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In Puglia e Basilicata

Molestie telefoniche tarantino denuncia e fa condannare call center

Molestie telefoniche tarantino denuncia e fa condannare call center
di MIMMO MAZZA 
Telefonate a tutte le ore. Anche 15 al giorno. Una vera e propria persecuzione per la quale un poliziotto tarantino ha deciso di ricorrere alla magistratura per ottenere giustizia. Il giudice monocratico Curci ha condannato a 4 mesi di arresto il titolare di un call center di San Giovanni in Belfiore, in provincia di Cosenza, finito sotto processo per molestie telefoniche

20 Ottobre 2009

di MIMMO MAZZA 

Telefonate a tutte le ore. Anche 15 al giorno. Una vera e propria persecuzione per la quale un poliziotto ha deciso di ricorrere alla magistratura per ottenere giustizia. Il giudice monocratico Curci ha condannato a 4 mesi di arresto il titolare di un call center di San Giovanni in Belfiore, in provincia di Cosenza, finito sotto processo per molestie telefoniche. 
Gli episodi risalgono al 2006 quando per circa un mese il telefono dell’abitazione dell’agente è stato bersagliato di telefonate. Spazientito, il poliziotto si è qualificato con l’operatrice telefonica di turno, che chiamava per conto di Tele2, chiedendole di far cessare le continue telefonate. Ma non è stata cosa. Così, tramite l’avv. Maurizio Besio, la vittima di quella che era diventata una vera e propria persecuzione ha deciso di sporgere denuncia alla magistratura, corredando l’esposto con gli orari delle telefonate e i tabulati ottenuti dal proprio gestore telefonico.

Il reato ipotizzato era quello previsto dall’articolo 660 del codice penale che punisce «chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo». Il trattamento sanzionatorio previsto dal legislatore per tale reato è quello dell’arresto fino a sei mesi oppure l’ammenda fino ad 516 euro. 

«La molestia telefonica - spiega l’avv. Besio - deve essere intesa come quel modo di agire pressante, ripetitivo, insistente, indiscreto e impertinente che finisce, per il modo stesso in cui si manifesta, per interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà di altre persone. Abbiamo evidenziato che la molestia oggetto del nostro esposto doveva essere valutata avendo per riferimento la psicologia normale media, in relazione cioè al modo di sentire e di vivere comune. In questo caso la vita era diventata impossibile malgrado le ripetute proteste e gli inviti a far cessare le continue telefonate che proponevano al mio cliente di cambiare il gestore telefonico». 

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 6 mesi di arresto. Il giudice monocratico ha invece optato per una condanna a 4 mesi, il pagamento delle spese ed il risarcimento dei danni in separata sede.
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