Giovedì 11 Agosto 2022 | 10:06

In Puglia e Basilicata

«Io, mobbizzata dal vescovo per sette anni»

«Io, mobbizzata dal vescovo per sette anni»
di MARISTELLA MASSARI
Il racconto di C.M. la donna di 46 anni per le cui accuse di mobbing ora rischiano di andare sotto processo l’arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Papa e l’ex vicario della diocesi monsignor Nicola Di Comite. Oggi la donna pur avendo cambiato lavoro ed ambiente non è riuscita a cancellare il dolore di un’esperienza che dice di averla segnata per sempre. La replica del vescovo: fratelli e sorelle, io sono innocente
• Il gip: processate vescovo per mobbing
• Un vertice in Curia, si punta al proscioglimento

23 Ottobre 2009

«Non mi faccia parlare la prego. Ogni volta che ci penso sto sempre molto male». C.M., la donna di 46 anni per le cui accuse di mobbing ora rischiano di andare sotto processo l’arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Papa e l’ex vicario della diocesi monsignor Nicola Di Comite, ha cambiato ambiente, ha trovato un altro lavoro e altri colleghi. Ha cercato di lasciarsi alle spalle gli anni trascorsi alla Lumsa da segretaria e quelle che lei ritiene essere state le vessazioni subite. 

«È un capitolo doloroso della vita - dice la donna -, che spero di poter chiudere molto presto. Ma mi rendo conto che più andiamo avanti e peggio è. E che, pur se non vedo l’ora che sia tutto finito, mi rendo conto che quando ripenso alla mia storia sto sempre molto male». C.M. non è riuscita a cancellare il dolore di un’esperienza che dice di averla segnata per sempre. 

La donna, sin dal 1986, all'età di ventitré anni, come si legge nelle carte processuali, è impiegata in un ente di formazione istituito e gestito nella provincia di Taranto dalla Chiesa cattolica. Svolge innumerevoli mansioni e «si spende per la migliore organizzazione dell’ente dedicando a questo suo compito tredici anni della propria vita, con grande e manifestato apprezzamento dei responsabili, dei docenti e degli studenti». Ma ben presto, secondo la denuncia della 46enne, le cose cambiano. « Dal 1999, nello stesso ente - si legge nelle carte processuali -, vengono a determinarsi situazioni che, sin dagli ultimi mesi del 2004, sulla persona della lavoratrice, ormai madre di famiglia, con marito e due figli appena adolescenti, si conclamano in gravi lesioni». 
Queste «gravi lesioni», secondo il perito di parte, consisterebbero in «disturbi da panico e da sindrome post-traumatica da stress nonché in depressione grave; il tutto determinato da una continua situazione occupazionale disfunzionale caratterizzata da sovraccarico di lavoro e da costrittività organizzative ed attribuibile ad un fenomeno palesemente di mobbing lavorativo e relazionale». 

La perizia, secondo l’accusa sarebbe stata supportata da specialisti della materia e da alcune delle più importanti cliniche del lavoro in Italia. Nel marzo 2005, dopo diciotto anni di lavoro nello stesso ente ecclesiastico, la lavoratrice, ormai quarantaduenne, viene licenziata. Le lesioni vengono diagnosticate con carattere permanente al 71,20 per cento. Secondo il perito di parte, nell’ipotesi più fausta con esiti permanenti difficilmente reversibili.
di MARISTELLA MASSARI

OGGI, LA REPLICA DEL VESCOVO: FRATELLI E SORELLE, IO SONO INNOCENTE
«Voglio rassicurarvi, fratelli e sorelle, che la mia coscienza di pastore della diocesi è tranquilla: non ho mai avuto notizia nè motivo di credere che nella segreteria della Lumsa si ponessero comportamenti configurabili come mobbing». Così l’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Papa, esprime in una lettera alla comunità diocesana il suo stato d’animo dopo essere stato indagato dalla procura di Taranto per comportamenti omissivi in relazione a un presunto caso di mobbing che si sarebbe verificato nella sede dell’Edas Lumsa di Taranto ai danni di una ex segretaria. 

«Nonostante l’amarezza causata in me dalla notizia - prosegue – posso dirvi che sono sereno perchè ho trovato nella luce della preghiera e nel conforto della vostra solidarietà la forza di continuare l’esercizio della mia carità pastorale nei confronti della comunità cristiana e della società civile». Poi mons.Papa confida ai fedeli di essersi astenuto dal rendere «qualsiasi dichiarazione pubblica relativa alla vicenda non perchè avessi qualcosa da nascondere o da temere, ma unicamente per la consapevolezza del mio ruolo istituzionale e soprattutto per il rispetto sempre avuto nei confronti della magistratura». «Resta comunque sempre vero – conclude l’arcivescovo – quello che gli antichi dicevano e cioè che in nome della giustizia, a volte, si possono compiere tante ingiustizie e tante violenze morali nei confronti delle persone. Mi auguro che non sia così per il mio caso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725