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In Puglia e Basilicata

La Puglia sotto un cielo  di zucchero azzurro

La Puglia sotto un cielo  di zucchero azzurro
di GIACOMO ANNIBALDIS
Torna rieditato il volume «Dopo la luna» del poeta salentino Vittorio Bodini. Scrisse: «Il Sud ci fu padre e nostra madre l’Europa». Nei suoi versi tutta la visionarietà della cultura popolare. Pur salentino, Bodini era nato per caso a Bari e all’Università del capoluogo pugliese fu docente di Letteratura e Lingua spagnola fino all’anno della morte

20 Ottobre 2009

di GIACOMO ANNIBALDIS 

Non dovrebbe mai cadere nell’oblio la poesia di Vittorio Bodini, quella «grotta del cielo» dove il poeta pugliese ha lasciato le sue tracce «nell’infinito». Bodini distillò la sua lirica in pochi componimenti: ne pubblicò in vita solo una novantina, ed altri furono ritrovati tra le sue carte, a comporre un «corpus» modesto di circa 300 poesie (furono in gran parte editi da Macrì). E tuttavia la forza della sua ispirazione non si attenua, a quarant’anni dalla morte. 

È sufficiente seguire i volumi della meritoria «Collana Bodiniana» che A. L. Giannone va ripubblicando per la casa editrice Besa, con un nuovo e più accurato apparato critico (approccio che più si adatta a uno scrittore da considerare ormai un classico). 
Una «riscoperta» cominciata nel 1997 e proseguita fino al volumetto Dopo la luna, curato da Antonio Mangione e uscito di recente (pp. 98, euro 12). 

Dopo la luna era la seconda silloge poetica di Bodini, dopo la celeberrima La luna dei Borboni, edita nel 1952. Essa fu pubblicata nel ‘56 dall’editore Sciascia (Caltanissetta-Roma) nei «Quaderni di Galleria» curati da Leonardo Sciascia, il quale l’anno prima gli aveva scritto: «C’è coerenza e storia - non una raccolta di poesie ma un libro di poesia. Mi piace molto, e ci terrei ad averlo nella collezione». 

La Puglia, l’amore, il poeta e il suo doppio, la morte... sono i temi che la poesia di Bodini rilancia sotto il segno della luna, il cui lucore trasforma il realismo dei paesaggi, delle cose e dei personaggi - manipolandone l’essenza - in allusivo e surreale scen ario. 

Nel «cielo invernale di zucchero azzurro», accanto alle basse case di calce bianca e alle «torri aragonesi a rombo sulla scogliera », si aggirano donne del Sud che hanno un tenero «cuore di cicoria», e che sublimano l’«inutilità» di una subalternità femminile in cerca di riscatto. In Morta in Puglia si erge dal banchetto del mercatino rionale («Quando seppe l’aumento del prezzo dei pomodori/ capì che il tempo dei palpiti era finito») un’apoteosi dolente delle donne di umile condizione: «Risorgi nell’Inutile, morta in Puglia:/ nei coralli del mare e negli urli del vento/ nella tua terra d’ostriche e di lupi mannari». 

Il Sud di Bodini non rinuncia ad assimilare un destino di tradizioni e riti popolari. È al Faro di Leuca «che i salentini dopo morti/ fanno ritorno/ col cappello in testa», quasi che la torre lampeggiante di «Finibusterrae », lembo estremo della penisola, sia anche l’accesso all’Ade. I morti hanno portato nella bara il dente del giudizio come prova di assennatezza da mostrare il giorno estremo («e la morte/ il dente che si serba per il giorno/ del giudizio»). In questa terra il barocco è «un frenetico gioco/ dell’anima che ha paura/ del tempo,/ moltiplica figure,/ si difende/ da un cielo troppo chiaro». 

Ogni pensiero del poeta si ammanta della visionarietà popolare: si arricciola Come un polpo sbattuto ancora vivo contro lo scoglio (titolo di una delle sue poesie). E da un morso di tarantola sembra invece pizzicata la pena della sua donna. 

Enigmatica è questa figura dell’amata, irrequieta come il mare, la cui presenza è in gran parte imperscrutabile, divisa com’è «fra due città», e costretta a vivere un’«altra vita» di bugie, lontano dal poeta, «con gli occhi festosi dell’inganno». Si tratterebbe della moglie del poeta? In realtà i versi, schermati da ermetica ambiguità, farebbero presagire l’ombra di un’altra donna (sospetto che emerge seguendo il commento in calce: si sa, la bravura del curatore sta non solo nel chiarire i lati oscuri dell’opera, ma anche nello schiudere nel lettore interpretazioni nuove e dive rse). 

Pur salentino, Bodini era nato per caso a Bari e all’Università del capoluogo pugliese fu docente di Letteratura e Lingua spagnola fino all’anno della morte. E non è un caso che nelle sue opere si colgano atmosfere «garciane» e «gongoriane», nonché suggestioni chagalliane (quelle che irrompono con i cieli verdi, le capre e i mazzetti di fiori, le spose volanti basso in Che erbe hai in mano e voli basso sulla pianura). «Il Sud ci fu padre/ e nostra madre l’Europa», scrive il poeta, tracciando in due versetti la sua identità morale e intellettuale. E, tuttavia, spazzando con un colpo netto la geografia dei suoi sogni, di un uomo che non rinuncia alle arcaiche radici, ma si proietta verso un più vasto futuro.
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