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In Puglia e Basilicata

Fornitura all'Ilva maxi truffa da 40 milioni di euro

Fornitura all'Ilva maxi truffa da 40 milioni di euro
di MIMMO MAZZA
TARANTO - Lievitano le cifre, si allarga la possibile mappa dei coinvolti. Giornata di incontri e di confronti ieri all’Ilva, sull’asse Milano-Taranto, per definire le mosse da compiere per fare piena luce sulla gestione delle forniture nel settore elettromeccanico.Gestione che sarebbe costata all’Ilva, per via di un perverso rapporto che si sarebbe instaurato tra alcune ditte e chi si occupava degli acquisti, addirittura 40 milioni di euro in più, almeno stando alle ultimissime stima, rispetto ai prezzi di mercato. 
 

13 Ottobre 2009

di MIMMO MAZZA

Lievitano le cifre, si allarga la possibile mappa dei coinvolti. Giornata di incontri e di confronti ieri all’Ilva, sull’asse Milano-Taranto, per definire le mosse da compiere per fare piena luce sulla gestione delle forniture nel settore elettromeccanico.

Gestione che sarebbe costata all’Ilva, per via di un perverso rapporto che si sarebbe instaurato tra alcune ditte e chi si occupava degli acquisti, addirittura 40 milioni di euro in più, almeno stando alle ultimissime stima, rispetto ai prezzi di mercato.

Come anticipato dalla Gazzetta, il gruppo Riva ha acceso i riflettori sulla vicenda, affidando ad una società di revisione, la Kpmg Italia il compito di verificare le procedure seguite nella divisione acquisti, che ha basi a Taranto e Milano, per approvvigionarsi del materiale necessario al funzionamento dello stabilimento siderurgico tarantino. L’esito dei primo accertamenti, avviati all’inizio dell’anno, sarebbe stato devastante al punto da far decidere al patron del siderurgico Emilio Riva azioni molto forti.

Oltre all’affidamento dell’incarico ad una delle società leader nella gestione delle aziende e nella verifica delle strategie, Riva ha dato mandato ai suoi legali di predisporre un esposto da presentare in Procura, esposto già abbozzato e ieri al centro di un confronto tra la proprietà e i legali. L’esposto potrebbe arrivare già nelle prossime ore sul tavolo del procuratore capo Franco Sebastio.

La truffa milionaria ai danni del titolare della più grossa impresa del territorio, capace di impiegare stabilmente circa 13mila dipendenti, sarebbe il frutto di un meccanismo ben congegnato e altrettanto ben collaudato. Questa clamorosa cresta sulla spesa, stando a quanto si dice, vedrebbe protagonisti quattro grosse imprese (una della provincia di Taranto e tre del Nord) che forniscono, sin da prima della privatizzazione, materiale elettromeccanico alla grande acciaieria ma anche qualche «gancio» interno allo stabilimento. Si parla di una ventina di dipendenti, in qualche maniera interessati agli acquisti all’esterno, che negli ultimi giorni, stando ad indiscrezioni attendibili, sarebbero stati messi in libertà. Ma il numero dei coinvolti sarebbe molto più ampio.

Il calo della produzione dell’acciaio accusato nell’ultimo anno ha portato i manager del gruppo a rivedere la catena dei costi e a fare alcune comparazioni con quanto si spende normalmente sul mercato per assicurarsi le forniture ora finite sotto i riflettori. Facendosi i conti in tasca, Riva avrebbe notato una macroscopica sporporzione tra le forniture che arrivano in azienda e la cifra pagata alla consegna della merce. Incrociando i numeri, l’imprenditore lombardo avrebbe scoperto di aver speso molto di più di quanto sarebbe stato possibile con una attenta politica di gestione. Dopo una prima serie di controlli a campione, la verifica delle spese starebbe riguardando ora i conti dei magazzini di ogni reparto e ogni unità produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto.

A maggio scorso, quando la vicenda è arrivata ai vertici aziendali, è dunque partita la decisione di bloccare tutti i pagamenti e avviare ogni tipo di verifica, compresa ora anche la possibile appendice penale, per ricostruire tutto l’accaduto, accertare eventuali responsabilità, capire che tipo di legame si era creato tra chi forniva la merce e chi firmava i contratti e teneva i rapporti con le ditte, e punire i responsabili.

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