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In Puglia e Basilicata

Sanitopoli in Puglia Tra party e coca bloccati i 3 moschettieri

Sanitopoli in Puglia Tra party e coca bloccati i 3 moschettieri
di GIOVANNI LONGO
Uno a Roma (a due passi da via Veneto), Gianpi Tarantini, l'altro a Bari (nel quartiere residenziale di Parchitello), Massimiliano Verdoscia, l'ultimo in Salento (nella masseria di famiglia a Fragagnano) Alessandro Mannarini. I protagonisti dell'estate 2008 in Costa Smeralda, ormai ex amici e divisi tra loro da quanto sono state diffuse le notizie sull’indagine, sono ai domiciliari. (nella foto da sinistra: Verdoscia, Tarantini, Mannarini)
• Le intercettazioni che inchiodano gli indagati

19 Ottobre 2009

di GIOVANNI LONGO

BARI - Chiuso il capitolo «cocaina», con l'arresto di Alessandro Mannarini, la Procura di Bari potrà ora concentrarsi sugli altri due filoni investigativi che ruotano attorno all’impren - ditore barese Gianpaolo Tarantini: quello sulle escort ingaggiate per partecipare a feste esclusive anche in residenze private del premier Silvio Berlusconi e quello sulla presunta corruzione di medici e dirigenti sanitari di alcune Asl per la fornitura di protesi sanitarie commercializzate dalle aziende dei fratelli Tarantini. Gli accertamenti istruttori sul consumo di cocaina durante la vacanza da sballo in Sardegna vissuta «alla grande» dal 12 luglio all’11 settembre 2008 si sono, invece, conclusi. Delle sei persone indagate per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti (tre pusher e tre acquirenti), cinque sono ai domiciliari. 
Solo una, «Nico», il presunto spacciatore che ha confessato di aver venduto a Gianpaolo Tarantini, in diverse occasioni, circa 400 grammi di cocaina, poi portata in Costa Smeralda, è indagato a piede libero. Uno a Roma (a due passi da via Veneto), l'altro a Bari (nel quartiere residenziale di Parchitello), l'ultimo in Salento (nella masseria di famiglia a Fragagnano).

I «tre moschettieri » protagonisti dell'estate 2008 in Costa Smeralda, ormai ex amici e divisi tra loro da quanto sono state diffuse le notizie sull’indagine, sono ai domiciliari. Tutti i tre, secondo l’accusa, hanno mentito proprio sui rifornimenti di droga che ha viaggiato sull’asse Bari-Sardegna. Gianpaolo Tarantini, nel corso del suo interrogatorio di fine luglio, ha sostenuto che la cocaina che allietava le feste vip fosse stata acquistata con soldi suoi, di Verdoscia e di Mannarini. Questi ultimi due hanno risposto il contrario: fu solo Gianpi ad acquistarla e a cederla durante la vacanza nell’estate 2008. Così, Tarantini è stato fermato il 18 settembre scorso e posto ai domiciliari tre giorni dopo; Massimiliano Verdoscia, arrestato il 7 agosto scorso (insieme con uno dei tre pusher indagati, Stefano Iacovelli), è ai domiciliari da quasi due mesi. 

Venerdì scorso, anche l’ultimo dei «tre moschettieri», Alessandro Mannarini, è finito ai domiciliari a seguito di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Bari Vito Fanizzi. La Procura di Bari aveva chiesto il carcere per il 38enne leccese. Durante i suoi interrogatori Mannarini si è sempre difeso affermando di non sapere di aver trasportato la cocaina che era probabilmente nascosta nelle valige che portò da Bari in Costa Smeralda e tra gli arredi utilizzati per rendere ancora più esclusiva la villa da 70mila euro al mese affittata da Tarantini. Nell’interrogatorio davanti al gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola dell’11 agosto scorso, Massimiliano Verdoscia ha detto rispondendo alle domande del magistrato e del procuratore Marco Dinapoli che partecipò all’interrogatorio: «Credo che Tarantini abbia preso un accordo con Alessandro Mannarini il quale si è prestato a trasportare stupefacenti in Sardegna». Verdoscia ha sostenuto di non conoscere la quantità custodita da Tarantini nella cassaforte che si trovava nella stanza di quest’ultimo. «Ho visto con i miei occhi stupefacente nella cassaforte. Tarantini di volta in volta cedeva a me a Mannarini le sostanze stupefacenti». E aggiunse: «Non ho mai contribuito ad acquistare droga custodita nella villa di Tarantini. Io e Mannarini ricevevamo le dosi da Tarantini». 

Il gip nel corso dell’interrogatorio contestò anche una frase riferita proprio da Mannarini agli investigatori: «Ricordo di aver visto cedere droga da Tarantini a tale Vittoria e a Massimiliano Verdoscia». Oltre le dichiarazioni Tarantini e Verdoscia ad indurre la Procura a chiedere l’arresto di Mannarini ci sono anche le dichiarazioni rese dal presunto spacciatore «Nico». Lo spacciatore di fiducia di Tarantini, interrogato dal pm Giuseppe Scelsi nel settembre scorso, avrebbe smentito la ricostruzione dei fatti fornita agli inquirenti prima da Tarantini e poi da Mannarini. In un’occasione, ha spiegato il commerciante di abbigliamento barese, Mannarini «ritirò una fornitura» dal suo negozio nel centro di Bari per conto dell’imprenditore. Mannarini, interrogato il giorno prima di Nico, aveva invece sostenuto di non conoscere il pusher e di aver mai acquistato cocaina nè per sè nè per conto di altri. Fatti sui quali la magistratura ha svolto accertamenti facendo arrestare prima Tarantini e poi Mannarini. 

Nei confronti di «Nico» il pm inquirente Giuseppe Scelsi, di recente affiancato nelle indagini dalla collega della Dda Eugenia Pontassuglia e dal pm Ciro Angelillis, non ha ritenuto ci fossero le esigenze cautelari. Discorso diverso, invece, per Mannarini che entro lunedì 26 sarà interrogato. Mannarini, per parte di madre appartenente ad un’antica famiglia magliese (suo padre è un imprenditore tarantino), nell’e s t at e 2008 fu assunto da Tarantini e trascorse con l’imprenditore le vacanze estive nella favolosa villa in Costa Smeralda, affittata da Tarantini. Il 38enne, secondo l’accusa, ha concorso con Tarantini e con gli altri due indagati (il pusher Stefano Iacovelli e Verdoscia, dipendente del gruppo Tarantini) nel reato di detenzione ai fini di spaccio di un ingente quantitativo di cocaina, acquistata a Bari durante i fine settimana.
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