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In Puglia e Basilicata

Festival di Roma: la Puglia  in 2 film. Ride in «Oggi Sposi» spara in «Marpiccolo»

Festival di Roma: la Puglia  in 2 film. Ride in «Oggi Sposi» spara in «Marpiccolo»
di OSCAR IARUSSI
«Oggi sposi» di Luca Lucini, da venerdì nelle sale e domani sera in anteprima a Bari. Una carrellata di feste nunziali e tra queste le nozze apulo-indù, tali da consentire la battuta affidata a Placido: «in duì, certo, perché in quanti volevate sposarvi, in tre?»: «Marpiccolo», liberamente tratto dal romanzo «Stupido» di Andrea Cotti (Rizzoli ed.), adotta Taranto quale emblema di un Sud che con ostinazione vuole ancora riscattarsi, nonostante l’inquinamento, il malaffare, la solitudine

21 Ottobre 2009

dal nostro inviato OSCAR IARUSSI 

ROMA - Una Puglia arcaica, bucolica, sanguigna, tutta da ridere in quel di Morticola, immaginario paese dove Michele Placido, Lunetta Savino, Nicola Pignataro e altri «indigeni» presiedono con veemenza alla tutela delle tradizioni religiose, gastronomiche, culturali (si fa per dire). I «nostri», infatti, non accettano l’idea che l’aitante rampollo Luca Argentero, poliziotto assai virile e dongiovanni fra le colleghe questurine di stanza nella capitale, possa andare a nozze con rito hindu, impalmando la conturbante figlia (Moran Atias) dell’ambasciatore indiano a Roma. Il film è «Oggi sposi» di Luca Lucini, da venerdì nelle sale e domani sera in anteprima a Bari. 

D’altro canto, c’è una Puglia contemporanea, industriale ma post-operaia, raggelata dal crimine capace di irrorare il mercato in sostituzione del lavoro che manca. Una landa tragica dominata dalle ciminiere dell’Ilva, in quella Taranto che continua a ispirare narrazioni spesso a cavallo tra la fiction e l’inchiesta, nella luce livida del degrado sociale e di avvelenate ossessioni personali (fanno testo i libro di De Cataldo, Argentina, Bruno, Desiati, Foschini, Vulpio…). Il film è «Marpiccolo» di Alessandro di Robilant, in uscita il prossimo 6 novembre (sperando che venga ben distribuito). 

Già, è stata a suo modo una giornata «pugliese» ieri al Festival internazionale del Film di Roma. Fuori concorso, Oggi sposi è frutto della premiata ditta – il regista Lucini, gli sceneggiatori Fausto Brizzi e Marco Martani – di successi quali Tre metri sopra il cielo, Notte prima degli esami, Ex, Natale sul Nilo. Concepito con una struttura che dice di ispirarsi a Goldoni e alle sue baruffe, s’avvale di un cast nutrito, popolare per la cifra televisiva, articolato e mescolato in quattro storie parallele di imminenti matrimoni. 
Abbiamo citato le nozze apulo-indù, tali da consentire la battuta affidata a Placido: «in duì», certo, perché in quanti volevate sposarvi, in tre?”. 
Ci sono poi quelle tra due precari squattrinati (Dario Bandiera e Isabella Ragonese), i quali s’intrufolano con una demenziale astuzia – e 72 invitati di straforo! - nel fastoso rito nuziale di un ambiguo faccendiere della finanza paramafiosa e di una soubrette televisiva (Francesco Montanari e Gabriella Pession). E, infine, ecco le nozze per interesse della fascinosa massaggiatrice Carola Crescentini che ha preso di mira il vedovo settantenne Renato Pozzetto, ma non ha fatto i conti con il figlio imbranato di lui, Filippo Nigro, un magistrato impegnato nell’indagine sui traffici del giovane faccendiere di cui sopra. Altra battuta: «Che lavoro fai?» – gli chiede la ragazza. «Il pm». «Ah, sì, e in quale discoteca?». 
Oggi sposi non rinverdisce i fasti della commedia all’italiana, cui ambirebbero gli autori, perché l’ammiccare all’attualità resta appunto tale, strizza l’occhio - lino, allude, senza coltivare la vena amara di quel genere che rese l’Italia giustamente apprezzata nel mondo. Non di meno il film di Lucini fa ridere a più riprese, è piacevolmente leggero, e gli inserti che «condannano» senza scampo la pugliesità a uno stereotipo del passato, condito da dosi massicce di cime di rapa e cacca bovina, risultano i più divertenti. 

Poveri noi, dunque, quando cercheremo di spiegare al nordico non indifferente (quasi un ossimoro, ormai) che la modernità è giunta nel Tacco e l’ha stravolto; anzi, se n’è persino andata, lasciando rovine fumiganti e un popolo tentato dalla disperazione. 

«Marpiccolo», liberamente tratto dal romanzo «Stupido» di Andrea Cotti (Rizzoli ed.), adotta Taranto quale emblema di un Sud che con ostinazione vuole ancora riscattarsi, nonostante l’inquinamento, il malaffare, la solitudine. In concorso nella sezione minore «Alice nelle città», il film dell’italo-svizzero Alessandro di Robilant narra la storia del diciottenne Tiziano (Giulio Beranek). Questi è prima irretito nel reticolo della criminalità organizzata dei quartieri Paolo VI e Tamburi, fino al punto di sparare per uccidere, e quindi prova a fuggire dal boss Tonio (uno straordinario Michele Riondino, tarantino), dalla famiglia e dagli amici cedevoli alle lusinghe illegali, perfino da se stesso. Inforcando una motocicletta libertaria, in sella con la fidanzatina, Tiziano serba nella testa le parole di Cuore di tenebra di Conrad, il romanzo prestatogli dall’insegnante Valentina Carnelutti e letto in galera. «Ma io cerco la luce, professoressa». Un piccolo, prezioso film.
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