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In Puglia e Basilicata

D’Alema: «Vendola  in Puglia lanci l’Alleanza per il Sud»

D’Alema: «Vendola  in Puglia lanci l’Alleanza per il Sud»
di GIUSEPPE DE TOMASO
Intervista de La Gazzetta del Mezzogiorno al leader del Partito Democatico. «Dobbiamo andare al voto in Puglia portando avanti l’esperienza politica, nuova, avviata con le amministrative e denominata Alleanza per il Mezzogiorno: un’alleanza che va oltre i confini del centrosinistra. Osservo, però, con una certa preoccupazione che non si sta operando in questa direzione. Vorrei dire a Nichi, a cui riconosco una leadership indiscussa, che non vogliamo scavalcarlo o metterlo in difficoltà. Ma prenda lui l’iniziativa»

14 Ottobre 2009

di Giuseppe De Tomaso

Presidente Massimo D’Alema, la politica sembra impazzita. Mai vista tanta conflittualità, tanto che ora si invoca una tregua. 

Mai come adesso si avverte la necessità del ritorno in campo di una grande, credibile, forza dell’opposizione. C’è stata una lunga parentesi congressuale, che finalmente sta per concludersi. Il Paese ha bisogno di una forza di opposizione in grado di svolgere pienamente la sua funzione, di fronte all’evidente pericolo di sfilacciamento del quadro politico e istituzionale. 

Il Pd si sta avviando alla fase finale del congresso in un clima rovente, da scontro aperto. 

Purtroppo è così. E’ spiacevole che il segretario del nostro partito abbia voluto caratterizzare in un certo modo tutta la sua campagna congressuale, cominciata con l’annuncio che lui si candidava contro quelli-che-c’erano-prima. 

Franceschini l’altro ieri ha detto in sostanza che l’unico difetto di Bersani si chiama D’Alema. 

Se questo è l’unico difetto di Bersani, allora la questione è risolta, visto che si vota per Bersani, non per D’Alema. Anche Franceschini, perciò, dovrebbe votare per Bersani. In ogni caso, non credo che questa esasperazione personalistica gioverà al suo promotore. 

Ma il giornale Europa titola che questo congresso si va evolvendo in un referendum pro o contro D’Alema. 

Non penso che sia così. La verità è un’altra. 

Quale?
Anche in Puglia c’è chi ha pensato di poter impostare il congresso su questa linea, sull’eccesso della personalizzazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Approfitto di questa intervista per ringraziare quelle persone assai numerose, molte delle quali anche al di là delle rispettive convinzioni, che ci hanno voluto testimoniare il loro sostegno. Non credo che una nuova classe dirigente possa affermarsi aggredendo quelli che c’erano prima. Una classe dirigente si afferma per la forza delle proprie idee, al di là degli applausi dei supporter. La gente si aspetta risposte ai problemi reali. Ecco perché la pacatezza di Bersani, il suo sforzo di parlare al Paese, è assai più proficua, anche in termini di aspettative personali. 

E’ piuttosto complicato il percorso delle primarie. O no? 

Abbiamo istituito una commissione per ragionare sulle regole. Ne riparleremo dopo. Non è il momento di fare polemiche.

Ma non si ferma la polemica su partito degli iscritti e partito degli elettori. C’è chi attribuisce più importanza ai primi e chi esalta i secondi. Cosa accadrebbe se alle primarie gli elettori smentissero il responso degli iscritti favorevole a Bersani? 

Ho visto che l’unico a pronunciarsi contro il meccanismo del voto congressuale è stato Franco Marini. Io giudico mal congegnato il sistema del doppio voto. Se a scegliere il segretario devono essere le cosiddette primarie, è necessario regolarle. Negli Usa le primarie sono aperte agli elettori che si iscrivono al partito, non a quelli che passano per la strada. Devono esserci garanzie. Altra considerazione: se si vota nelle primarie, allora non si voti nei circoli. Ho solo cercato di dire che la gente non dovrebbe votare due volte. Il doppio voto è rischioso, anche perché potrebbe sfociare in una sorta di conflitto istituzionale. E’ chiaro che se i due voti dovessero divergere si determinerebbe una situazione anomala. 

Franceschini potrà ribaltare l’esito del voto dei circoli favorevole a Bersani? 

Penso proprio di no. Quella che svolgevo prima era una riflessione soltanto teorica. I sondaggi rilevano che Bersani raccoglie al di fuori del Pd un consenso persino superiore a quello che raccoglie al suo interno. Molto dipenderà, ai fini del risultato, dal numero dei votanti. Se l’affluenza sarà notevole, il risultato sarà conforme a quello dei circoli. 

Si aspettava in Puglia un risultato del 58,7% per Blasi? 

Il risultato, assai significativo, dovrebbe far riflettere una persona amica e intelligente come Michele Emiliano. Lui è assai più popolare nel Pd di quanto appaia dal risultato congressuale, piuttosto modesto, che ha raccolto. Emiliano deve però rendersi conto che questo partito, che gli vuole bene e che lo stima, non lo vuole segretario regionale, semplicemente perché ritiene che questo non sia il suo mestiere. I congressi hanno confermato l’opinione che io stesso gli avevo manifestato, e cioè che il Pd vuole che lui faccia il sindaco di Bari a tempo pieno. Anche perché un uomo che appartiene all’insieme del partito non può diventare il capo di una corrente. 

Emiliano però non intende rinunciare alla sfida per la segreteria. 

Mi dispiace. Ma non posso che continuare a ripetere ciò che dico da mesi. 

Ci potrebbe essere il rischio di una scissione del Pd, in Puglia e a livello nazionale? 

Non credo proprio. 

C’è già una lista in Puglia col nome di Emiliano. 

Non vedo rischi di questo genere. 

A livello nazionale potrebbero arrivare strappi da Rutelli e dai suoi. 

Penso di no, anche se Rutelli ha una posizione personale, particolare, critica. Io dico che con Rutelli ci si deve confrontare. Non si deve divulgare l’idea che Rutelli se ne va. Chi ha cominciato a osservare che se avesse vinto Bersani qualcuno sarebbe andato via dal partito è stato proprio Franceschini, che poi ha accusato me di dire la stessa cosa. Credo che Rutelli resterà, anche perché Bersani non è uomo dello scontro, ma un leader che offre le migliori garanzie per ricostruire un clima unitario attorno a sé. 

C’è chi dice che non si comprendono bene le differenze tra Bersani e Franceschini. 

E’ vero il contrario. Le differenze sono nette. E poi si tratta di decidere se va bene continuare con la linea degli ultimi due anni, oppure se è opportuno cambiare registro. 

Un po’ semplificando, si potrebbe dire che Bersani guardi più verso l’Udc mentre Franceschini guarda più verso Di Pietro. 

Il Pd è il più grande partito d’opposizione. Giocoforza, deve cercare di unire tutte le forze di opposizione, già nelle prossime regionali. Anche perché il più delle volte, in aula, i partiti di opposizione votano in modo analogo. 

Chi sarà il candidato del centrosinistra alla Regione Puglia: Vendola? 

Non lo so. Anche Vendola è consapevole che dobbiamo andare al voto in Puglia non riproponendo il centrosinistra, ma portando avanti l’esperienza politica, nuova, avviata con le amministrative e denominata Alleanza per il Mezzogiorno: un’alleanza che va oltre i confini del centrosinistra. Osservo, però, con una certa preoccupazione che non si sta operando in questa direzione. Vorrei dire a Nichi, a cui riconosco una leadership indiscussa, che non vogliamo scavalcarlo o metterlo in difficoltà. Ma prenda lui l’iniziativa. Del resto, anch’egli ha condiviso il nostro progetto, come dimostra l’impronta che lui ha voluto dare alla giunta regionale, allargando l’alleanza. E’ vero: è in corso il congresso del Pd, e comprendo l’atteggiamento di Vendola di rispetto nei nostri confronti. E di ciò lo ringrazio. Ma ormai siamo in dirittura d’arrivo. E poi i congressi del Pd hanno portato novità rilevanti. Chi sosteneva che Sergio Blasi fosse una sorta di candidato finto, ha dovuto ricredersi. So che Blasi e Vendola, amici fra loro, si sono incontrati. Ecco. Io dico a loro, da persona di servizio (altro che uomo di potere): «Datevi da fare, perché in questo momento manca l’iniziativa politica nel centrosinistra». 

L’Udc chiede un segnale di discontinuità, e non riconosce a priori a Vendola il rango di capo della coalizione. L’Udc sarebbe disposta a discutere su Vendola ricandidato se l’attuale presidente pugliese si presentasse al tavolo solo con lo status di leader di Sinistra e Libertà. E’ così? 

Vendola è il presidente della Regione, nonché la principale personalità del centrosinistra pugliese. Ripeto. Prenda lui l’iniziativa di avviare il dialogo con le forze politiche di impronta meridionalistica. Questa è la via maestra. Poi vedremo quale sarà la risposta di queste forze, se vorranno discutere o no. Penso che non sia saggio procedere attraverso forme ufficiose di discussione politica. 

Sì, ma se lei si trovasse al posto di Vendola che farebbe? 

Chiamerei l’Udc e Io Sud di Adriana Poli Bortone e aprirei il confronto, la discussione. 

Anche con l’Idv di Di Pietro? 

Ovviamente. Fa parte del centrosinistra. Comunque insisto. Il punto di partenza è il confronto politico, poi vengono le candidature. 

Vendola ha già detto che se non sarà lui il candidato presidente chiederà di affidare la scelta alle primarie. 

E’ un discorso valido all’interno del centrosinistra, ma se dobbiamo costruire una stagione politica nuova, anche Vendola ne dovrà discutere con gli altri interlocutori. Se bypassiamo la questione politica rischiamo di generare una grande confusione. La domanda preliminare è: che tipo di esperienza politica vogliamo portare avanti? Se volgiamo continuare solo con il centrosinistra non c’è bisogno di primarie: il candidato è Vendola. Se invece vogliamo costruire qualcosa di più ampio dobbiamo discutere con gli altri. Anche perché l’Alleanza per il Mezzogiorno nasce come risposta alle politiche nazionali del governo, del tutto negative per il Sud. La Puglia si è già dimostrata un piccolo laboratorio, in tal senso, nel corso delle ultime amministrative. Non è solo questioni di numeri, ma di progetti: offrire alla Puglia e al Sud l’opportunità di consolidarsi come laboratorio politico di un nuovo meridionalismo. 

Che farà Vendola? 

Lui, che è intelligente, sa che questa è la posta in gioco e che nessuno vuole costruire alle sue spalle qualcosa contro di lui. E’ giunto il momento di promuovere un’iniziativa politica. Del resto si tratta di rilanciare un processo politico già avviato con successo alla Provincia di Brindisi e al Comune di Bari. Non facciamolo cadere. 

Ultima domanda. Non è che il bipolarismo italiano sia solo di tipo padronale (Berlusconi e De Benedetti) e che gli scontri «politici» di questi mesi vadano letti attraverso questa lente? 

La crisi mondiale ha riproposto il tema della riscoperta della politica. La gestione padronale del centrodestra comincia a dare segni di fatica. Deve tornare in campo la politica. A questo serve e deve servire il congresso del Pd. 

Non è De Benedetti il vero leader del centrosinistra? 

No. Assolutamente. Il centrosinistra ha una leadership politica. Io rispetto le battaglie giornalistiche, il coraggio di un’informazione libera che dice la verità. Ma noi non possiamo essere la proiezione politica di un giornale. Siamo un partito. Abbiamo un’altra missione. Ognuno deve fare il suo mestiere. La confusione tra impresa, informazione e politica regna sovrana dall’altra parte, nel campo berlusconiano, di sicuro non da noi.
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