Mercoledì 17 Agosto 2022 | 09:49

In Puglia e Basilicata

«Dovevo fingermi invalido per lavorare alla ASL di Bari›

«Dovevo fingermi invalido per lavorare alla ASL di Bari›
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Nella storia delle 63 assunzioni «terapeutiche» che l’Asl di Bari ha disposto e poi annullato nel giro di qualche mese non c’è soltanto l’odiosa furbizia di chi sembra aver approfittato di una comoda scorciatoia per garantirsi un comodo posto pubblico. Ci sono anche i casi disperati di gente che non ha più, veramente, punti di riferimento
• La registrazione: «Per il posto devo farla risultare inabile al lavoro»
• Canosa: «Non era necessario fare un bando pubblico»
• «Noi, tirocinanti Asl di Bari riparavamo mobili antichi»

20 Ottobre 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Nella storia delle 63 assunzioni «terapeutiche» che l’Asl di Bari ha disposto e poi annullato nel giro di qualche mese non c’è soltanto l’odiosa furbizia di chi sembra aver approfittato di una comoda scorciatoia per garantirsi un comodo posto pubblico. Ci sono anche i casi disperati di gente che non ha più, veramente, punti di riferimento. Sono ex tossicodipendenti e disagiati psichici, persone all’ultima spiaggia cui era stato promesso un lavoro e che si ritrovano, oggi, ancora attaccati alle promesse. Tra loro c’è anche chi non si piega ai compromessi. 

Salvatore De Salvo è un signore di 62 anni che la vita, un giorno, ha fatto scendere da un treno in corsa. Nel 2004 ha perso il lavoro, la casa e l’amore di un figlio. Ha tentato di farla finita. Oggi che vive in una casa alloggio di Santo Spirito, al signor De Salvo sono rimaste sua moglie, una vecchia Punto rossa e tutta la sua dignità: «Per poter lavorare - dice - non voglio essere costretto a fingermi pazzo, defraudando così le legittime aspettative dei veri disabili». 
Per qualche mese, a partire da aprile 2008 «su iniziativa dell’assessore comunale di Bari Susy Mazzei e del defunto presidente del Caps, Antonio Signorile, fui inserito nei tirocini formativi della Asl Bari». 

I dirigenti della Asl, giura De Salvo, «mi assicurarono che era tutto regolare e che dopo un anno di tirocinio sarei stato stabilizzato». Ma non è andata così: nello scorso aprile, dopo la scoperta di una serie di clamorose irregolarità, la Asl di Bari ha annullato in autotutela le assunzioni. E così, quando ha capito che non lo avrebbero assunto - lui non era nemmeno nella lista dei 57: faceva parte degli «altri», quelli rimasti fuori - De Salvo ha cominciato a fare domande. Ha scritto 50 lettere, a Vendola, alla Asl, ad Emiliano, al viceministro Sacconi. Ha minacciato lo sciopero della fame. Finché, un giorno... «Alla mia ennesima protesta - racconta - mi hanno convocato al Centro di salute mentale di Bari, minacciando un Tso (il trattamento sanitario obbligatorio, ndr) se mi fossi rifiutato di presentarmi». 

De Salvo ci va. «Mi hanno proposto la loro disponibilità a "costruirmi" una pratica di invalidità, come modo per ottenere l’assunzione alla Asl». È un’accusa grave, che De Salvo condisce facendo nomi e cognomi. Non è un millantatore e, soprattutto, non è uno sprovveduto: il 4 giugno, quando si presenta nella sede del Csm, l’uomo ha in tasca un registratore digitale su cui resta inciso il lungo colloquio con una dottoressa e con un sindacalista e che la «Gazzetta» ha ascoltato. Sul tavolo c’è un problema. Quello di far rientrare De Salvo nel novero dei papabili alle prossime assunzioni in Asl. Dopo aver annullato la procedura dei tirocini formativi, l’Asl ha infatti stipulato una convenzione con il servizio Politiche del lavoro della Provincia: è il nuovo escamotage che avrebbe permesso l’assunzione di 153 disabili, ex tossicodipendenti e disagiati psichici. 

Stavolta è stato previsto il bando pubblico, ma i primi 61 posti - quelli da assegnare «subito» (la procedura è ancora bloccata) - sono in pratica già «prenotati»: il bando sembra fatto in modo di privilegiare in graduatoria chi ha già effettuato tirocini formativi presso la Asl. Ma ci sono in ballo circa altri 100 posti: ed è in questa quota che potrebbe rientrare De Salvo. «Al Centro di salute mentale - racconta - mi hanno fatto capire chiaramente che se non avessi accettato il loro aiuto per una falsa pratica di invalidità non avrei mai avuto possibilità di lavorare nella Asl di Bari». 

Qualcun altro, al posto suo, avrebbe accettato. «Non era la prima volta che me lo proponevano - racconta ora, con lo sguardo basso -. Era capitato già qualche settimana prima e io non ci avevo dormito per tutta la notte». Ma era una soluzione. «Non era la mia soluzione. Io non sono un invalido. So che altri hanno seguito questa strada. Io voglio lavorare, ma non voglio togliere nulla a chi ne ha diritto». 

Mentre parla, nella villetta di Santo Spirito che lo ospita insieme ad un’altra decina di sfortunate persone, Salvatore De Salvo ha tutta la forza della sua dignità. «Ho scritto al sindaco Emiliano per dirgli che l’affitto di questa villa costa al Comune 200mila euro l’anno. Significa che io costo ai miei concittadini 110 euro al giorno. Questo è inaccettabile: sarebbe sufficiente molto meno per mettermi in condizione di lavorare, per i pochi anni che mi mancano alla pensione». Che riscontri ha avuto? «Nessuno. Ho pure minacciato lo sciopero della fame. Ormai nessuno mi ascolta».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725