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Confiscato a Grumo il più grande impianto compostaggio Europa

Confiscato a Grumo il più grande impianto compostaggio Europa
BARI - E' giunto oggi al termine il processo penale di primo grado sulla vicenda della cosiddetta "Astronave di Grumo", il più grande impianto di compostaggio d'Europa definoto la “Punta Perotti della Murgia”, di proprietà della società Prometeo 2000. Il Tribunale di Bari, sezione di Modugno (Giudice monocratico dott. Francesco Mattiace), ha riconosciuto che per i reati contestati ai sei imputati è intervenuta la prescrizione, ma ha disposto la confisca al patrimonio pubblico del megaimpianto in costruzione in quanto lo ha giudicato abusivo e fuori legge come appunto sosteneva la pubblica accusa (Pm: Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro).

16 Ottobre 2009

BARI - E' giunto oggi al termine il processo penale di primo grado sulla vicenda della cosiddetta "Astronave di Grumo", la “Punta Perotti della Murgia”, di proprietà della società Prometeo 2000.

Il Tribunale di Bari, sezione di Modugno (Giudice monocratico dott. Francesco Mattiace), ha riconosciuto che per i reati contestati ai sei imputati è intervenuta la prescrizione, ma ha disposto la confisca al patrimonio pubblico del megaimpianto in costruzione in quanto lo ha giudicato abusivo e fuori legge come appunto sosteneva la pubblica accusa (Pubblici Ministeri Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro).

Il processo è durato poco più di un anno e doveva accertare le responsabilità penali per la costruzione dell'impianto di trattamento dei rifiuti che sorge a Grumo, al confine con il territorio di Altamura, a ridosso del Parco dell'Alta Murgia, in zona a protezione speciale (ZPS) e sito di interesse comunitario (SIC). La famigerata "Astronave" destinata a diventare probabilmente il più grande impianto del genere d'Europa, autorizzato nel 2000 dalla giunta provinciale al trattamento giornaliero di 800 tonnellate di rifiuti (500 di soli fanghi), tra cui rifiuti speciali delle industrie conciarie e tessili come i fanghi contenenti cromo.

LA STORIA:
Il processo era inziato nel 2007. Sul banco degli imputati, sei persone, accusate, a vario titolo dal pool della Procura di Bari (Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro) di aver realizzato la famosa «astronave», destinata a diventare uno dei più grandi impiati europei per il trattamento di rifiuti (800 al giorno), compresi quelli speciali delle concerie, a ridosso del parco dell’Alta Murgia, al confine del territorio di Altamura.

Una vicenda, per i magistrati, caratterizzata da una serie di irregolarità.

A giudizio, quindi, gli amministratori delle società Tersan Puglia e Prometeo 2000 (Silvestro, Leonardo e Claudia Delle Foglie), il progettista e direttore dei lavori (Carmine Carella) e due dirigenti pubblici (Giovanni Marano, del servizio rifiuti della Provincia e Luca Limongelli, del settore ecologia della Regione) che avevano dato il via libera all’impianto.

L’impianto sarebbe stato costruito - è la tesi della Procura - su un suolo del tutto inedificabile e, comunque, senza le necessarie autorizzazioni. Così facendo è stata distrutta la bellezza naturale di luoghi compresi nell’area protetta «Murgia Alta» designata come Zona di protezione speciale e come Sito di importanza comunitaria. Il tutto sulla base di un procedimento amministrativo di autorizzazione ritenuto incompleto ed illegittimo.

Non sono ancora emerse, però, le gravi responsabilità politiche dei vertici istituzionali di provincia, regione e comuni le prime due, più l’amministrazione di Grumop e il Wwf si sono costituite parti offese), che hanno avallato scelte e decisioni.

Anzi, soprattutto la coalizione che guida questa amministrazione provinciale, nonostante le promesse fatte in più di una campagna elettorale di decidere sull’annullamento dell’autorizzazione rilasciata nel 2000, non si è mai espressa. Un silenzio vergognoso dietro il quale, evidentemente, si potrebbe nascondere quacos’altro, Si spera che il processo possa far luce anche su eventuali livelli di omissioni o di complicità. 

Ll’«astronave» è ben visibile sulla strada che porta ad Altamura, monumento alla scarsa sensibilità ambientale di chi pensa al territorio solo come una cosa da sfruttare e non ad una risorsa da valorizzare.
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