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In Puglia e Basilicata

Su Puglia e Basilicata "incombono" 16 casinò

Su Puglia e Basilicata "incombono" 16 casinò
di ANTONIO BIASI 
Il decreto legge di Michela Brambilla (la rossa ministra del Turismo) punta ad aprire una sala per il gioco d'azzardo negli alberghi a 5 stelle, perché così - secondo lei - si rilancerebbe il turismo. Il provvedimento doveva essere discusso ieri, ma è stato rimandato al prossimo consiglio dei ministri. Se verrà approvato, l’Italia potrebbe ritrovarsi con 232 casinò in più, tanti sono infatti i 5 stelle in Italia (14 in Puglia e 2 in Basilicata)
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16 Ottobre 2009

BARI - Casinò negli alberghi a 5 stelle per rilanciare il turismo. È il vecchio pallino di Michela Brambilla già prima che diventasse ministro della Repubblica, al dicastero del Turismo. La rossa del Parlamento italiano, rossa solo di capelli, ritiene che sia la strada giusta per dare nuova linfa alla nostra industria delle vacanze che, per colpa della crisi globale, ha perso il 4%, comunque meno di Francia (-14) e di Spagna (-10). 

L’opinione della Brambilla è che proprio questi Paesi, insieme con la Slovenia, drenino i turisti col pallino del gioco. Lì le legislazioni sono molto più permissive rispetto a quella italiana che è invece estremamente restrittiva. I nostri casinò sono solo quattro: Venezia, Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo. Il decreto legge su questo e altri progetti della Brambilla per rilanciare il turismo, doveva essere discusso ieri, ma è stato rimandato al prossimo consiglio dei ministri, anche perché la gestione della case da gioco è di competenza del ministero dell’Economia e bisogna concertare il provvedimento. Se verrà approvato, l’Italia potrebbe ritrovarsi con 232 casinò in più, tanti sono infatti i 5 stelle in Italia (14 in Puglia e 2 in Basilicata). 

Gli operatori del settore hanno accolto con una certa freddezza l’idea della Brambilla: c’è chi ricorda che il settore delle case da gioco, stretto dai casinò on line, sta soffrendo anche nelle capitali mondiali dell’azzardo. C’è poi chi ritiene che l’aumento di presenze negli hotel sarebbe marginale. C’è ancora chi teme l’assalto della criminalità organizzata. C’è chi, infine, come il barese don Alberto Urso, segretario nazionale della Consulta nazionale antiusura, paventa ulteriori rischi di indebitamento per le famiglie. Sino a quando la proposta della Brambilla sarà solo una proposta non la si potrà giudicare nei dettagli, ma va detto che la richiesta dell’aper - tura di nuove case da gioco si ripropone da molto tempo e una risposta il governo deve pur darla. Certo pensare a ben 232 nuove case da gioco può spaventare, ma è chiaro che non è a questo che punta il ministro. Buona parte delle strutture ricettive a cinque stelle italiane sono di dimensioni medio piccole. Ovviamente, non è lì che potranno essere aperti i casinò. Per farlo sono indispensabili hotel di dimensioni medio-grandi: anche perché il progetto della Brambilla prevede che possano essere ammessi ai tavoli verdi solo i clienti dell’albergo. È presumibile, pertanto, che il progetto della Brambilla abbia un respiro più ampio e spinga verso la realizzazione di nuovi alberghi di lusso con dimensioni adeguate e spazi sufficienti per ospitare le sale da gioco. Secondo la Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi) i nuovi casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più di presenze annuali alberghiere. Questo può esser vero se si pensa ai piccoli 5 stelle esistenti. Cambia tutto, al contrario, in prospettiva di un rinnovamento delle strutture e del concetto stesso di cliente. In tutto il mondo, i giocatori abituali e di un certo peso economico, la stanza neppure la pagano: gliela offre il casinò. E gli stessi giocatori di «seconda fascia economica» accedono a tariffe invitanti. Ovviamente non di bontà trattasi, ma di incentivo per catturare appassionati da «accompagnare » ai tavoli di roulette e black-jack. La Brambilla è sicura che il suo progetto sarà in grado di rivitalizzare il turismo che anzi, secondo il ministro, sarebbe in grado di autoalimentarsi, dal momento che gli alberghi-casinò dovranno pagare le imposte allo Stato e che una parte di questi soldi verrebbe destinata a un fondo per la promozione dell’offerta turistica di lusso. Per quanto riguarda i rischi di infiltrazioni criminali la Brambila assicura che «queste preoccupazioni sono storicamente superate». 

Di certo il sistema delle case da gioco in Italia, paragonato a quello degli altri Paesi, è arcaico, prova ne sia il percorso ad ostacoli al quale è costretto chi vuole andarci: numero insufficiente, distanza da casa esagerata, controlli lunghi e noiosi. Troppo semplice, al contrario, il percorso verso le bische. Di conseguenza, se i casinò sono davvero il diavolo, allora vanno chiusi pure i quattro che già ci sono. Se invece i casinò non sono il diavolo, in questo caso, la materia va regolamentata in modo più moderno.
di ANTONIO BIASI
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