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In Puglia e Basilicata

Con il Federalismo meno fondi al Sud

Con il Federalismo meno fondi al Sud
E' quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Ipres sull'impatto della riforma sulla società pugliese. Il lavoro è frutto della convenzione tra il Consiglio regionale e l’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali. «Lo studio – afferma il presidente del Consiglio pugliese, Pietro Pepe – è ora a disposizione del governo e dei consiglieri regionali. E’ mio auspicio che alla vigilia della definizione dei decreti attuativi, possa divenire un momento di riflessione pacata e senza pregiudizi da parte dell’Assemblea legislativa regionale»

17 Ottobre 2009

BARI - Con il federalismo meno fondi al Mezzogiorno e alla Puglia in particolare: è quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Ipres sull'impatto della riforma sulla società pugliese. Il lavoro è frutto della convenzione tra il Consiglio regionale e l’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali, presieduto da Nicola Di Cagno. 
«Lo studio – afferma il presidente del Consiglio pugliese, Pietro Pepe – è ora a disposizione del governo e dei consiglieri regionali. E’ mio auspicio che alla vigilia della definizione dei decreti attuativi, possa divenire un momento di riflessione pacata e senza pregiudizi da parte dell’Assemblea legislativa regionale». 

La simulazione dell’Ipres prende in esame sia le spese primarie (sanità, assistenza sociale ed istruzione), sia quelle secondarie e fornisce un quadro completo degli effetti che la legge delega potrebbe produrre sulle Regioni a statuto ordinario, in relazione ad entrambe le tipologie di spese. 
Nel dettaglio, la ricerca mostra come la spesa per funzioni fondamentali (spese primarie), che si aggira, al livello nazionale, sui 116 miliardi di euro, possa essere finanziata con una compartecipazione al gettito Iva dell’84,95% ed una addizionale Irpef del 3,81%. Per quanto riguarda la Regione Puglia, il fabbisogno per spese primarie (7,6 miliardi di euro) troverebbe copertura finanziaria per 256 milioni nella compartecipazione Iva, per circa 1,3 miliardi nell’addizionale Irpef e per circa 6 miliardi nel trasferimento perequativo. 

Con riferimento alle spese secondarie (stimate, al livello nazionale, pari a 6,7 miliardi di euro), la simulazione si fonda sull'ipotesi di tre diversi livelli di perequazione: totale, parziale all’80% e parziale al 50%. I risultati dello studio mostrano come il sistema perequativo previsto dalla legge determinerebbe per il Mezzogiorno d’Italia una notevole riduzione di risorse pro-capite rispetto al riparto storico, indipendentemente dal livello di perequazione adottato. In particolare la Regione Puglia, a fronte di un trasferimento da sopprimere pari a 168 euro pro-capite, otterrebbe, nell’ipotesi di perequazione parziale all’80%, un trasferimento di 126 euro pro-capite (- 42 euro). Nell’ipotesi di perequazione parziale al 50% (che appare più probabile) otterrebbe, invece, un trasferimento di 113 euro pro – capite (- 55 euro). 

«I risultati che emergono dallo studio dell’Ipres, – afferma Pepe – che vanno comunque analizzati con cautela, ci fanno riflettere sulla necessità di porre grande attenzione al fondo perequativo. La ricerca, quindi, rappresenta un’occasione per avviare una riflessione seria e consapevole sui possibili effetti della legge 42/09».
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