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In Puglia e Basilicata

Per recuperare 16 euro  Asl barese ne paga 1.600 di spese legali

Per recuperare 16 euro  Asl barese ne paga 1.600 di spese legali
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Per farsi pagare un ticket di pronto soccorso da 16 euro le Asl pugliesi sono arrivate a tirarne fuori 1.600 in spese legali. Un’assurdita, però è proprio così che funziona la pubblica amministrazione. E così capita che, anno dopo anno, le spese legali per recuperare 2 milioni di lire del 2000 finiscano per drenare 284.840 euro dalle casse della sanità pubblica. Questa è la storia di una catena di errori iniziati quasi 10 anni fa e sfociati - nel 2007 - in una transazione tra l’Asl di Bari e un legale. Il costo totale è di quasi 300mila euro

23 Ottobre 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Per farsi pagare un ticket di pronto soccorso da 16 euro le Asl pugliesi sono arrivate a tirarne fuori 1.600 in spese legali. Un’assurdita, roba da Striscia la Notizia. Però è proprio così che funziona la pubblica amministrazione, al di là di ogni colore politico. E così capita che, anno dopo anno, le spese legali per recuperare 2 milioni di lire del 2000 finiscano per drenare 284.840 euro dalle casse della sanità pubblica. Questa è la storia di una catena di errori iniziati quasi 10 anni fa e sfociati - nel 2007 - in una transazione tra l’Asl di Bari e un legale. Il costo totale è di quasi 300mila euro. 

Ad aprile del 2000 l’Asl Bari/2 affida all’avvocato Luigi Lemma, allora praticante, l’incarico di recuperare i ticket non pagati negli ospedali della zona. La delibera dice che l’avvocato deve farsi pagare dai debitori sia i ticket che il suo onorario, a meno che (e qui sta il nodo di tutta la storia) il credito non risulti irrecuperabile: in quel caso la parcella la pagherà la Asl. Ma a quale prezzo? In base al minimo del tariffario legale. A non pagare i ticket di pronto soccorso sono di solito gli ultimi, i disperati, gente che non teme un decreto ingiuntivo: inutile dire che le operazioni di recupero vanno a rilento. Così l’av vo c at o comincia a presentare parcelle: in un caso, appunto, a fronte di un ticket di 16 euro chiede (rispettando il tariffario ma non la logica) 1.600 euro di onorario. La situazione, nel 2004, diventa insostenibile. E così la Asl Bari/2, con un’altra delibera, revoca tutti gli incarichi all’av - vocato Lemma e li affida all’av - vocato interno in quanto riconosce come sia «notevolmente più vantaggioso per il bilancio economico di questa azienda». Ma nella pubblica amministrazione niente è più opinabile dei soldi di Pantalone. E infatti, nel 2006, la stessa Asl Bari/2 cambia idea e predispone un’altra delibera. Che definisce «opinabile » la decisione precedente, in quanto afflitta da «illogicità manifesta». 

Questa valutazione di «illogicità » porta la firma dello stesso avvocato che, nel caso dei tirocini terapeutici raccontato dalla «Gazzetta» negli scorsi giorni, aveva sostenuto che i disagiati psichici si potevano assumere senza bando pubblico perché per loro il lavoro è l’unica medicina. Stavolta, parlando di avvocati, il ragionamento è questo: siccome l’accordo è che Lemma debba farsi pagare dai debitori, se gli si toglie la possibilità di continuare il recupero, per l’attività svolta fin lì chiederà le spese legali alla Asl. Valutate, all’epoca, in oltre 200mila euro. 
Dunque, la Asl Bari/2 annulla l’annullamento e - con la firma del direttore generale Rocco Canosa - restituisce i mandati all’avvocato Lemma. Che nel corso degli anni accumula 733 pratiche giudiziali, 855 stragiudiziali e 46 decreti ingiuntivi. 

A saldare i famosi ticket sono sempre in pochini. E quindi nel 2007, dopo numerose richieste di pagamento delle parcelle (che nel frattempo sono però state fissate in 160 euro per pratica), l’allora commissario straordinario dell’Asl di Bari, Lea Cosentino, firma una transazione con l’avvocato Lemma: 284mila euro (in 4 rate trimestrali) e l’impegno a concludere il lavoro in 18 mesi. Morale della favola. A fronte di ticket mai riscossi, quindi perdite secche, la Asl è riuscita a spendere quasi 300mila euro in costi legali. Il danno e la beffa. 

Che comunque gli incarichi legali siano un bel modo per buttar via soldi, lo dimostra un’altra delibera di liquidazione del 2007. L’avvocato Lemma aveva ricevuto l’incarico di recuperare 15.301,56 euro da alcuni operatori del mercato ittico di Molfetta per i controlli sanitari. La pratica non va a buon fine, anche perché l’avvocato nel 2005 presenta la richiesta di decreto ingiuntivo al tribunale sbagliato. Ma nel 2007 arriva la parcella: 18.873 euro, pronta cassa, a fronte di 15mila euro di crediti persi. Tanto, paga Pantalone.
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