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In Puglia e Basilicata

Tirocini Asl, la parola al tribunale del lavoro

Tirocini Asl, la parola al tribunale del lavoro
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
I tirocini formativi e le 61 assunzioni ritirate ad aprile dalla Asl Bari sono state oggetto di un’indagine dei carabinieri. Per alcuni mesi, fino a poco prima dell’estate, gli investigatori hanno approfondito i passaggi che hanno portato l’azienda sanitaria a scegliere i beneficiari della procedura e i motivi per i quali, alla fine, fu deciso di annullare tutto
• Uno dei 56 licenziati: «Quei corsi erano una cosa buona»
• Vendola sceglie Pansini per la direzione alla Asl di Bari 

21 Ottobre 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - I tirocini formativi e le 61 assunzioni ritirate ad aprile dalla Asl Bari sono state oggetto di un’indagine dei carabinieri. Per alcuni mesi, fino a poco prima dell’estate, gli investigatori hanno approfondito i passaggi che hanno portato l’azienda sanitaria a scegliere i beneficiari della procedura e i motivi per i quali, alla fine, fu deciso di annullare tutto. L’indagine si è conclusa con una informativa alla procura che non ha evidenziato ipotesi di reato. A far propendere per l’archiviazione è stata proprio la delibera di aprile che, facendo cessare le assunzioni, ha di fatto chiuso la questione. Tuttavia, per alcuni mesi, gli inquirenti avrebbero acquisito parecchio materiale, disponendo anche intercettazioni ambientali presso la Asl. 

E così, dopo l’annullamento delle assunzioni, la palla passa ai tribunali: a giorni è attesa la decisione del giudice del lavoro di Bari sul ricorso presentato da tre ex tirocinanti assunti e poi licenziati. La procedura di fronte ai tribunali amministrativi, invece, non sembra destinata a cambiare il corso della vicenda: l’eventuale ripetizione «in contraddittorio» del procedimento di revoca delle assunzioni si concluderà con lo stesso identico esito. E i tirocinanti che (legittimamente) aspiravano a un posto di lavoro alla Asl di Bari sulla base della loro condizione di disagio? Stanno aspettando la nuova procedura, che passa attraverso i bandi pubblici lanciati dalla Provincia. 

A quanto pare, i bandi hanno ricevuto oltre 3mila domande a fronte di 153 posti (dei quali 61 «sicuri»): i primi 61 posti dovrebbero andare, sulla base di un bando che privilegia chi ha già frequentato tirocini formativi, proprio a chi era stato assunto e poi licenziato. Ieri uno degli esclusi dalle assunzioni, Salvatore De Salvo, ha raccontato alla «Gazzetta » che per farlo rientrare nel bando gli era stato proposto di costruire una falsa pratica di invalidità: De Salvo non ha accettato la proposta, ma ha registrato il colloquio con una dottoressa e un sindacalista. 

«Il vero problema di tutta questa vicenda - dice Ernesto Chiarantoni - è che le Asl cambiano troppo spesso guida, e così ci si ritrova a fare i conti con visioni e priorità molto diverse». Chiarantoni è un ex dirigente della Asl che, a suo tempo, ha gestito il progetto dei tirocini formativi: «Siamo partiti - dice - con il subcommissario dottor Canosa, che ha una spiccata sensibilità verso le tematiche sociali, poi è arrivata la dottoressa Cosentino che invece aveva una visione diversa». 
Certo, Chiarantoni riconosce che «qualcosa non ha funzionato», che «forse è stata commessa qualche leggerezza»: «Alla fine - dice - si è scoperto che la Asl non aveva mai provveduto a stipulare la convenzione con l’ufficio provinciale del lavoro». Tuttavia l’ex dirigente respinge la ricostruzione di una procedura fatta per privilegiare qualcuno: «La scelta dei tirocinanti è stata fatta sulla base di un percorso ben preciso, rispettando le disposizioni di legge. Anzi, il nostro progetto ha avuto un’accoglienza talmente positiva da essere preso a modello anche in altre regioni d’Italia». 

Per questo Chiarantoni ci tiene a replicare alle accuse arrivate, in questi giorni, da alcuni degli esclusi. Come quella che nel laboratorio di falegnameria i tirocinanti restaurassero mobili appartenenti a privati. «Quel laboratorio - spiega - era stato pensato come il nucleo di un reparto cui affidare le ordinarie manutenzioni da svolgere per la Asl. Presso il Centro di salute mentale della ex Asl Bari 4 era attivo da anni un laboratorio di falegnameria che serviva anche come esperimento di autoimpresa: per questo è capitato che sia stato riparato un mobile privato, per il quale del resto i tirocinanti sono stati retribuiti ». Sulla questione è intervienuta anche l’ex senatore Maria Celeste Nardini (Rifondazione), cui il dottor Chiarantoni aveva inviato copia delle delibere della Asl dopo i 57 licenziamenti: «Con quel progetto io non c’entro niente - dice la Nardini -. Sono intervenuta per l’inaugurazione, in Provincia, e poi me ne sono interessata quando mi dissero che c’era stato un licenziamento collettivo. Ho chiesto lumi alla Cosentino e poi all’assessore Tommaso Fiore: mi hanno chiarito che c’erano delle irregolarità, e che la procedura andava rifatta. Per me la storia è finita lì. Certo che ho letto le delibere, che sono atti pubblici. Ma è una vicenda davvero troppo complicata, che secondo me non è stata chiarita fino in fondo».
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