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In Puglia e Basilicata

Due nuovi film di Sciarra "ciak" dal Petruzzelli al Pd

Due nuovi film di Sciarra "ciak" dal Petruzzelli al Pd
di OSCAR IARUSSI 
Il regista barese Maurizio Sciarra vive a Roma ma è tornato a casa più e più volte per raccontare le fasi decisive della ricostruzione del teatro della sua città nel documentario Chi è di scena: il Petruzzelli torna a vivere. Sciarra, inoltre, figura nella dozzina di registi che stanno girando in tutta Italia Frammenti di un discorso democratico, titolo provvisorio di un film sul Pd, che parafrasa un celebre libro di Roland Barthes sull’amore, ed è prodotto dalla Red Tv d’ispirazione dalemiana

14 Ottobre 2009

Sotto il segno della memoria. È il tratto comune dei due lavori più recenti - anzi, in corso - del regista barese Maurizio Sciarra. Cinquantaquattro anni, gli ultimi trenta vissuti a Roma e sui set, Sciarra è autore fra l’altro di La stanza dello scirocco (1997), Alla rivoluzione sulla due cavalli (Pardo d’oro al Festival di Locarno 2001) e Quale amore tratto da Tolstoj nel 2006. 

Il Nostro nell’ultimo anno e mezzo è tornato a casa più e più volte per raccontare le fasi decisive della ricostruzione del teatro della sua città nel documentario Chi è di scena: il Petruzzelli torna a vivere. E, come se non bastasse quel viaggio in una ferita aperta dal rogo del 27 ottobre 1991, Sciarra ha aderito con la medesima passione all’idea di un viaggio nel presente. Egli figura infatti nella dozzina di registi che stanno girando in tutta Italia Frammenti di un discorso democratico, titolo provvisorio di un film sul Pd, che parafrasa un celebre libro di Roland Barthes sull’amore, ed è prodotto dalla Red Tv d’ispirazione dalemiana. 

Lo stesso Sciarra, Antonietta De Lillo, Wilma Labate, Marco Amenta e altri colleghi più giovani - che hanno volontariamente rinunciato al compenso - sono in questi giorni nelle sedi del Pd per testimoniarne umori, dubbi, speranze, simboli alle pareti e nei cuori, un po’ sulla falsariga di quanto fece Nanni Moretti nel 1990 in La Cosa durante la transizione dal Pci al Pds. 

A Sciarra è toccato il Pd barese, con base nella storica sezione ex Pci «7 novembre», quartiere «Madonnella», oggi duecento iscritti e cento votanti nella prima fase delle «primarie» che andranno a compimento col voto aperto ai simpatizzanti il prossimo 25 ottobre. 
Sciarra, cominciamo dal Petruzzelli. C’era anche la sua macchina da presa lo scorso 4 ottobre per il concerto inaugurale? 
«No, semplicemente perché non doveva esserci. Il film è prodotto dal Commissariato per la ricostruzione istituito dalla Presidenza del Consiglio, commissario Angelo Balducci, ed è stato concepito per seguire le fasi della ricostruzione fino alla riconsegna del teatro alla città, ovvero alla Fondazione Petruzzelli. Non a caso, l’ultima immagine è del nutrito gruppo che si è speso con generosità in quest’impresa: tecnici, operai, macchinisti, decoratori, restauratori, artigiani... Sono loro ad applaudire dal palcoscenico il Petruzzelli rinato e vuoto, in attesa del pubblico dopo diciotto anni». 
Commovente. 
«Sì, innanzitutto ha commosso me. Come d’altronde il rivedere durante il montaggio la truccatrice Anna Costanzo, assassinata in circostanze ancora misteriose. Fra i tanti intervistati, Anna è una delle presenze più accorate e più desiderose di tornare al lavoro dietro le quinte del Petruzzelli che sentiva “suo” a tutti gli effetti. Ma anche i rappresentanti istituzionali - Emiliano, Godelli, Onofrio Sisto e gli altri - nel film dimostrano una palpabile volontà di rinascita e non solo teatrale». 
Altre emozioni forti? Per esempio c’è Giovanni Pastoressa. È il «signore del palcoscenico» che ha formato più di una generazione di addetti alla macchina teatrale. 
«Come poteva mancare Pastoressa? Racconta della volta in cui offrì il braccio a Rita Hayworth per accompagnarla sul palco e molte altre storie. E i macchinisti o gli attrezzisti, poco più che ragazzi nel 1991, gli rendono omaggio. Uno di loro confessa: “Ci stiamo scrollando di dosso solo adesso un po’ della polvere di allora... Della cenere”. Io personalmente ho vissuto una delle emozioni più intense della mia vita il giorno in cui ho visto issare il sipario. Mi sentivo come Alberto Sordi in Polvere di stelle, quando con la Vitti e gli altri attori, durante la guerra, s’inchina al cospetto del Petruzzelli. Ho montato un paio di sequenze di Sordi nel documentario, che s’avvale di materiali di repertorio grazie alla collaborazione dell’Istituto Luce». 
Quale distribuzione avrà «Chi è di scena»? 
«Mi auguro possa diventare un evento a cavallo dell’inaugurazione della stagione, il 6 dicembre, e non certo per motivi mondani». 
E perché? 
«Perché Chi è di scena mostra il quadro di un cantiere perfetto, d’una Puglia efficiente, di un Sud puntuale, di una Bari coraggiosa e virtuosa». 
Pd now! 
« L’idea è di fotografare un partito nel momento storico del suo primo congresso. Comunque la si pensi, è una stagione irripetibile nella quale iscritti, militanti, elettori si confrontano, si dividono e si ricompongono intorno alle tre mozioni di Franceschini, Bersani e Marino. Forse spaccano il capello in quattro, ma ve ne fossero di più di persone così». 
Così, come? 
«Gente normale, uomini e donne autentici, che vedi per strada: un tessuto connettivo del Paese. A me pare importante». 
Al quartiere Madonnella cosa ha trovato? 
«In sezione ci sono sia gli irriducibili della politica sia i testimoni di un tempo nuovo. Io alla “7 novembre” son cresciuto e mi ha fatto piacere ritrovare là, chessò, Niki Muciaccia, che ha portato il saluto da presidente della circoscrizione. Ma sa cosa mi ha sorpreso? A presentare la mozione Bersani, un leader ex Pci, è stata la professoressa Rosina Basso, che conosco da sempre come democristiana. Vuol dire che c’è un certo amalgama fra le culture politiche del Novecento confluite nel Pd. Se non è un partito nuovo questo, quale lo sarà mai?»
di OSCAR IARUSSI 
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