» a fine luglio, era dimagrito, si sentiva infiacchito pur essendo abituato ad interminabili passeggiate. Qualche accertamento, presto la diagnosi infausta: cancro ai polmoni. Il ricovero nell’ospedale Perrino, due mesi dopo – il 13 ottobre – la morte, ad appena 61 anni. Inconsolabili, al di là delle formule retoriche, la moglie, i figli Pierluigi e Cristina e tutti coloro che lo avevano conosciuto ed apprezzato: «Non è un caso se è stato l’unico operaio della sua azienda a ricevere la medaglia d’oro» , indica Cosimo Scalera, suo amico e collega di lavoro. «Era davvero una persona speciale, un uomo onestissimo ed un lavoratore preciso ed infaticabile. Se la morte è sempre ingiusta, nel suo caso l’ingiustizia sembra ancora maggiore». 

Celebrati i funerali il pomeriggio di giovedì 14, i funzionari del cimitero avvertono la famiglia: «Dovrete pazientare un paio di giorni, non ci sono tombe comunali disponibili». Un greve pensiero in più, ma i familiari non piantano grane: aspettano pazientemente che al loro caro sia data degna sepoltura. Invece trascorrono i giorni, precisamente otto dalla data prevista per mettere fine almeno alle questioni pratiche. Prova a farsene carico il sindaco Incalza, cogliendo il dolore di chi è rimasto, ma neppure lui riesce nel «miracolo»: sollecita, esorta, insiste. 

Le tombe comunali sono state approntate da tempo, i lavori edili terminati il 9 agosto, i ritardi si sarebbero accumulati sia per una inusitata scelta dell’allora dirigente dell’area tecnica Pasquale Fischetto, il quale avrebbe preteso il collaudo delle opere, sia attendendo dall’Amministrazione Comunale una risposta in merito al reperimento di ulteriori risorse per la fogna bianca. Nel frattempo Fischetto è andato via e gli uffici competenti hanno deciso di accelerare i tempi e procedere col certificato di regolare esecuzione. Ma si sa, la burocrazia, pur veloce, non asseconda le esigenze del cittadino: figuriamoci in momenti così drammatici. 

Oltre al povero Catalano, un'altra salma è in attesa di «sistemazione». «Penso che manchi poco, la settimana prossima entrambe le salme saranno tumulate», risponde garbatamente Pasquale Cocciolo, «storico» funzionario responsabile del cimitero. 
«Manca ancora qualche documento, lunedì si chiuderà questa dolorosa vicenda», chiarisce il coordinatore di giunta Cosimo Dimonte. 

C’è da precisare che i due defunti sono «parcheggiati» nella camera mortuaria del camposanto mesagnese proprio grazie alla «cortesia» di Cocciolo. I familiari dei compianti hanno rifiutato le inumazioni preferendo evitare che i propri cari fossero seppelliti in terra; ed hanno rifiutato anche quei loculi posti ad una eccessiva altezza da terra («Al quarto piano!», ricorda la figlia di Catalano, «Ma mia madre ha problemi di salute tali che le impedirebbero finanche di salire la scala a pioli per cambiare i fiori a papà»). Nessuna recriminazione, dunque, nei confronti gestori dei servizi cimiteriali, che anzi hanno dimostrato nel corso degli anni una sensibile disponibilità. Intanto la contrizione di chi ha perso una persona cara si riacutizza ogni momento di più, al pensiero che il suo corpo ancora non ha trovato pace in questo mondo così inospitale, tanto ai vivi quanto ai morti.
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