Mercoledì 17 Agosto 2022 | 17:58

In Puglia e Basilicata

Bimba vive con metà cervello è ha una vita quasi normale

Bimba vive con metà cervello è ha una vita quasi normale
OSTUNI (BRINDISI) - La scoperta è stata pubblicata ieri su «The New England Journal of Medicine», una delle riviste scientifiche più accreditate nel panorama sanitario internazionale. La bimba che «presenta una grande cisti porencefalica nell'emisfero sinistro, con estensione nei lobi frontale, temporale e occipitale» è stata segnalata allIstituto di ricerca, ricovero e cura «E. Medea» - La Nostra Famiglia» di Ostuni

16 Ottobre 2009

OSTUNI (BRINDISI) - Una bambina di 2 anni, con una vita quasi normale, ma che, in pratica, vive solo con metà cervello. La scoperta è stata pubblicata ieri su «The New England Journal of Medicine», una delle riviste scientifiche più accreditate nel panorama sanitario internazionale. La bimba che «presenta una grande cisti porencefalica nell’emisfero sinistro, con estensione nei lobi frontale, temporale e occipitale» è stata segnalata all’Irccs (Istituto di ricerca, ricovero e cura) «E. Medea» - La Nostra Famiglia» di Ostuni, per difficoltà nell’uso di una mano e difficoltà nel cammino. 

Attraverso una serie di valutazioni mediche gli specialisti hanno delineato, in un primo momento, un funzionamento emotivo, comportamentale e sociale nella norma, con lievi difficoltà che riguardano il linguaggio e la manualità. Un funzionamento tale, tutto sommato, da lasciare presupporre possibili, lievi anomalie nello sviluppo cere brale. La sorpresa è arrivata con le immagini di risonanza magnetica encefalica e angio risonanza cui la bambina viene sottoposta. Queste mostrano una realtà molto differente: non si tratta di lievi anomalie, ma di una disfunzione che riguarda quasi un emisfero intero. La risonanza magneticaencefalica rivela infatti «una grande cisti poroencefalica che coinvolge praticamente tutto l’emisfero di sinistra con risparmio esclusivamente del nastro corticale in regione fronto-basale, temporale anteriore e temporale mesiale, talamo e nuclei della base». 

Non solo: l’esame di angio risonanza dell’encefalo e dei vasi al collo evidenzia «una brusca, netta riduzione di flusso sia dell’arteria cerebrale media sia dell’arteria cerebrale posteriore di sinistra e coesistente ipoplasia del tratto “a1” dell’arteria cerebrale anteriore». Tuttavia, nonostante il vistoso danno cerebrale, lo sviluppo neurologico risulta relativamente preservato: la piccola paziente infatti presenta solo una «lieve spasticità all’emisoma destro, un lieve disturbo dell’ar - ticolazione della parola» e anche «capacità di comprensione adeguate all’età». È come aspettarsi, insomma, che una fabbrica continui a produrre manufatti nello stesso numero, nella stessa perfezione, nello stesso tempo, pur avendo a disposizione la metà dei suoi soliti operai. 

Perché, di fatto, la bambina con un solo emisfero ha avuto uno sviluppo neuromotorio che l’ha portata a vivere in una maniera solo lievemente disfunzionale e, comunque, in un modo che nessuno avrebbe potuto immaginare. Come? «Probabilmente con un concetto di efficienza che non corrisponde al nostro – è la risposta -. Perchè l’altra parte del cervello e le zone del cervello sane hanno messo a disposizione tutte le risorse (neuroplasticità) per compensare quella malata o ass ente. Al Polo scientifico di Ostuni dell’Irccs «E. Medea» e all’Università degli Studi di Bari va ascritto il merito della scoperta: il dottor Antonio Trabacca, direttore dell’unità operativa complessa di neuroriabilitazione 1 del Polo Ostuni, e la dottoressa Franca Di Cuonzo, dell’unità operativa di neuroradiologia dell’Università di Bari ne hanno pubblicato i risultati. 

Il valore di un modo di fare ricerca in neuroriabilitazione che prevede l'utilizzo di tecniche innovative, quali il «neuroimaging», che porta a risultati utili per la riflessione sui processi cerebrali che sottendono lo sviluppo neuropsicomotorio dell’uomo è quello che emerge dalla pubblicazione. Una modalità di fare ricerca che si sviluppa grazie ad un atteggiamento di curiosità scientifica che non si accontenta di ciò che osserva, ma che sul dato osservato si pone domande, formula ipotesi, le verifica, le riformula. 

«La ricerca applicata alla clinica – sottolinea il responsabile del lavoro, Antonio Trabacca – si gioca su un equilibrio difficile da mantenere: dall’attenzione alla persona che ha il problema, al prendersi cura di lei, all’attenzione ai processi sottostanti, ai deficit che potrebbero essere all’origine di quel problema stesso. 
Un tipo di ricerca, che arriva, a volte, ad un risultato come questo, incredibile sia da un punto di vista scientifico e, per chi sa leggerlo, anche da un punto di vista esistenziale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725