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Mantovano: l'ora di Islam a scuola comporta rischi

Mantovano: l'ora di Islam a scuola comporta rischi
di ALESSANDRA FLAVETTA 
«Chi gestirebbe l’ora di religione islamica? Se fosse l’Ucoii – l'Unione delle comunità islamiche che paralizzò la sottoscrizione della carta dei valori da parte della Consulta italiana per l’Islam, nella scorsa legislatura – ci troveremmo con una scuola di fondamentalismo islamico pagata dallo Stato». Lo sostiene il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, intervenendo sulla proposta del viceministro Urso di introdurre anche l'insegnamento del Corano nelle scuole

20 Ottobre 2009

di ALESSANDRA FLAVETTA 

«Chi gestirebbe l’ora di religione islamica? Se fosse l’Ucoii – l'Unione delle comunità islamiche che paralizzò la sottoscrizione della carta dei valori da parte della Consulta italiana per l’Islam, nella scorsa legislatura – ci troveremmo con una scuola di fondamentalismo islamico pagata dallo Stato». Lo sostiene il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, intervenendo sulla proposta del viceministro Urso di introdurre anche l'insegnamento del Corano nelle scuole. 

È difficile il dialogo con i rappresentanti dell’Islam? «L’esperienza di tutti i governi che ci hanno provato dice che non hanno trovato un interlocutore musulmano unico. Sarkozy ha costruito il Consiglio francese del culto musulmano che non funziona, perché l’equivalente dell’Ucoii francese sta prendendo il controllo trasformandolo in un organismo ultrafondamentalista. Se in Italia non fosse l’Ucoii a gestire l’ora di religione islamica, si direbbe che gli insegnanti non sono rappresentativi e l’integrazione sarebbe un obiettivo fallito». 

Come mai nei partiti, come in Vaticano, ci sono posizioni così divaricate sulla proposta? «C’è anche un problema di sperequazione con le altre confessioni e con quella cattolica: quanto previsto dal Concordato non è una resa dello Stato alla Chiesa, ma un patto per il ruolo millenario del cattolicesimo, il cui insegnamento facoltativo è un contributo alla formazione dello studente. L'ora di religione non può essere sostituita da un supermercato delle religioni in cui ciascuno sceglie la sua. Per ragioni quantitative dovremmo considerare anche i cristiani ortodossi, che sono 500mila o i 400mila Testimoni di Geova. È dall'insieme delle materie insegnate che dovrebbe emergere la conoscenza delle principali religioni. Questo problema non ha alcuna attualità, mentre esiste quello di un regime di trasparenza nelle moschee». 

L'attentato alla caserma di Milano è un caso isolato o c’è una strategia dei fondamentalisti? «Si ritiene che le moschee siano l'equivalente delle parrocchie, ma non è così: non sono solo luoghi di culto, ma di confronto culturale, sociale, politico e, come ci dicono alcune inchieste della magistratura, luoghi di aggregazione per il reclutamento, l'indottrinamento e la formazione finalizzati all'attività terroristica. Non tutti fanno questo, ma stiamo cercando un'intesa con il mondo islamico non radicale per creare un elenco degli Imam, conoscibile come quello delle parrocchie, e per svolgere le prediche in lingua italiana». 

Il cardinal Bagnasco si è espresso contro l'ora di religione islamica ed ha chiesto ai partiti rispetto reciproco, per evitare il conflitto su tutto. Lo scontro istituzionale e l'intenzione di Berlusconi di procedere alla riforma della giustizia anche da solo non aumenta gli attriti? «Se ci si confronta, anche in modo aspro, c'è un rispetto di fondo dell'avversario e si entra nel merito dei problemi. Se ci si considera dei nemici non si ha interesse al merito, ma alla reciproca distruzione. Da pochi giorni è in libreria “Magistrati”, di Luciano Violante, una personalità della sinistra che pone problematiche che chiamano all'interlocuzione e esigono un intervento riformatore. Quello di Violante è un intervento costruttivo e mi spiace che non abbia un ruolo nel Pd: se ne sente la mancanza. Chi nella sua area ha un ruolo attivo, invece, legge ogni riforma come una specie di attentato alla magistratura. Ma per parlare di dialogo con il Pd bisogna aspettare la designazione del suo leader». 

La stretta di mano tra D’Alema e Berlusconi può essere un segnale? «Già questa domanda esprime la difficoltà del dibattito: fa notizia, eppure dovrebbe essere normale».

Il servizio di Canale 5 sul calzino azzurro del giudice Mesiano non alimenta l'idea che la riforma della giustizia possa essere una ritorsione verso i magistrati? «Il servizio era di cattivo gusto e lo stesso direttore della testata l'ha riconosciuto. Ma arrivare ad attribuire un servizio maldestro ad un complotto di Berlusconi è una costruzione degna di chi la fa. C’è una sproporzione nelle reazioni dell’Anm, del Csm e di Franceschini: considerando le pulsioni del centrosinistra sono meglio le calze a rete del calzino azzurro». 

Dai servizi è arrivato l'allarme mitomani per l'incolumità di Berlusconi, poi c'è stata la lettera di minacce di una nuova sigla del terrorismo. C'è preoccupazione? «La sigla non ha precedenti e sull’episodio specifico non c'è particolare preoccupazione: la lettera al Riformista sembra più una millanteria che una reale minaccia. La prima impressione non toglie che questo clima possa esasperare gli esagitati».
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