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Foggia, il concorso fu truccato: 3 condanne

Foggia, il concorso fu truccato: 3 condanne
FOGGIA - Condannati a 14 mesi per tentato abuso in atti d’ufficio e falso l’ex commissario straordinario dell’Asl ed altri due funzionari. L’inchiesta riguarda il concorso per logopedisti: la graduatoria finale sarebbe stata falsificata per favorire due candidate, tra cui la moglie di un deputato. Gli imputati negano.

22 Ottobre 2009

FOGGIA _ Condannati ad un anno e 2 mesi di reclusione per tentato abuso in atti d’ufficio e falso l’ex commissario straordinario dell’Asl ed altri due funzionari dell’azienda sanitaria. L’inchiesta di Procura e Digos riguarda il bando di concorso per logopedisti, poi bloccato, dove si sarebbe falsificata la graduatoria approvata dalla commissione esaminatrice per favorire due candidate, tra cui la moglie di un deputato (non è imputata).

I tre imputati I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia (presidente Antonio De Luce, a latere Carmen Corvino ed Elisabetta Tizzani) hanno condannato a 14 mesi di reclusione l’ex commissario straordinario dell’Asl Donato Troiano, 61 anni di Monte Sant’Angelo; Romolo De Francesco, foggiano di 62 anni, direttore dell’area gestione del personale Asl; Maria Rosaria Daniello , cerignolana di 58 anni, direttore amministrativo. I tre imputati si dichiarano innocenti; gli avv. Pietro Schiavone, Raul Pellegrini e Carmine Di Paola faranno appello contro il verdetto di primo grado. Sostanzialmente accolta la tesi del pm Antonio Laronga: chiedeva 3 condanne a 2 anni di reclusione. Gli imputati dovranno risarcire i danni, da quantificare in un’eventuale causa civile, all’Asl ed ad una logopedista che si era sentita danneggiata dalla presunta falsificazione della graduatoria: l’avv. Antonella Nigro di parte civile chiedeva un risarcimento di 50mila euro. 

Il bando di concorsoAl centro del processo il bando di concorso bandito dall’Asl il 4 gennaio 2007 per incarichi temporanei di logopedista. Ci fu una graduatoria di merito approvata dalla commissione esaminatrice. Il 6 maggio 2008 fu poi adottata la delibera numero 1293, in cui si attestava di recepire e approvare la graduatoria formulata dalla commissione esaminatrice. Però la graduatoria approvata - dice l’accusa - era stata intanto modificata e falsificata per favorire due candidate: la moglie di un deputato, collocata al quarto posto dalla commissione, si ritrovò prima; un’altra candidata dal 15° posto venne avanzata al sesto. 

Secondo l’accusa l’imbroglio non andò in portò perchè il 3 giugno 2008 - un mese dopo la delibera oggetto del processo - gli imputati revocarono la decisione, perchè il presidente della commissione esaminatrice aveva segnalato le discordanze tra la graduatoria formulata e quella approvata. Ecco perchè il pm contestava il tentativo di abuso d’ufficio, con vantaggio patrimoniale per le due candidate presunte beneficiarie dell’imbroglio. E se ci fu la revoca, avvenne anche perchè - altro argomento dell’accusa - a giugno 2008 intervennero gli agenti della Digos della Questura, acquisendo gli atti del bando di concorso. 

«Nessun favoritismo» Sin qui la tesi accusatoria contestata dai tre imputati e dai difensori. Nessuno di loro aveva modificato la graduatoria; fu proprio l’imputato De Francesco, direttore dell’area gestione del personale, a chiedere la revoca della delibera, quando fu segnalata la difformità della graduatoria approvata rispetto a quella originale; il commissario straordinario Troiano prese atto di quanto deciso dalla commissione, e non spettava certo a lui verificare la corrispondenza tra la graduatoria approvata e quella portata al vaglio dei vertici dell’Asl; la revoca avvenne a fine maggio 2008 su iniziativa dell’Asl quando ci si rese conto dell’errore, non i conseguenza dell’intervento della Digos avvenuto a giugno; non c’era stato nessun danno per le casse pubbliche. Argomenti che la difesa riproporrà nei motivi d’appello contro la sentenza di primo grado.
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