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LA STORIA/Azienda di successo: fallita

LA STORIA/Azienda di successo: fallita
BARI - Un caso di scuola è quello dell’Ama (Attrezzature meccaniche e affini), azienda torinese per 40 anni nella zona industriale di Bitonto. Realizzava macchine e attrezzature meccaniche, con successo era posizionata sul mercato, cresceva bene ed è fallita. Tutto cominciò nel 2008 quando ebbe una grossa commessa da un’azienda Usa con sede in Romania, per un valore di 4 milioni e mezzo di euro. Si trattava di realizzare un impianto per vulcanizzare pneumatici da cava (diametro circa 3 metri).

22 Ottobre 2009

BARI - Un caso di scuola è quello dell’Ama (Attrezzature meccaniche e affini), azienda torinese per 40 anni nella zona industriale di Bitonto. Realizzava macchine e attrezzature meccaniche, con successo era posizionata sul mercato, cresceva bene ed è fallita.

Tutto cominciò nel 2008 quando ebbe una grossa commessa da un’azienda Usa con sede in Romania, per un valore di 4 milioni e mezzo di euro. Si trattava di realizzare un impianto per vulcanizzare pneumatici da cava (diametro circa 3 metri).

L’Ama ricevette un forte anticipo di 1 milione e 200mila euro, lavorò in fretta perché erano stati richiesti tempi brevi, assunse altri 35 dipendenti raggiiungendo il numero complessivo di 80, finì in tempo la macchina. L’azienda committente, ha ritirato un solo macchinario e non ha più versato soldi. Dopo l’anticipo, quindi, non ha più provveduto ai pagamenti concordati. L’Ama ha cominciato a soffrire per mancanza di liquidità e il mancato accesso al credito da parte delle banche, l’ha fatta fallire nel febbraio scorso.

E dire che poteva essere il salto di qualità per l’Ama che considerò la commessa una vera sfida e si impegnò anche in una ricerca, conclusa in tempi brevi, come richiesto dalla società Usa.

Per accelerare la firma del contratto fu concesso un forte sconto arrivando al prezzo finale di 4 milioni di euro.

Furono coinvolte anche alcune aziende dell’indotto pur di bruciare i tempi. Così, la prima delle due macchine era già pronta nell’agosto 2008.

I collaudi costarono un bel po’, furono fatti all’estero e a Treviso: l’Ama dovette sopportare altre spese per un mese e i costi lievitarono. La situazione economica non era più tanto facile e altre commesse non arrivarono. L’indebitamento aumentò e l’azienda pagò lo stipendio fino a febbraio scorso. l dipendenti lavorarono senza stipendio a marzo e ad aprile. Dal primo maggio i lavoratori furono collocati in cassa integrazione ordinaria. A giugno l’Ama fallì. Il curatore fallimentare comunicò il fallimento all’Inps e fu avviata la procedura per la cassa integrazione straordinaria (che ha requisiti differenti dalla ordinaria). Finora nessuno dei 63 lavoratori (nel frattempo 17 sono andati in pensione o hanno trovato un altro lavoro) ha ricevuto i soldi della cassa integrazione straordinaria. Sono 5 i mesi di ritardo. Al danno si è aggiunta anche la beffa.

Andrea Tuninetti, ex socio dell’Ama afferma: «L’Ama è fallita per quella commessa alla società Eurotire, società Usa gestita da ebrei collegati a una società di consulenza israeliana. Era una macchina sperimentale, fatta in tempi brevi, tutto era partito bene, ma poi hanno ritardato i pagamenti poi slittati ancor di più. I dipendenti erano professionalmente di alto livello, il lavoro è stato fatto bene. Le banche ci hanno affossato: nel giro di un mese - spiega Tuninetti -ci hanno chiuso tutti i conti. A quel punto non c’era più altro da fare».

[m. trigg.]

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