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In Puglia e Basilicata

Miracoli all'Asl di Bari: in 58 assunti «perchè non riescono a guarire»

Miracoli all'Asl di Bari: in 58 assunti «perchè non riescono a guarire»
BARI - Settanta persone che non rispondevano ai trattamenti medici nel 2007, la Asl di Bari, pensò di guarirli dando loro un posto di lavoro a tempo indeterminato. Nel campionario dei modi creativi con cui è stato gestito il sistema sanitario pugliese, questo è il più particolare: 58 assunzioni che alla fine la Asl è stata costretta a revocare. Perché far passare per disagiata gente che stava benissimo, tanto da potersi iscrivere a un partito, era decisamente troppo.

18 Ottobre 2009

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Il problema, effettivamente, sembrava serio. Settanta persone che non rispondevano ai trattamenti medici, team di psicologi impotenti di fronte a patologie che sembravano incurabili. Ed ecco che nel 2007, alla Asl di Bari, qualcuno ebbe l’idea: li guariremo, scrissero, dando loro un posto di lavoro a tempo indeterminato. Nel campionario dei modi creativi con cui è stato gestito il sistema sanitario pugliese, questo è il più particolare: 58 assunzioni che alla fine la Asl è stata costretta a revocare. Perché far passare per disagiata gente che stava benissimo, tanto da potersi iscrivere a un partito, era decisamente troppo.

Facciamo un salto a novembre del 2007, quando la Asl di Bari rinnova i suoi tirocini formativi con la firma del subcommissario Rocco Canosa. Si tratta di uno strumento con cui è possibile avviare al lavoro persone svantaggiate che poi – in determinate condizioni – possono essere assunte: la scelta dei beneficiari deve avvenire con un bando pubblico. Alla Asl di Bari, invece, la lista dei tirocinanti fu fatta su «segnalazione» di alcuni medici, e forse di qualcun altro.

Prima di arrivare alle assunzioni, dunque, c'era da risolvere questo problema. Come giustificare il fatto di essersi «dimenticati» il bando pubblico? Ci pensa un parere di 11 pagine steso dalla Struttura burocratico legale ex Ausl Ba/2. Un vero capolavoro che – prendendola un po' alla lontana – sembra suggerire al legislatore la soluzione definitiva per tutte le patologie incurabili. «La urgenza di ricorrere alle forme di inserimento lavorativo essenzialmente come percorso terapeutico (…) è legata alla gravità delle patologie stesse; la insostituibilità di tali interventi terapeutici in aggiunta ai protocolli farmaceutici è sostanzialmente legata alla insufficienza di questi».

E dunque? «La giurisprudenza si è già occupata in sede di applicazione del precetto di cui all'art. 32 Cost. della deroga a protocolli istituzionali, laddove, in presenza della gravità della patologia rispetto al valore “vita”, dell'urgenza di ricorrere a forme alternative di cura ancorché non rientranti nei prontuari farmaceutici ufficiali e della insostituibilità di tali cure, si è potuto neutralizzare quelle forme ostative di tipo strettamente burocratico-amministrative pur di raggiungere tali virtuosi obiettivi». Le «forme ostative di tipo strettamente burocratico-amministrative», secondo gli illuminati giuristi della Asl, sarebbero i bandi pubblici. Che si possono pure dimenticare («neutralizzare») di fronte a cure che non funzionano: perché un posto di lavoro, si sa, è una medicina universale. 

E’ un po’ come se a un candidato sindaco sconfitto e caduto in depressione, la Asl dovesse garantire una poltrona di primo cittadino, ovviamente senza passare dalle elezioni. Oppure se a un allenatore di calcio trombato e che non dorme più, l'Asl dovesse garantire una nuova panchina.

Ma torniamo alla storia. A partire da maggio 2008 partono i tirocini formativi per 70 persone: sono (dovrebbero essere) disagiati psichici o ex tossicodipendenti. Che evidentemente non sono tutti uguali, perché a fine anno l'Asl ne assume solo 56 più altri 6 che non si sa bene da dove saltino fuori. A tutti gli altri viene detto che i tirocini termineranno ad aprile 2009. Poi, arrivederci e grazie.

E così sul tavolo del direttore generale della Asl e sulla scrivania di Vendola cominciano ad arrivare alcune lettere di protesta, che la «Gazzetta» ha esaminato e che raccontano una storia singolare. Molti degli assunti, dicono gli esclusi firmandosi con nome e cognome, godono di ottima salute. Qualcuno di loro, accusano, è stato inserito nell'elenco su segnalazione di certi sindacalisti. Un tirocinante, messo a lavorare in un laboratorio di falegnameria, svela che il suo compito era aggiustare i mobili portati lì da un dirigente della Asl. E quei 6 «aggiunti» alla lista degli assunti figurano in un foglio Excel (di cui la «Gazzetta» ha avuto copia) il cui titolo è PD_Puglia_2007. Sembrerebbe la lista degli iscritti al partito in occasione delle primarie.

Insomma, un bel pasticcio. Tanto che lo scorso aprile (con la delibera 955) il direttore generale della Asl ferma tutto. Annulla i contratti di assunzione («inficiati da nullità per violazione delle richiamate norme imperative») e manda le carte all'ufficio provinciale del lavoro. A oggi, nessuno si è azzardato a fare ricorso.

È interessante notare che la delibera iniziale, quella del 2007, porta la firma di Rocco Canosa, oggi direttore generale della Asl Bat. È lo stesso manager che, come la «Gazzetta» ha già raccontato, ha bandito a Barletta le 22 borse di studio assegnate per tre anni alle stesse 7 persone. Il manager che ad aprile ha annullato tutto è invece Lea Cosentino, dimissionata dalla Regione dopo il suo coinvolgimento nell'indagine su Tarantini: il fascicolo penale va verso l'archiviazione ma, ha spiegato l'assessore Fiore, la Cosentino ha «violato il rapporto di fiducia».

Intanto i veri disagiati psichici inseriti nel famoso elenco (sì, qualche vero bisognoso c'era) sono ancora a spasso. Sempre disperati, ma senza tessere di partito.
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