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In Puglia e Basilicata

Sedici milioni dalla Regione Puglia per finanziare 220 borse di studio

Sedici milioni dalla Regione Puglia per finanziare 220 borse di studio
Per «frenare la fuga di cervelli dalla regione, sollecitare le imprese a contribuire con proprie risorse alla ricerca, arricchire il tessuto economico e migliorare la rete dei laboratori pubblici, noi mettiamo a disposizione di ciascun giovane ricercatore - ha spiegato l'assessore regionale allo Sviluppo economico Loredana Capone – 52.000 euro in due anni, in maniera tale che il sistema imprenditoriale abbia a disposizione non solo la struttura fisica, i laboratori, ma anche il capitale umano»

21 Ottobre 2009

BARI - Per ''frenare la fuga di cervelli dalla regione, sollecitare le imprese a contribuire con proprie risorse alla ricerca, arricchire il tessuto economico e migliorare la rete dei laboratori pubblici”, la Regione Puglia ha stanziato 16 milioni di euro (fondi europei di sviluppo regionale e fondi sociali europei) per finanziare 220 borse di studio ad altrettanti giovani ricercatori.

Lo hanno annunciato in una conferenza stampa il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il vicepresidente e assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, e l'assessore regionale al Lavoro, Michele Losappio.

“Noi mettiamo a disposizione di ciascun giovane ricercatore - ha spiegato Capone – 52.000 euro in due anni, in maniera tale che il sistema imprenditoriale abbia a disposizione non solo la struttura fisica, i laboratori, ma anche il capitale umano”. Per Losappio “se non ci sarà una crescita nella consapevolezza di quello che sono l’innovazione, la ricerca e la modernizzazione del sistema di impresa, è del tutto evidente che qualsiasi sforzo facciamo, non avrà alcun esito”.
“I progetti di ricerca – ha ricordato Vendola – sono stati l'occasione per saldare il rapporto tra mondo accademico, laboratori di ricerca, mondo economico e apparati produttivi”. Sedici milioni dalla Regione Puglia
per finanziare 220 borse di studio

Per «frenare la fuga di cervelli dalla regione, sollecitare le imprese a contribuire con proprie risorse alla ricerca, arricchire il tessuto economico e migliorare la rete dei laboratori pubblici, noi mettiamo a disposizione di ciascun giovane ricercatore - ha spiegato l'assessore regionale allo Sviluppo economico Loredana Capone – 52.000 euro in due anni, in maniera tale che il sistema imprenditoriale abbia a disposizione non solo la struttura fisica, i laboratori, ma anche il capitale umano»


BARI - Per ''frenare la fuga di cervelli dalla regione, sollecitare le imprese a contribuire con proprie risorse alla ricerca, arricchire il tessuto economico e migliorare la rete dei laboratori pubblici”, la Regione Puglia ha stanziato 16 milioni di euro (fondi europei di sviluppo regionale e fondi sociali europei) per finanziare 220 borse di studio ad altrettanti giovani ricercatori.

Lo hanno annunciato in una conferenza stampa il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il vicepresidente e assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, e l'assessore regionale al Lavoro, Michele Losappio.

“Noi mettiamo a disposizione di ciascun giovane ricercatore - ha spiegato Capone – 52.000 euro in due anni, in maniera tale che il sistema imprenditoriale abbia a disposizione non solo la struttura fisica, i laboratori, ma anche il capitale umano”. Per Losappio “se non ci sarà una crescita nella consapevolezza di quello che sono l’innovazione, la ricerca e la modernizzazione del sistema di impresa, è del tutto evidente che qualsiasi sforzo facciamo, non avrà alcun esito”. 

''Le giovani generazioni sono l'unico e principale capitale sociale di cui dispone la Puglia, quello che io definisco l’unica vera banca del Sud, fuori dalle acrobazie propagandistiche di chi vende il nulla: la banca del Sud sono le nostre giovani generazioni”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

“Il vero tasso di interesse su cui bisogna focalizzare l'attenzione – ha continuato Vendola – è l’alta specializzazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. La possibilità di accompagnare l’emersione di talenti indispensabili ad arricchire il nostro sistema economico di quella capacità competitiva che non può essere fatta di riduzione del costo del lavoro, ma di implementazione del know- how, del valore aggiunto – ha concluso – rappresentato dalle intelligenze e dalle competenze applicate agli apparati produttivi”.
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