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In Puglia e Basilicata

Scandalo Sanità Inchiesta Tarantini spunta il 7° uomo

Scandalo Sanità Inchiesta Tarantini spunta il 7° uomo
Si tratta di un «nuovo» spacciatore, stazionava tra via Lattanzio e l’extramurale Capruzzi, girava in moto e contattava al volo gli acquirenti. Si chiama Pino ed è lui il contatto tra i clan baresi e Nico, pusher di Tarantini Sono citati entrambi negli atti dell’inchiesta, hanno fornito la coca ma sono liberi
• «Basta, da Gianpi le feste sono devastanti»

24 Ottobre 2009

di GIOVANNI LONGO 

BARI - «Per tutti i quantitativi di cocaina, mi sono sempre rifornito dalla stessa persona che se la fa tra via Lattanzio e l’extramurale Capruzzi, e che contattavo recandomi in quel quartiere dove era lui, che girando con una moto mi fermava e mi chiedeva cosa volessi». Nico De Palma, barese di 32 anni, indagato per spaccio di cocaina nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle feste vip organizzata nell’estate 2008 da Gianpaolo Tarantini in Costa Smeralda, «tira in ballo» un settimo uomo che, come lui, è libero. 
Vengono indicati come i principali fornitori della coca, eppure sono gli unici a non essere finiti in manette dopo Max Verdoscia, Stefano Iacovelli, Gianpi, Onofrio Spilotros e Alessandro Mannarini, tutti ai domiciliari. Nel corso dell’inter - rogatorio reso davanti al pm Giuseppe Scelsi lo scorso 17 settembre, Nico, ha provato a fornire agli investigatori alcune indicazioni sul suo procacciatore di cocaina, ma non è chiaro se siano bastate agli investigatori per identificarlo. 

«Questa persona - racconta Nico agli investigatori - girava senza casco, aveva 40-45 anni, capelli neri e ricci. Non so come si chiama. Tantissimi anni fa mi diede un numero di cellulare che non conoscevo più e si faceva chiamare Pino, ma credo non fosse il suo vero nome. In seguito - prosegue - mi ha chiesto di non chiamarlo più al cellulare, ma di rintracciarlo con le modalità che ho prima descritto». 

Nico spunta nell’inchiesta in modo volontario, perché è lui stesso a presentarsi dal magistrato. «Ho appreso dai giornali - scrisse l’11 settembre scorso al pm Scelsi - che il noto imprenditore Gianpaolo Tarantini, nel corso di un recente interrogatorio reso alla S.V., ha indicato tra i suoi fornitori di sostanza stupefacente un tale «Nico» e un tale «Onofrio». Poiché ritengo di essere a conoscenza di circostanze utili alle indagini, chiedo di essere interrogato alla presenza dei miei difensori di fiducia». 

Sei giorni dopo quella missiva, alle ore 16.20, «Nico» viene interrogato. L’uomo premette di conoscere Tarantini dal 2000. L’imprenditore acquistava capi di abbigliamento nel negozio di un suo parente. Da allora, spiega Nico, «è nata un’amicizia in quanto avevamo in comune l’interesse per la cocaina», e quindi ammette di avergliela fornita. Nico ricostruisce così le consegne dell’estate 2008, e ricorda che da giugno a fine agosto sono state sette le cessioni di cocaina per circa 400 grammi avvenute per lo più nella villa di Giovinazzo di Tarantini. Nico racconta di aver sempre trattenuto pochi grammi per sé. Ma nel suo racconto spunta una incongruenza, e per questo Nico viene risentito ai primi di ottobre. Deve chiarire la consegna di 50 grammi di cocaina, pagati 3.500 euro, che sostiene di aver fatto a Gianpi prima di Ferragosto. Il problema è che in quel periodo Tarantini non era a Bari ma in Sardegna.
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