Martedì 19 Febbraio 2019 | 07:28

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Scuola - In 50mila contro la Moratti

Per la quarta volta, negli ultimi mesi, il mondo della scuola è sceso in piazza per dire «no» alle riforme. «L'istruzione è un diritto non un'occasione di profitto»
ROMA - Per la quarta volta, negli ultimi mesi, il mondo della scuola è sceso in piazza per dire «no» alle riforme varate dal ministro Moratti. Una mobilitazione partita dal basso - dai genitori, dagli insegnanti - che ha raccolto via via il sostegno di sindacati, associazioni, partiti. E a questi sindacati e partiti, gli organizzatori della manifestazione di oggi (una quarantina di Comitati e Coordinamenti sparsi in tutta Italia) hanno chiesto di fare una sintesi delle loro rivendicazioni: i primi proclamando uno sciopero generale unitario di tutto il mondo dell'istruzione, gli altri rimboccandosi le mani quotidianamente perchè gli obiettivi condivisi vengano concretamente raggiunti. Un appello lanciato dal palco allestito per i comizi finali: nessun politico, solo interventi dei rappresentanti dei coordinamenti cittadini. Il corteo - colorato, gioioso, pacifico - è partito intorno alle 14.30 da piazza della Repubblica e ha sfilato per via Cavour, piazza Venezia, via delle Botteghe oscure, corso Vittorio Emanuele per approdare a piazza Navona. Tanti i bambini (anche in passeggino) che hanno accompagnato mamme e papà arrivati da tutta Italia convinti che, come recitava lo slogan della manifestazione, «Fermare la Moratti è possibile». Chiassoso e folto lo spezzone degli studenti (aderenti all'Uds).
Creativi ed eloquenti gli slogan: «Moratti devi imparare la lezione, non sai cosa è la pubblica istruzione», «Moratti Moratti cosa hai combinato, anche l'inglese hai dimezzato», «L'istruzione è un diritto non un'occasione di profitto». Immancabile il venditore di fischietti «originali anti-Moratti» e le magliette-ricordo.

Alla testa del corteo, ha fatto capolino il segretario dei Ds Piero Fassino. «I provvedimenti della Moratti, non chiamiamoli riforma perchè non lo sono - ha detto - stravolgono il sistema scolastico facendogli fare un balzo indietro di 40 anni». Dovrebbe far pensare - ha aggiunto il leader diessino - il fatto che l'anno scolastico sia cominciato con le proteste e si stia concludendo con le proteste.
Tra i manifestanti - 50.000 secondo gli organizzatori - diversi parlamentari del centro-sinistra d'accordo con i Comitati nel chiedere l'abrogazione della riforma Moratti, il ritiro del primo decreto attuativo relativo a scuola dell'infanzia e primo ciclo dell'istruzione, il blocco dei decreti, ancora in fase di definizione, per le scuole superiori, ma anche uno stop alle politiche del Governo contro università e ricerca. Una piattaforma, quella degli organizzatori della protesta, a 360 gradi che chiede anche di sostenere il diritto allo studio e l'accesso ai saperi, punta l'indice contro la precarizzazione del lavoro e i tagli degli organici e del sostegno per gli alunni disabili e reclama un aumento dei finanziamenti e più qualità per scuola, università e ricerca pubblica.
Ragioni sostenute nei giorni scorsi anche in un appello firmato nei giorni scorsi da un centinaio di intellettuali, da Edoardo Sanguineti a Gillo Pontecorvo.
In concomitanza con la manifestazione i Cobas (e anche gli Unicobas) hanno proclamato una giornata di sciopero della scuola. Tantissime le bandiere rosse del sindacato guidato da Piero Bernocchi: «Il Governo è sordo a ogni richiesta, ma la grande maggioranza dei cittadini dice che non vuole le riforme della signora Moratti e il Governo non potrà non tener conto di ciò». «Intanto - ha osservato il leader della Cgil Guglielmo Epifani - il movimento va avanti e la Moratti non riesce a fermarlo». «Si ingrossa dal punto di vista delle adesioni e del numero di scuole che hanno deciso di non ridurre la loro offerta formativa» ha aggiunto Enrico Panini, segretario generale della Cgil scuola che ha aderito alla manifestazione assieme alla Cisl. La Uil ha lasciato gli iscritti liberi di partecipare ma ufficialmente non risulta nell'elenco delle circa 100 sigle che hanno sostenuto la protesta.
La giornata di mobilitazione si è conclusa nel tardo pomeriggio. Il popolo della scuola, complice anche la bella giornata, è sciamato per le vie del centro.

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